Spinning Politics ha intervistato per voi Gianni Riotta - già direttore del TG1 e del Sole 24 Ore - certamente una delle migliori "penne" del giornalismo italiano. Buona lettura!
Gianni Riotta, classe 1954. Una vita dedicata al giornalismo, alla scrittura e alla voglia di raccontare in maniera esemplare un mondo in continua evoluzione. Cosa La spinse a percorrere, fin da quando aveva 17 anni, il "cammino della parola"?
Il desiderio di comunicare. Conoscere una storia e condividerla con gli altri. E la visita da bambino che feci alla redazione del giornale dove lavorava mio padre: di notte, nel buio con la rotativa Koenig&Bauer a ruggire possente.
Nel 1988 diventa corrispondente da New York per il Corriere della Sera, un incarico che ricoprirà anche per altre testate quali La Stampa e L´Espresso. Quale visione della complessa politica italiana predomina oltre Oceano e in che modo la politica americana differisce da quella made in Italy?
Domanda complessa. Gli Stati Uniti si occupano poco di Italia, durante la guerra fredda ci consideravano un alleato fidato, poi si son stancati di inseguirci nelle nostre svolte. Umberto Gentiloni ha scritto pagine interessanti sul tema. La differenza tra le due politiche è immensa, basta pensare che Machiavellian negli Usa è un aggettivo di disprezzo e da noi... Ma anche nella politica Usa non mancano vigliaccherie e corruzioni.
Undici settembre 2001. Il crollo delle Torri Gemelle, trasmesso in mondovisione attimo dopo attimo, istante dopo istante, costituisce un punto di non ritorno sia in materia di rapporti internazionali - e quindi di equilibri tra potenze ormai globali, sia in materia di sicurezza individuale e collettiva. In che modo invece il mondo dell´informazione ha risentito degli effetti provocati da un avvenimento unico e senza precedenti?
Per molti anni c´è stata polarizzazione, noi contro voi, sulla falsa riga del libro di Huntington. Chi diceva se lo sono meritato gli americani, chi considerava tutti i musulmani terroristi. Poi pian piano s´è tornati a ragionare. C´è una guerra globale contro il terrorismo fondamentalista di radice salafita, ma il mondo musulmano è diverso e può dialogare con democrazia e tolleranza.
Lei ha insegnato Comunicazione presso l´Università di Bologna. Durante il Suo percorso accademico, ha mai trovato difficoltà nell´esporre i fondamenti di una materia che - a volte - neppure gli esperti del settore sembrano conoscere in modo approfondito e completo?
Certo perché la comunicazione sta cambiando, grazie a internet e i new media, da mass media del XX secolo a personal media del XXI e non sappiamo bene in che direzione. E internet, accanto al bene della diffusione di notizie e commenti, offre il male di populismo e rancore anonimo.
"Principe delle nuvole" è l´originale titolo del Suo romanzo pubblicato nel 2004. Nel libro, Lei invita il lettore a non accettare mai la realtà così come ci viene imposta dall´esterno, bensì a <<cercare sempre una diversa posizione>> e ad agire in maniera differente rispetto a <<come gli altri si aspettano che tu agisca>>. Qual è il valore aggiunto per la nostra esistenza derivante da una fuga dal presentismo, da un convinto stravolgimento dell´ordine dei fatti e, infine, da una non accettazione di ciò che ci circonda?
Siamo noi a dovere provare le strade del destino, non sentirci determinati dalla realtà ma determinarla. Non è facile ma è così.
Intervista a cura di Angelica Stramazzi









