Oh Ragassi, ma siam pazzi? è il vortice Pop in cui Bersani si è lasciato risucchiare per rilanciare la propria immagine. “Perché se il maiale vuole diventare una porchetta, non va mica dalla parrucchiera!” continua il Crozza nazionale, con un Bersani felice e in lacrime. Eppure il segretario del Pd, seguito da attenti consulenti, non è nuovo ad “operazioni simpatia”. Ci ha provato a “Vieni via con me” con l’elenco delle parole di sinistra. Rugginoso. Ci ha provato per ventidue minuti da Fede. Coraggioso. Ci ha provato a Sanremo. Fischiato. Ci ha provato sui tetti con i precari della ricerca. Criticato. Ci ha provato Bersani. Ci ha provato pur di rimodernare quel profilo serioso e non sempre amato dai telelettori. Ed è un attimo, per tutti, capire che Crozza è un buon gregario per una rinfrescata comunicativa.
Ma non è il solo a gongolare tra risa e applausi. Quasi a perdonare o a riconoscerne un umano sberleffo. Ci prova La Russa con l’icona sorridente e somigliante di Lukashenko. Scusato. Ci prova l’effetto Pisapia con una grandissima azione di spamming involontaria. Amato. Ci prova Vendola con “Zalone, ma tu da me, che ca… vuoi!”. Delocalizzato. Ci prova ciclicamente il premier da anni con revival e new mantra. Votato. Ci provano da destra e adesso anche da sinistra. L’happy appeal colpisce un po’ tutti e sempre di più tende a riempire contesti di stallo o di contrattacco comunicativo. Certo, ricorda Mazzoleni, esiste una razza “pura” di politici Pop che gestiscono, attaccano e polemizzano la pressione osmotica della spettacolarizzazione. Sono animali da palcoscenico che impongono ritmi, temi e applausi.
Dunque mentre i “dottori” dell’orientamento si affannano ad individuare la sfera dell’influenza, fosse mai nel tema della sicurezza – Campbell (con Blair) fu uno dei primi in Europa a costruire notizie per orientare l’attenzione dei media – i nostri nuovi eroi riscoprono la soft politics di un’uscita effervescente, di una battuta ben calibrata o di un tormentone decuplicato. I leader politici diventano attori. Gli elettori diventano pubblico. E i mass media il teatro in cui diventare performanti. Si ridimensiona la sfera degli effetti psicosociali per lasciare posto ai valori della semplificazione. Slogan, sound bites. Una rivoluzione del linguaggio politico che rischia, predica Diamanti, “di scambiare la popolarità con la realtà […] di identificare la volontà popolare con la realtà sociale”.
La realtà sociale ancora come performance pubblica, ci restituisce a tratti una realtà parallela con i fatti manipolati, omessi, nascosti e distorti. Convinti che - Oh ragassi - “se il nocciolo è radioattivo, ma figurati l’oliva”.
Marino De Luca









