Stupore, meraviglia, incredulità sommata ad un alto tasso di sconforto e depressione post elettorale. Un mix di questi sentimenti alberga negli animi dei big del Popolo della Libertà, mentre in quelli dei sostenitori – quei sostenitori che, al netto dell’effetto boomerang provocato dai manifesti anti Br di Lassini e dalle accuse della Moratti nei confronti di Pisapia, avevano fortemente creduto in una rielezione del sindaco uscente a Palazzo Marino – c’è solamente lo spazio per l’amarezza e il gusto acre che resta in bocca dopo un primo barlume di una sonora sconfitta che certamente non ti aspetti.
In momenti estremamente delicati come quelli che l’intero centrodestra si trova a vivere in queste ore, allontanare le drammatizzazioni del caso non solo costituisce un’azione buona e giusta, ma è soprattutto l’unica via per riuscire a sopravvivere e ad affrontare con serenità i ballottaggi del 29 maggio. A Milano poi, un’atmosfera incandescente ed estremamente frizzante non deve indurre in tentazione; non deve cioè trascinare gli avvezzi all’insulto e all’accusa facile in un vortice pericoloso in cui sono stati già in parte risucchiati.
E’ invece proprio questo il momento per “rielaborare il lutto” e pensare ( per quanto sia possibile) serenamente a quale strategia adottare da qui a due settimane. La Lega, nonostante le previsioni fossero ben altre, non si candida di certo ad incrementare la sua autonomia politica e quindi numerica, dal momento che – ed i dati di Milano lo dimostrano con estrema chiarezza – i portatori di consensi “verdi” o sono rimasti a casa e hanno preferito non votare per la Moratti, oppure hanno riversato quegli stessi consensi su un candidato dell’estrema sinistra.
Dopo lo scossone milanese, non c’è tempo per leccarsi le ferite. Occorre invece rimettersi subito in gioco, riaccendendo i motori di una politica che ponga se stessa al servizio della gente. Un’occasione da non perdere per un centrodestra che paga in queste ore il caro prezzo di una strategia scellerata e senza via d’uscita. Se l’insulto gratuito non aiuta a vincere, perché non recuperare invece i temi cari al Berlusconi che scese in campo nel 1994? E’ un’opportunità che va colta immediatamente, se non si vuole rischiare che sia proprio la città di Milano ad inaugurare la stagione della fuga dal “pubblico partitico” e la riscoperta del “privato solidale”.
Angelica Stramazzi









