E chissà se poi, dopo tutto il clamore che l’ affaire Ruby ha suscitato tra benpensanti e perbenisti, a rendere l’Italia unita sia stata, nel lontano Ottocento, proprio una bellissima donna avvezza alla cortigianeria e alla seduzione del Principe? E se tra le figure di Mazzini, Garibaldi, Pisacane e Goffredo Mameli scorgessimo per caso, coperta da un velo ricamato e da una maschera per celare la sua vera identità, una graziosa creatura che assumesse le sembianze della tanto temuta “statua di carne”?
Virginia Oldoini, meglio nota come la contessa di Castiglione, nacque a Firenze nel lontano 1837 dal nobile marchese spezzino Filippo Oldoini e dalla fiorentina Isabella Lamporecchi. All’età di soli 17 anni andò in sposa a Francesco Verasis di Castiglione, uomo dal sangue blu senza dubbio convinto di prendere in moglie una delle donne più belle della penisola, ma altrettanto sicuro di non essere ricambiato con lo stesso amore che egli mostrava nei confronti della sua Virginia. Una donna che, travolta durante tutta la sua esistenza dal perseguimento dell’agiatezza e del benessere sfrenato, collezionò all’incirca una quarantina di amanti, noncurante di suscitare malumori all’interno di quel mondo borghese ed altolocato che essa stessa doveva in teoria rappresentare.
Nel 1855, Cavour – quel Camillo Benso che del marito di Virginia era cugino – decise di inviare la contessa di Castiglione in Francia per portare a compimento una “missione diplomatica” alquanto delicata e complessa che aveva come interlocutore lo stesso imperatore Napoleone III. <<Usate tutti i mezzi che vi pare, ma riuscite>> - disse Cavour a Virginia -, consapevole senza dubbio delle potenti doti seduttive che la donna possedeva e che avrebbero contribuito al buon raggiungimento dell’intesa politico – diplomatica. Nel giro di poco tempo, infatti, Napoleone III se ne innamorò perdutamente a tal punto che, nel 1856, a solo un anno di distanza dal suo arrivo in Francia, Virginia prese possesso della lussuosa dimora di Compiègne, riuscendo – chissà poi come – ad ottenere per il Piemonte l’appoggio francese nella guerra di Crimea. Per ricompensare la “consigliera” di Cavour, Napoleone III regalò a Virginia una collana con cinque giri di perle e un assegno mensile di cinquanta mila franchi.
Una storia all’apparenza banale, quasi scontata per chi quotidianamente vive gli ultimi sviluppi del caso Ruby come pane quotidiano, come un tam tam necessario che riempie i nostri spazi vuoti. Eppure, la contessa di Castiglione è solo una – forse la più affascinante, la più ammirata e seducente – delle tante donne che, al netto dei mezzi utilizzati, hanno contribuito a rendere l’Italia unita. Tuttavia, di fronte a spinte disgregatrici e centrifughe, non basteranno infiniti giri di perle regalati ad astute signore a renderci consapevoli del fatto che il nostro Paese rimane l’unica cosa buona che ci resta da salvare.
Angelica Stramazzi









