Il Partito Democratico ad aprile 2010 ha organizzato e promosso il tesseramento dei suoi sostenitori attraverso una campagna firmata Proforma. Lo ha fatto sul sito internet con una sezione apposita iscrivitialpd.it, in cui il Segretario Pier Luigi Bersani ha invitato i cittadini a costruire l’alternativa; e lo ha fatto con una campagna di comunicazione caratterizzata da affissioni su tutto il territorio nazionale e banner pubblicitari sul web.
Alla base della campagna di tesseramento abbiamo visto un buon concept: si è scelto di puntare sulla difesa della Costituzione e dei diritti dei cittadini: lavoro, salute, cultura, ecc. L’obiettivo era quello di creare una vera e propria identificazione tra i principi costituzionali e quelli sostenuti dal Pd. Ciò era trasmesso attraverso lo slogan efficace “Democratici per costituzione”, una copy strategy che riprende gli articoli costituzionali (“Il Partito Democratico è fondato sul Lavoro”) e dalla grafica bianco/rossa della “D” del logo di partito.
Come si evince dai manifesti qui riportati, non è stata scelta una sintesi tra immagini e parole, bensì si è optato per una soluzione tipografica. Notiamo infatti l'utilizzo del lettering del simbolo del Pd (la “D” di “Democratico”), ingrandita fino a ricoprire tutto lo spazio dell’affissione. Il testo del messaggio riempie il centro vuoto della lettera. I colori del logo sono invertiti e il bianco della “D” è ingrigito per creare maggior contrasto con il piccolo banner in basso a destra contenente logo del partito e finalità del manifesto, ovvero il tesseramento.
Nonostante l’idea sia valida e il concept efficace, nel complesso il manifesto risulta poco incisivo e di scarso impatto visivo. Mentre il messaggio sembra più adeguato e fruibile sul web, non si può dire la stessa cosa per le affissioni. È risaputo che i manifesti per essere letti devono innanzitutto catturare l’attenzione; inoltre, devono essere leggibili – e comprensibili – nel minor tempo possibile. Qui il testo del messaggio ha un significato importante, ma non è stato trasmesso al meglio: il bastonato bianco utilizzato è troppo sottile e si perde nel rosso dello sfondo. Il testo a volte è troppo lungo e poco ‘musicale’ (“Il Partito Democratico tutela la salute come fondamentale diritto”).
L’elemento più interessante e più incisivo del messaggio – ma sul quale non si è puntato abbastanza – è invece quello che prima abbiamo chiamato slogan, ma che in realtà è la firma dell’articolo e il pay off del manifesto:“Democratici per costituzione”. È scritto con lo stesso font del testo, ma più piccolo… Peccato!
Perché non si è puntato su quest’ultimo elemento? Perché si è scelta una linea così asettica e poco orientata alla emotività? Ovviamente ciò che si è voluto trasmettere con questa campagna ai potenziali tesserati - così come in quelle successive del 2011 - è una visone del partito seria e razionale, incentrata sui principi e sui valori costituzionali al fine di incarnare un’alternativa al partito di governo. Quindi, sono stati trasmessi con chiarezza i cavalli di battaglia del Pd (Lavoro, Ricerca, Salute, Ambiente, Pari Opportunità, Patrimonio storico) e l’approccio ai problemi (difesa dei diritti e della Costituzione)... e da ciò si evince la volontà di comunicare un’identità ben precisa – e questo è un bene – ma proprio il modo di comunicarla, senza nessuno slancio energico, la fa apparire ancora sbiadita.
Marina Ripoli









