Giovedì 23 Dicembre 2010 17:12

I consigli inascoltati degli intellettuali “disorganici”

Autore:  Angelica Stramazzi

L’Italia, si sa, è stata da sempre considerata un fecondo e produttivo laboratorio di progetti, tesi, programmi e sperimentazioni di varia natura. Ha conferito i natali a tanti illustri personaggi che, in diversi settori ed ambiti di applicazione, hanno contribuito a migliorare la vita del nostro Paese. Anche a livello politico, i nostri rappresentanti si sono – e per fortuna – spesso avvalsi del contributo di coloro che, non essendo direttamente coinvolti nella gestione della cosa pubblica e quindi del potere, hanno offerto al Palazzo ampio materiale su cui riflettere ed  operare delle scelte.

Che cosa rimane oggi, alle soglie del 2011, della figura del “consigliere del Principe” o del cosiddetto “intellettuale d’area”? Attraverso quali canali e con quali modalità arriva a comunicare con le “stanze dei bottoni”? Per troppo tempo – inutile negarlo - la figura dell’intellettuale ha risentito dei forti condizionamenti che l’elaborazione gramsciana aveva determinato sulle caratteristiche principali di questo personaggio: organicità, totale aderenza al credo partitico e scarsissima possibilità di contrapporsi alla linea di pensiero dettata dai vertici di partito. Queste le specificità di tutti coloro che – tranne rarissime eccezioni – hanno accompagnato esponenti di governi di colore diverso durante l’intera storia repubblicana. Attualmente, ciò che si percepisce è invece la volontà, da parte di coloro che producono elaborazioni teoriche, di smarcarsi dal corpo dirigenziale di riferimento, esprimendo posizioni che, su determinate questioni, si distanziano dalla linea espressa ad esempio dal leader e dal suo entourage. Ѐ quanto accaduto agli intellettuali finiani Campi e Ventura  in occasione dei numerosi strappi che i “falchi” del Fli hanno portato avanti, noncuranti delle insofferenze dimostrate dalla restante parte del gruppo nei confronti di una gestione autoreferenziale e poco dialogante del partito di Fini. Del resto, i due politologi vicini – chissà poi fino a quando – al Presidente della Camera sono intervenuti per ribadire la non condivisione della “svolta” operata in seguito alla convention di Bastia Umbra, soprattutto dopo la presentazione della mozione di sfiducia nei confronti dell’attuale governo. Se, da un lato,  Campi afferma che << il Terzo Polo, visto come mera somma algebrica di Fli, Mpa, Udc, è un tragico sbaglio>>, dall’altro la bolognese Sofia Ventura ribadisce che l’errore commesso dai “futuristi” è stato quello di <<cercare la frattura a tutti i costi, senza una strategia che andava invece costruita con il confronto>>.

Sagge parole, rimaste tuttavia inascoltate e che invece avrebbero potuto evitare di gettare in un vicolo senza uscita gli esponenti di Futuro e Libertà. Nonostante tutto, questa vicenda dimostra che, quando l’intellettuale è davvero “disorganico” – sa cioè pensare con la propria testa ed elaborare posizioni e punti di vista autonomi – la politica tutta riceve un buon servizio. Un aiuto in più per poter andare avanti ed operare al meglio. A patto però che i “consigli disorganici” vengano presi in seria considerazione.

Angelica Stramazzi

Lascia un commento


©2010 Spinning Politics. P.Iva 02182250692.Tutti i diritti riservati.
Spinning Politics è una testata giornalistica registrata. Registrazione Tribunale di Vasto n°127 del 3 Giugno 2010.
Editore e Direttore Responsabile Vincenzo Christian Lalla.