Lunedì 23 Maggio 2011 18:02

Dal "mi piace" al voto: è (solo) questa la politica online?

Autore:  Gabriele Cazzulini

DAL LIKE AL VOTO: E’ (SOLO) QUESTA LA POLITICA ONLINE? UNA REPLICA A STEFANO EPIFANI

Rileggo con molta attenzione il denso post di Stefano Epifani, che mette a fuoco lo stretto rapporto tra preferenze online e preferenze di voto.

Mi pare che la tesi portante di Epifani sia una convergenza sempre più stretta tra social web e voto: più un candidato “mi piace”, più quel candidato raccoglie voti. Dal “like” al “voto” il passaggio sembra sempre più corto e diretto. Dati alla mano, è una tesi difficile da contraddire. Invece il fattore che vorrei far risaltare non è tanto l’attendibilità del social network nel predire le scelte di voto. Questo è pane per i sondaggisti. Io rimango nell’ottica del mondo digitale e perciò mi trovo tra il perplesso e il deluso nel considerare il web 2.0 utile per prevedere l’esito di un’elezione. Mi spiego: l’ormai famoso “like” è la parte più visibile e maneggevole della “vita social” di Facebook. ma dove la mettiamo la pubblicazione di contenuti, la condivisione di link, le foto, i video e tutto il resto? Ovvero: come si relaziona questa complessa fenomenologia online rispetto alla politica, e non solo ad una campagna elettorale?

Qui passo alla seconda metà del mio ragionamento: va bene analizzare il voto. Ma è pur sempre un voto, cioè un’azione contingentata nello spazio e nel tempo. Gli studiosi di scienza politica affermano che il voto sia l’espressione più elevata della partecipazione all’agorà. Può esserlo, almeno nel mondo cristallizzato della filosofia. Nella realtà il voto è il punto di arrivo, nemmeno scontato, di un processo molto articolato, le cui tappe sono altrettanto significative. La stessa partecipazione politica via web ha assunto forme e modalità veramente impressionanti – senza con ciò doversi per forza esprimere in un voto.

Allora ho una domanda, che è anche un dubbio: non rischiamo di sacrificare la potenza comunicativa, partecipativa e politica del web in campagne elettorali che poi, se non ho letto male, tendono ad accendersi e spegnersi nell’arco di un paio di mesi? E’ veramente questo l’unico uso politico del web – una specie di “auditel” per prevedere il gradimento dei politici? E’ vero: la popolarità online, specialmente su Facebook, aiuta a farsi votare. Ma come sottolinea giustamente Epifani, c’è molto prima e c’è molto dopo. Anche se i politici si danno alla macchia e diminuisce l’attenzione degli elettori. Altrimenti se fissiamo solo Facebook in versione “elettorale”, il web acquista il valore usa-e-getta di un volantino o una spilla con scritto “votami”.

Non c’è bisogno di ritornare alla lezione di Obama: attenzione, ascolto, partecipazione. Ora sappiamo cos’è il senso politico del web. Ma dobbiamo ancora realizzarlo, oltre il travaso dei likes sulla bacheca in voti sulla scheda.

GABRIELE CAZZULINI

1 commento

  • Stefano Epifani Martedì 24 Maggio 2011 17:54 inserito da Stefano Epifani

    Caro Gabriele,
    come ho avuto modo di scrivere nel mio post, non credo che i like siano convertibili in voti. Quella nell'incipit dell'articolo è una provocazione per parlare di un altro tema: quello della presenza dei politici online. D'altro canto lo dichiaro apertamente al primo paragrafo del pezzo:

    "quello di calcolare i risultati elettorali a partire dalla popolarità dei politici all'interno del social network di Zuckerberg non è che un gioco privo di qualsiasi base scientifica. Una provocazione volta a porre l'attenzione su un tema, quello della comunicazione politica in Rete, che invece in potenza è estremamente importante. Importante perché segna un passaggio epocale nelle dinamiche di relazione tra i cittadini ed i loro rappresentanti. "In potenza" perché tale passaggio, nella sostanza dei fatti, fatica ad avvenire in maniera compiuta".

    Per il resto, condivido quanto dici nella tua riflessione sulla necessità di andare oltre.

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