Venerdì 02 Settembre 2011 09:04

Arturo il “rompiscatole” In evidenza

Autore:  Marina Ripoli

Ritorna protagonista della cronaca politica quel grillo parlante di Arturo Parisi: l’ulivista per antonomasia, il principale promotore delle primarie in Italia, il bipolarista convinto, colui che “rompe le scatole” al suo stesso partito promuovendo referendum e sollevando questioni morali, ieri come oggi.

Arturo il Controporcellum - Già nell’estate del 2007, da Ministro della Difesa, Parisi raccoglieva le firme contro la legge elettorale confezionata da Calderoli. Preconizzava un disastro, se quella legge non fosse stata abrogata, e così si batteva in prima persona per il referendum, sperando in un futuro migliore, non importandosene se quella raccolta firme potesse danneggiare il Governo Prodi.
Quattro anni dopo lo scenario non è molto cambiato. È ricominciata la lotta contro la legge elettorale che chiamiamo “Porcellum”. L’ex segretario de “i Democratici” scende nuovamente in campo come coordinatore politico dell’iniziativa “firmo, scelgo, voto”, convinto che, in un momento drammatico come questo, con il Governo italiano commissariato dall'Europa, il Paese ha più che mai bisogno di un Parlamento pienamente rappresentativo, e non di una casta separata di nominati/privilegiati.
Certo l’attuale legge elettorale è una “porcata”, ma ripristinare il cosiddetto ‘mattarellum’ non significa trovare una vera e propria soluzione a questo stato di cose. Lo stesso Parisi sostiene che si tratta di una extrema ratio, quindi l’ultima delle soluzioni possibili. «Abbiamo calcolato attentamente prima di intraprendere una via straordinaria, quella del referendum, ma il tempo e’ passato e non vorrei che qualcuno scoprisse l’extrema ratio ad ottobre’. A giudizio di Parisi, infatti, «se le decisioni non vengono prese entro il 30 settembre, le prossime elezioni si svolgeranno con questa legge e l’Italia sarà privata, ancora una volta, di un Parlamento nella pienezza della sua legittimità».
Con questa iniziativa Parisi “rompe le scatole” ancora una volta al PD, dove sul tema si creano come al solito numerose divisioni interne. Bersani, esitante fino ad ora, dichiara che il PD non metterà il cappello sul referendum, anche perché ha già una sua proposta diversa e depositata in Parlamento, ma che sarà “amichevole” e offrirà i propri spazi, a partire dalle feste democratiche, per la raccolta delle firme. Insomma, a romper le scatole si ottiene sempre qualcosa…

Arturo il moralista - Fu Arturo Parisi dalle colonne del "Corriere della Sera" (ricordate?) a porre nel lontano 2005 la “questione morale” nei Democratici di Sinistra, sentenziando sull’opa Unipol/Bnl che «non ci si può trasformare in raider di borsa con l’aiuto del fisco» e accusando i DS d’aver «esitato in nome del realismo nel farsi le domande giuste», d’aver dato, «guidati dall’istinto che porta ognuno a difendere il proprio mondo», l’impressione «di avallare una regressione neo-corporativa».
Come allora, anche oggi al tempo dello scandalo Penati, Arturo Parisi denuncia in un’intervista a “L’Espresso” «la confusione» che esiste oggi «tra gli interessi economici privati e l'esercizio dei poteri pubblici». Conflitto che secondo l’ex ministro si manifesta «nella sinistra come nella destra, in Berlusconi, ma non meno in chi denuncia Berlusconi».
Secondo Parisi, non siamo più di fronte alla questione morale come la descrisse Berlinguer trent’anni fa a Eugenio Scalfari – l’occupazione dello Stato da parte dei partiti - , oggi rischiamo che nuovi soggetti e nuovi poteri si facciano avanti per conquistare gli spazi lasciati liberi dalla riduzione della mano pubblica. «Guai se questi soggetti fossero aggregati bifronti politico-economici, che pretendono contemporaneamente di fare gli affari propri e dettare le regole di tutti. Sarebbe il ritorno al feudalesimo».
Resta da capire se nel Caso Penati siamo di fronte ad una deviazione individuale, o di fronte «alla irrisolta questione del rapporto tra partito ed organizzazione economica». In questa seconda ipotesi, avremmo di fronte un PD inteso come «sovrastruttura autonoma» forse lontana da quel modello di partito-subcultura che gli Ulivisti, e per primo Parisi, avevano immaginato. E allora il nostro Arturo non si ferma e continua a fare il grillo parlante nella speranza che le sue parole si trasformino in un esame di coscienza che salvi e rilanci la vera missione del Partito Democratico.

Marina Ripoli

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