Mercoledì 18 Maggio 2011 15:05

Massimiliano Fedriga: perchè la Lega a Trieste ha corso da sola

Autore:  Spinning Interview

Anche a Trieste il sindaco arriverà dopo il ballottaggioIl centrodestra paga la spaccattura con cui si è presentato agli elettori, la dispersione del voto ha fatto sì che il centrosinistra con Roberto Cosolini prevalesse con un suonante 41%, a fronte del 28% del PDL e del 6% della Lega Nord. Con un nuovo esame elettorale alle porte, questa volta il Carroccio, che aveva deciso di correre da solo, fa marcia indietro per sostenere il candidato Roberto Antonione. Ma quali sono state le ragioni che hanno portato alla divisione dei due partiti di Governo? 
Spinning Politics ha intervistato per voi l'onorevole Massimiliano Fedriga candidato della Lega Nord a sindaco di Trieste. Il giovane deputato (uno dei più giovani in Italia e il più giovane nella storia della Regione) ci spiega le cause e le evoluzioni di queste scelte politiche, ci illustra le strategie della sua campagna elettorale e più in generale la sua visione del contesto politico attuale e della comunicazione politica dei partiti italiani e della Lega in particolare.

Onorevole, Lei ha iniziato la Sua militanza politica ad appena quindici anni con i Giovani Padani. A suo avviso, cosa rappresenta oggi la politica per i giovani?

I giovani di oggi sono senza dubbio in larga parte disillusi e distanti dalla politica. Le ragioni che hanno portato allo sgretolamento dei grandi partiti di massa hanno anche prodotto una crisi di rigetto delle nuove generazioni nei confronti della gestione della cosa pubblica. Gli sprechi di amministrazioni poco virtuose, i familismi e i clientelismi, che purtroppo sono ancora attuali, certamente non contribuiscono a colmare questo gap. Ciononostante, rimango convinto che solo attraverso un impegno attivo delle forze fresche –portatrici di idee, volontà e rinnovamento - si possa addivenire a una reale inversione di rotta. È giusto essere critici, ma non si può trasformare la propria insoddisfazione in apatia.

Lei è il giovanissimo candidato sindaco su cui ha puntato la Lega Nord per le elezioni a sindaco di Trieste. Quali sono state le ragioni che hanno spinto il Suo partito a non appoggiare il candidato sindaco del Pdl e quindi a correre da solo in questa tornata elettorale?

La priorità della Lega non è quella di ottenere una visibilità fine a se stessa, ma di inserire nell’agenda politica una serie di punti programmatici che essa ritiene irrinunciabili per il rilancio del Paese e per la tutela dei cittadini. Le alleanze sono pertanto una conseguenza della piena condivisione delle nostre idee con gli alleati e non un semplice cartello elettorale, con cui presentarsi alle elezioni ma poi, una volta eletti, non riuscire a governare. Il caso di Trieste era molto particolare in quanto, aldilà delle naturali ripercussioni su scala locale del conflitto tra Pdl e Fli, qui abbiamo anche vissuto la nascita di una nuova lista civica guidata da un ex assessore del Pdl. In questo contesto, la Lega ha deciso di smarcarsi dalle lotte interne ad altri partiti e di riaffermare con forza i propri principi, dando campo aperto all’illustrazione dei contenuti programmatici e rifuggendo le sterili contrapposizioni ideologiche.

Quale progetto ha presentato per la città di Trieste?

Trieste è vittima del suo passato. Anziché far tesoro della storia e delle enormi sofferenze a cui è stata costretta la sua gente, il dibattito ancora oggi si arena su uno scontro frontale tra fazioni legate a schemi ideologici superati. Questo naturalmente condiziona la qualità dell’amministrazione: laddove si dovrebbe badare esclusivamente alla miglior pianificazione del futuro della città, cercando quanto più possibile una condivisione tra le parti politiche, si preferisce invece rimanere arroccati su posizioni preconcette che, di fatto, favoriscono le piccole rendite di posizione e abbattono ogni prospettiva di crescita. Il mio programma si può riassumere in una parola: cambiamento. Non possiamo pensare di risolvere i problemi di Trieste proponendo interventi “spot”, ma bisogna maturare una riflessione globale, che prenda in considerazione molteplici aspetti. Il rilancio dell’economia, con il sostegno alle imprese attraverso sgravi su Ici, Tarsu e addizionale Irpef; la creazione di infrastrutture, per porre la città al centro dei traffici nazionali e internazionali; un nuovo piano integrato della mobilità, per una Trieste all’avanguardia sui temi della viabilità, dei parcheggi, dei mezzi pubblici, di quelli alternativi e attenta alle esigenze di disabili, anziani e genitori con bambini; la tutela dei residenti, attraverso l’attribuzione di punteggi bonus nella compilazione delle graduatorie per gli asili nido, gli alloggi popolari e le borse lavoro comunali; il sostegno al turismo, attraverso una distribuzione più mirata dei finanziamenti a supporto delle iniziative culturali; l’incentivazione all’installazione di telecamere a circuito chiuso e l’impiego della polizia locale anche in orario notturno, per un maggior presidio del territorio: questi sono solo i punti principali di un elenco articolato di interventi, tutti comunque concatenati. Solo con una visione d’insieme si può dare vita a un piano d’azione credibile, completo e capace di riposizionare Trieste al centro dell’Europa.

Come ha condotto la Sua campagna elettorale? Quale ruolo hanno ricoperto i social network nel mix degli strumenti di comunicazione utilizzati?

Ho scelto di condurre una campagna elettorale piuttosto anomala, se paragonata a quella di molti altri competitors. La Lega è un partito vicino alla gente: prediligo pertanto un rapporto diretto con le persone, fatto di dialogo e di confronto costruttivo a quattr’occhi. Dopodiché è chiaro che anch’io faccio uso di altri strumenti di comunicazione, per raggiungere tutte quelle persone con cui non riesco a entrare direttamente in contatto. I social networks sono in tal senso imprescindibili, perché consentono di mettersi in contatto in tempo reale con una platea vasta ed eterogenea, dando così vita a scambi di idee e dibattiti spesso utili. Ritengo tuttavia che questi confronti virtuali non debbano sostituirsi a quello che è il sale della politica, ovvero lo stare tra la gente e a stretto contatto con i loro problemi.

Oltre che un giovane esponente politico, Lei è anche un laureato in Scienze della Comunicazione. Come interpreta l’attuale scenario della comunicazione politica in Italia? Il partito della Lega Nord come si colloca in tal senso?

Si è detto e scritto molto sull’evoluzione della comunicazione politica in Italia. L’evoluzione tecnologica e la nascita di nuovi strumenti divulgativi rischia però di alimentare, in un contesto in cui prevale la personalizzazione della politica e dunque l’emersione di leader, quello che viene chiamato “groupthink”: un mondo parallelo e ovattato, distante dalla realtà, figlio della scarsa apertura del gruppo dirigente verso l’esterno. Questi esempi di autoreferenzialità o salottismo, che pure si sprecano nel quadro locale e nazionale, rappresentano l’esatto opposto del modo di lavorare proprio della Lega. Il legame con il territorio è invece la peculiarità del Carroccio, reso possibile sia dalla straordinaria carica del fondatore e leader Umberto Bossi che dal duro lavoro svolto tra la gente e con la gente di tutti i dirigenti e i militanti del partito. La Lega comunica in maniera sistematica e capillare attraverso messaggi semplici, rifuggendo il politichese e facilitando l’immediata comprensione dei problemi o delle soluzioni proposte. Un movimento, il nostro, di rottura delle convenzioni e promotore di cambiamento, non può pertanto per definizione servirsi degli strumenti del consenso adottati dalle realtà “ordinarie”.

Intervista a cura di Marina Ripoli

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