Lunedì 26 Settembre 2011 10:53

L'insostenibile leggerezza del network. Riflessione sulla Rete. In evidenza

Autore:  Francesco Colamartino

Possiamo oggi ostinarci ad affermare che la “piazza virtuale” del social network, fatta di impalpabili reticolati elettronici, sia meno reale della “piazza urbana” fatta di solide strutture materiali?

Ciò che ci permette di definire qualcosa “reale”, non è il suo stato solido, liquido o gassoso, ma la tangibile potenza di ciò che può esprimere il suo contenuto. Una piazza urbana buia, vuota o popolata di notte da giovani ombre, può avere mille volte meno senso di una piazza virtuale illuminata dalle idee, dai pensieri, dalle emozioni che ininterrottamente fluiscono tra miriadi di account.

La prima è statica, immobile, sterile, la seconda è dinamica, è viva, plasma un comune sentire fatto di tanti coaguli di pensieri ed esperienze estetico – emozionali.

Bisogna figurarsi il social network esattamente come un enorme organismo senziente: ogni account è un terminale che manda impulsi agli altri terminali, e dall’insieme di questi impulsi ecco che nasce un pensiero, una sensazione, un’emozione, e l’intero organismo è come se pulsasse e vibrasse. Non tutti sono collegati tra loro simultaneamente, ma è come se il network fosse un reticolato con tanti punti di snodo, ognuno dei quali rappresenta il coagularsi di un’emozione o di un pensiero condiviso da più internauti attorno a una singola issue o ad un insieme di issues, che vengono continuamente rimessi in rete, lasciati galoppare a briglie sciolte lungo sentieri immaginari e imprevedibili, così che nell’arco di pochi secondi un ragazzo di Madras e uno di New York possono trovarsi a condividere lo stesso pensiero o la stessa emozione.

E’ come se la rete fosse un’immensa federazione di tribù liquide, che si sciolgono e ricompongono incessantemente attorno a identità e liturgie ogni volta inedite. Che cosa può esserci di più vivo e reale di tutto questo?

Se qualcuno volesse obiettare che tutto questo brulicare di vissuti ed esperienze rimane fine a se stesso, sospeso nel limbo della virtualità, eccolo prontamente smentito dai fatti recenti. Dai V-Day di Beppe Grillo, ai forum tematici del Popolo Viola, passando per il Partito dei Pirati tedesco che ottiene il 9% alle elezioni comunali di Berlino, alle rivolte della Primavera Araba che hanno abbattuto dittature decennali. I malumori e le speranze hanno proliferato caoticamente nelle pieghe della realtà quotidiana, quella fatta di tangibili disagi socio economici, ma in quale dimensione, piattaforma, o piazza hanno poi trovato il modo di incontrarsi, dialogare, e trasformarsi in un insieme ordinato di rivendicazioni e progetti? Nelle fabbriche, nelle sedi dei partiti? No. Sul network!

Twitter e Facebook sono stati determinanti nel far conoscere ai ragazzi libici quello che stava accadendo nella vicina Tunisia, travalicando e sbeffeggiando in un attimo quella censura che le faceva sembrare così lontane. E hanno condensato e consolidato un comune sentire tra ragazzi tunisini, libici, egiziani, portando in poco tempo all’abbattimento di regimi dittatoriali che neanche il fondamentalismo islamico, potente catalizzatore di malesseri fatto però di retrivo rifiuto antimoderno, era mai stato in grado di far vacillare.

Ed ecco riconfermarsi la validità dell’intuizione di McLuhan “Il mezzo è il messaggio”.

Se il mezzo che ha permesso l’incontrasi e il prendere forma di tanti dolori, sogni e speranze è democratico e orizzontale come è la rete, ciò che esprime non può che avere gli stessi connotati, per cui Twitter e Facebook  non hanno potuto che veicolare e diffondere sentimenti e programmi di rivolta in nome della libertà e della democrazia in Nord Africa e Medio Oriente. Ecco dimostrato come ciò che nasce sul social network non rimane imprigionato tra i suoi confini elettronici, ma si riverbera sulla realtà e la informa di sé, la plasma, la reinventa, e così trasfigurata la rimette in rete, in un rapporto osmotico di incessante “distruzione creatrice”.

I vecchi rapporti di potere e sapere costituiti e cristallizzati, che tuttora si perpetuano secondo logiche gerarchiche e verticistiche alimentate dall’istinto di autoconservazione, non possono che negare il dirompente e inesauribile potenziale della rete, semplicemente perché sfugge ad ogni loro tentativo di delimitazione e controllo dall’alto. Il Palazzo, simulacro di rapporti di potere e di sapere ormai al crepuscolo, si arrocca così  su posizioni sempre più conservatrici, ripiegandosi timoroso su logiche autoreferenziali e onanistiche, sempre più avulse dalla potente e viva realtà che tracima dalla piazza virtuale. Per cui la nega, o la denigra, demonizzando il social network come l’odierna Sodoma e Gomorra, e invocando il castigo divino del bavaglio.

E’ vero, Facebook può essere Sodoma e Gomorra, tanto quanto può esserlo una piazza urbana a certe ore della notte, ma può essere ed è di fatto un agorà deputata allo scambio di idee, alla discussione, ad una progettualità ludica ed estetica, e spesso molto più di quanto possa ambire ad esserlo una piazza urbana. E sempre più spesso oggi è il network a popolare e dare un senso a quelle piazze urbane che altrimenti rimarrebbe vuote e desolate.

La “piazza virtuale” può così essere molto più reale e propositiva del circuito Parlamento/Governo che, avvolto su se stesso, è miope o peggio cieco davanti a quelli che sono i problemi veri e i nuovi modi di vivere e sentire di chi sta fuori dal Palazzo. Il "Palazzo", fatto di solide strutture materiali, è oggi sempre più evanescente e fantasmagorico, mentre il network, con i suoi sottili capillari elettronici, è sempre più reale e presente. Rimanere oggi ai margini dalla rete è come rimanere asserragliati nel Palazzo: alieni da ogni realtà.

Secondo Marco De Rossi, ventunenne padre del progetto per la scuola online Oil Project, i giovani italiani si lasciano sfuggire il meglio della rete, intesa come flusso di spunti e notizie, e come occasione per rianimare e rinverdire la democrazia in modo creativo e divertente. E i politici italiani non vedono in questi canali un’occasione per dialogare costantemente con la base elettorale e tenersi al passo con l’evoluzione dei bisogni, delle idee e delle emozioni.

Ma se gli uni e soprattutto gli altri vogliono davvero scongiurare l’avaria più totale del sistema, devono incominciare a vivere la rete come la grande occasione per poter salvare la democrazia e rifondarla su basi autentiche e condivise.

Francesco Colamartino

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