Venerdì 28 Gennaio 2011 09:02

KEY-WORDS: consenso e gratitudine a confronto

Autore:  Angelica Stramazzi

Qualcuno sostiene con fermezza che siamo di fatto in campagna elettorale. E , stando a quanto accade quotidianamente, l’ipotesi di elezioni anticipate sembra quasi apparire come la miglior soluzione possibile allo stallo generale determinato da spaccature e frizioni all’interno della maggior parte dei partiti, da mediazioni a volte considerate impossibili e da provvedimenti difficili da far approvare per carenza di ampi sostegni. Se davvero non ci resta che sperare in un imminente ritorno alle urne, occorre prima portare avanti qualche fondamentale precisazione terminologica riguardante la figura stessa del leader.

Recentemente, il massiccio sforzo comunicativo messo in campo da tv e giornali italiani dimostra quanto i mass media siano di fatto più attenti a rincorrere l’ultima notizia “bollente” piuttosto che a mettere in atto analisi importanti in grado di chiarire dubbi e perplessità di chi, normalmente, usa la stampa ed il piccolo schermo per informarsi. Nello specifico,  e troppo di frequente, è possibile rilevare, da parte di sondaggisti ed opinionisti, una confusione terminologica che, se non chiarita, rischia di incancrenirsi e generare ulteriori problemi. Il riferimento è, non a caso, all’utilizzo del termine consenso in riferimento ad un leader, termine spesso sostituito da quello di gratitudine. A ben riflettere, i due concetti non sembrano essere affatto sovrapponibili; denotano piuttosto due aspetti del fenomeno della rappresentanza politica, aspetti sì complementari ma non di certo assimilabili.

Politicamente parlando, il consenso corrisponde all’approvazione che individui e gruppi sociali manifestano verso le scelte di coloro che detengono il potere politico, mentre la gratitudine si presenta coma una sorta di riconoscenza che il singolo o la collettività nel suo complesso mostrano nei confronti di uno o più rappresentanti politici. Il consenso espresso dall’elettore, traducendosi in approvazione, comporta quasi sempre il conferimento di quel mandato fiduciario in capo all’eletto, mandato che si concretizza in seguito allo svolgimento di elezioni libere e competitive.

La gratitudine, invece, essendo soprattutto riconoscenza, non comporta necessariamente che il soggetto che la esprime desideri fare di questo o quel leader il suo rappresentante istituzionale. Per fare qualche esempio, tradizionalmente, il Presidente del Consiglio è un leader in grado di catalizzare ampio consenso ed organizzarlo ad arte in occasione di ricorrenze di tipo elettorale; tuttavia la sua persona non gode di molta gratitudine da parte dell’opinione pubblica. Per contro, il Presidente della Camera risulta spesso essere oggetto di attesati di stima e di riconoscenza -  e quindi anche di gratitudine - ma, dati alla mano, la sua personalità difficilmente riesce a reperire consensi duraturi. Ecco perché la forza delle parole – di quelle keywords fondamentali in ogni analisi politica – deve prevalere sulla necessità di comunicare a tutti i costi e senza cognizione di causa, generando confusioni terminologiche e sviste da non sottovalutare.

Se, di questi tempi, l’imperativo categorico sembra essere quello della “comunicazione fatta in casa” al solo fine di incrementare audience e vendite di riviste e quotidiani, l’inversione di tendenza avverrà quando al centro di ogni analisi ci saranno sì le parole e vocaboli a non finire, ma soprattutto concetti chiari con significati inequivocabili.

Angelica Stramazzi

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