Ciro Menotti, figura di rivoluzionario impavido e di eroe romantico, sarebbe diventato nella coscienza degli italiani dell'Ottocento un grande patriota: fu infatti considerato un precursore non solo dei moti del 1831 ma anche dell'intero Risorgimento.
Spinning Politics, dopo aver ricordato la figura di Goffredo Mameli, Luigi Zamboni e Giovanni De Rolandis, tutti giovani eroi risorgimentali, oggi porta alla memoria dei lettori l’immagine di un giovane, bello, dallo sguardo fiero e dai tratti virili, un giovane che pagò con la vita il suo sogno di libertà. Ciro Menotti è stato un rivoluzionario, un Che Guevara ante litteram, e la sua battaglia di libertà lo rende certamente uno dei più forti esempi della rivendicazione nazionale, culturale e democratica italiana.
Per una analisi storica dell’eroe risorgimentale rimandiamo a Wikipedia e alle fonti storiche più autorevoli, qui vogliamo proporvi la meravigliosa lettera d'amore che Ciro Menotti scrisse alla sua amata moglie Cecchina la mattina del 26 Maggio 1831, poche ore prima di essere giustiziato per ordine del Duca Francesco IV d’Austria d’Este a seguito della repressione dei moti rivoluzionari che infiammarono Modena e di cui Ciro Menotti era stato ispiratore.
"Alle 5 e mezza ant. del 26 maggio 1831.
Carissima moglie. La tua virtù e la tua religione siano teco, e ti assistano nel ricevere questo foglio. Sono le ultime parole dell'infelice tuo Ciro. Egli ti rivedrà in più beato soggiorno. Vivi ai figli e fa loro anche da padre: ne hai tutti i requisiti. Il supremo amoroso comando che impongo al tuo cuore è quello di non abbandonarti al dolore, studia di vincerlo e pensa chi è che te lo suggerisce e te lo consiglia. Non resterai che orbata di un corpo, che pure doveva soggiacere al suo fine, l'anima mia sarà teco unita per tutta l'eternità. Pensa ai figli e in essi continua a vedere il loro genitore: e quando saranno adulti dà loro a conoscere quanto io amavo la patria. Faccio te interprete del mio congedo con la famiglia. Io muoio col nome di tutti nel cuore: e la mia Cecchina ne invade la miglior parte.
Non ti spaventi l'idea dell'immatura mia fine. Iddio che mi accorda forza e coraggio per incontrarla come la mercede del giusto, Iddio mi aiuterà al fatal momento.
Il dirti di incamminare i figli sulla strada dell'onore e della virtù, è dirti ciò che hai sempre fatto: ma te lo dico perché sappiano che tale era l'intenzione del padre, e così ubbidienti rispetteranno la sua memoria. Non lasciarti opprimere del cordoglio; tutti dobbiamo quaggiù morire.
Ti mando una ciocca dei miei capelli, sarà una memoria di famiglia. Oh buon Dio, quanti infelici per colpa mia! Ma mi perdonerete. Dò l'ultimo bacio ai figli: non oso individuarli perché troppo mi angustierei: tutti quattro e i genitori e l'ottima nonna, la cara sorella, e Celeste, insomma dal primo all'ultimo, vi ho presenti. Addio per sempre, Cecchina, sarai, finché vivi, una buona madre dei miei figli! In quest'ultimo tremendo momento le cose dì questo mondo non sono più per me. Speravo molto: il Sovrano .... ma non son più di questo mondo. Addio con tutto il cuore, addio per sempre; ama sempre il tuo Ciro.
L'eccellente Don Bernardi, che mi assiste in questo terribile passaggio, sarà incaricato di farti avere queste ultime mie parole. Ancora un tenero bacio a te e ai figli finché resto terrena spoglia: agli amici che terran cara la mia memoria raccomando i figli. Ma addio, addio eternamente. Il tuo Ciro.”
La lettera fu sequestrata dagli austriaci e consegnata alla moglie soltanto nel 1848.
Ciro Menotti rimane un giovane ispirato dai più alti ideali di giustizia e di libertà, un vero eroe del Risorgimento d’Italia.










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