Mercoledì 15 Dicembre 2010 09:12

Oltre la (s)fiducia. Il mondo politico è pronto per ripartire?

Autore:  Angelica Stramazzi

14 Dicembre, il giorno dopo. Il pallottoliere è fermo su un dato: 314 contro 311.

Il governo incassa la fiducia e supera uno dei giorni più intensi della sua vita parlamentare . Defezioni, tradimenti, conte e “ripescaggi”: tutto questo ha caratterizzato le settimane scorse e, dopo aver teorizzato scenari e alternative possibili, non ci resta che riflettere su cosa accadrà di qui a qualche mese. Se, infatti, è innegabile che Silvio Berlusconi sia ancora il capo del governo - a volte i numeri in politica acquistano un’importanza indiscussa - occorre focalizzare l’attenzione su cosa avverrà all’interno degli schieramenti politici a lui stesso avversi. Nello specifico, la maggioranza aveva già subito – dallo scorso Luglio in poi – una perdita abbastanza rilevante in termini di sostegno concreto da parte di alcuni suoi esponenti poi traslocati in Futuro e Libertà. Nonostante ciò, aveva cercato – con non pochi sforzi – di sopravvivere a sé stessa, arginando possibili smottamenti al suo interno e conferendo maggior spazio di critica in seno al partito (emblematico, in tal senso, resta il “caso Campania” sollevato dal Ministro Carfagna ).

Tuttavia, ampi spunti di riflessione sono forniti dal fatto che coloro che avevano contribuito ad indebolire – almeno in un primo momento – la dirigenza pidiellina, pagano oggi il peso più grande di un’operazione che – a detta di molti – è stata costruita su fattori personali e non già su questioni squisitamente politiche.

Siliquini, Polidori e Moffa. Questi i nomi dei parlamentari che, in ordine di tempo, hanno gettato sconquasso all’interno della compagine ”futurista”, decretandone, di fatto, uno sfaldamento anticipato e non previsto da nessun esperto di settore. Eppure, a riflettori spenti e con maggior lucidità mentale, le scelte decisive della  (ex)triade  finiana hanno contribuito a far emergere le contraddizioni – finora sottaciute – del gruppo parlamentare di Fli.

Se di sconfitti si deve necessariamente parlare, allora appare chiaro che il tentativo di chiudere la stagione del bipolarismo è fallito, dal momento che i terzopolisti  - nonostante le previsioni – non sono riusciti ad abbracciare una comune posizione. Non solo quindi l’Udc di Casini si dimostra incompatibile con i seguaci di Fini, ma la spaccatura di Futuro e Libertà finisce per generare una considerazione ancor più significativa: mesi di stallo e paralisi parlamentare, spostamenti e riposizionamenti tra schieramenti differenti. Oggi, a conti fatti, la politica si ritrova a dover ripartire e deve farlo da una posizione di avvio più critica e più delicata rispetto a qualche mese fa. Oltre i numeri e le conte, oltre le sconfitte e le vittorie, occorrerà ridefinire strategie ed alleanze, obiettivi e impegni da perseguire. A patto, però, che non si provochi un’ennesima crisi di cui il Paese non ha – francamente – bisogno.

Angelica Stramazzi

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