Le prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio coinvolgono 1315 comuni per un totale di 3977 candidati alla carica di Sindaco, di questi 3421 sono candidati maschi (86% del totale) mentre soltanto 556 sono le donne (14% del totale), i candidati a Sindaco con un’età inferiore ai 35 anni sono 434 e di questi soltanto 75 sono donne.
Il gentile sesso resta ancora troppo fuori dalla mischia elettorale e si ritorna a parlare di quote rosa.
Ma siamo proprio sicuri che la legge sulle quote rosa interessi le donne italiane? Conosco personalmente diverse donne impegnate, con passione ed entusiasmo, nell’attività politica quotidiana e con le stesse ho condiviso pensieri ed opinioni su questa legge (leggi il DDL Carfagna cliccando qui) e sulla loro presenza in politica. Il risultato è stato quello di un sesso che non chiede di certo corsie preferenziali o quote rosa da rispettare e questo perché le donne non si sentono affatto un genere in via di estinzione ne tanto meno una categoria da salvaguardare.
Intervenire per legge, al fine di garantire posti e candidature al genere femminile, rischia di sminuire il reale valore delle donne ex tunc, a scapito dell’effettivo merito e valore delle stesse. Ciò che le donne chiedono è una base paritaria sulla quale partire e non di certo posti garantiti a scapito di altri. Una candidatura deve essere figlia del merito e dell’impegno profuso nella propria comunità di appartenenza e non di certo figlia di una legge che svincoli un genere da presupposti imprescindibili per chi vuole fare politica.
Una mia committente mi racconta che le sue candidature, a partire dalla prima a consigliere comunale, sono sempre state selezionate per merito, volontà, impegno, curriculum, e non di certo perché donna punto e basta.
La mia convinzione è che merito e valore sono e rimarranno sempre il miglior modo per occupare spazi in politica e nella società civile, dove le donne, con intelligenza ed entusiasmo non hanno di certo bisogno di una legge che certifichi il loro valore.
CL



Per me una legge che obblighi le quote rosa può solo dare adito a ulteriori atteggiamenti razzisti e machisti verso le donne, svalutandone il reale valore e apporto che le stesse possono fornire nella politica.Sono pienamente d'accordoc on Christian e in più ritengo che possa trasformarsi in un boomerang che potrebbe generare addirittura una spirale distruttiva soprattutto sulle responsabilità e sulle potenzialità delle donne stesse.