Dopo una prima fase caratterizzata da incertezze e prolungati istanti di attendismo, l’Italia ha deciso di partecipare ai bombardamenti sulla Libia che fu di Gheddafi. Una scelta senza dubbio inaspettata e che lascia dietro di sé non poche polemiche, legate soprattutto al fatto che il nostro paese sia incapace di far valere una sua strategia di politica estera – ammesso che tale strategia esista e sia condivisa da tutta la maggioranza -; e che quindi si sia trattato ancora una volta di adottare la linea dettata da qualche altro attore internazionale. Nel caso di specie, da quella Francia guidata da Sarkozy che, in vista delle elezioni presidenziali, vuole sfruttare in suo favore qualsiasi tipo di occasione.
Un caso – quello dei bombardamenti sulla Libia, giustappunto – che ci consente ampiamente di riflettere su come e quanto la realtà politica sia suscettibile di manipolazione e quindi di sovvertimento. Se inizialmente la maggioranza di governo aveva preferito non assumere una posizione netta, in un secondo momento è stata la stessa maggioranza a voler cambiare strategia d’azione, affermando che, vista l’emergenza umanitaria in corso, sarebbe stato opportuno intervenire per sostenere la popolazione civile. Tutto d’un tratto, quindi, il conflitto libico diventa qualcosa di cui poter parlare ed andare fieri; una situazione articolata sì ma senza dubbio da proiettare verso l’esterno. Ed ecco allora rispolverare quella risoluzione dell’Onu che, nello stallo iniziale, veniva troppo spesso nascosta sotto il tappeto. Come se non bastasse, la Francia diventa improvvisamente un interlocutore affidabile da nemico giurato quale era in precedenza.
Un osservatore non troppo distratto potrebbe ingenuamente domandarsi dove di fatto risieda la verità; in altri termini, potrebbe trovarsi smarrito di fronte ad una classe politica che confeziona ad arte i prodotti da vendere, mutando di volta in volta - e secondo i propri gusti -, le componenti e gli ingredienti del prodotto stesso. Risultato? Quello che non andava bene in un dato lasso di tempo viene recuperato e riutilizzato una volta che determinate condizioni siano mutate, senza però tener conto del disorientamento che si crea tra un elettorato già di per sé smarrito.
Forse qualcuno si era illuso, ma le posizioni che l’Italia ha assunto nel caso libico dimostrano che il supermarket della politica ha riaperto i battenti: state tranquilli signori, a ciascuno il suo prodotto preferito! L’arte del confezionamento politico sembra essere assai di moda in questi ultimi tempi.
Angelica Stramazzi









