Ho atteso qualche settimana per parlare della campagna di comunicazione del Partito Democratico. Ho aspettato che la mia percezione si abituasse ai manifesti nelle stazioni, per le strade. Ho osservato i diversi formati, i banner e le inserzioni sul web. Davvero una buona diffusione per una campagna istituzionale uscita all'alba di un appuntamento elettorale importante come quello delle amministrative. Una campagna determinante, perchè gira per le città durante una fase di debolezza del premier/competitor, ma anche in un momento delicato per l'avvicinarsi di eventuali primarie di coalizione che decideranno il prossimo candidato premier del centrosinistra.
Eppure il PD non coglie questa chance, non osa e si arena in una comunicazione complessivamente fredda, nonostante la positività dei messaggi contenuti nei claim della campagna multisoggetto. (“Oltre le divisioni, c'è l'Italia unita”, “Oltre la precarietà, c'è la forza del lavoro”, “Oltre l'egoismo, c'è una mano tesa”, “Oltre la crisi, c'è il coraggio delle imprese”). Slogan che fotografano una voglia di superare la crisi, le divisioni, l'egoismo e la precarietà. Elementi critici per la nostra società, attribuiti implicitamente al Governo Berlusconi.
Siamo quindi alle solite: anti-berlusconismo, oltrismo, una copystrategy attenta al posizionamento del partito lontano dall'estrema sinistra, e poi? Il bianco vuoto di un manifesto. Forse si sceglie la chiave della semplicità? Probabile! Forse il vuoto del manifesto serve a sgombrare il campo da pregiudizi e sovrastrutture di cui l'immagine del PD è oramai carica? Con quale obiettivo? Comunicare un'immagine nuova? Un'idea vincente? Un messaggio con-vincente? E invece no. Nel bianco vuoto del layout nuota sospesa in alto una scritta sbiadita, che grida a bassa voce... “Oltre!”
Bersani ingrigito, serio, in piano americano, leggermente ruotato a destra, spalle rilassate, la mano sinistra in tasca (sarà un caso?). Il collegamento con la campagna precedente – sempre firmata Aldo Biasi Comunicazione – è immediato. Le maniche rimboccate della camicia del segretario sono un chiaro rimando alla narrazione cominciata con la campagna “Rimbocchiamoci le maniche”. In quel caso però Bersani aveva per lo meno un piglio più aggressivo, uno sguardo di sfida. Qui invece lo sguardo è intenso, le ciglia un po' aggrottate, ma l'espressione non trasmette un atteggiamento proteso al superamento di qualcosa di negativo...
E allora, perchè non pensare ad una comunicazione che si colori con i messaggi forti del sentimento di rivalsa e si riempia di concetti come quello di squadra e spirito collaborativo (per superare le divisioni)?
Marina Ripoli










Oltre... mi sembra che ci sia proprio un foglio bianco. Il nulla...