Lunedì 17 Ottobre 2011 16:14

#Indignati non è soltanto una parola

Autore:  Maurizio Malomo

Qual è il problema di questa manifestazione? Non è la manifestazione in quanto tale, ma il dopo, cioè tutte le conseguenze che necessariamente deriveranno da questo movimento anti-Italia che si è nascosto dietro le ragioni di una generazione. “Gli indignati” sono due parole, ma non solo: sono il riassunto di un ideale che ha mosso i venti di deserti secchi ed aridi, su cui la pioggia ha portato di nuovo la fertilità. La cosiddetta primavera araba non è stato solo un gioco di potere.

La tastiera dei nostri computer è la nave spaziale che ci porta nell’universo della new generation.

Sì, perché è attraverso di essa che oggi riusciamo ad armarci di coraggio usando le parole, ed è attraverso di essa che ci si mette d’accordo su come e dove svolgere una tale riunione o manifestazione: esattamente come hanno fatto tempo fa gli indignati. Su twitter, hashtag (che corrisponde al nostro asterisco) su #democraciareal e si apre un mondo. Così come #globalrevolution, #15ott, #15O, #indignati ecc.

Ma non solo: Facebook, i giornali, i blog, le radio, tutto è stato creato per noi, siamo i beneficiari di una rivoluzione tecnologica, abbiamo l’onere e l’onore di costruire una rivoluzione intellettuale, che smuova i parassiti, che sollevi gli interessi, che aggiorni il nostro cervello senza utilizzare programmi 2.0, ma con il semplice nettare delle letture di questa new generation. Quali sono? Tutte. Informazione, letteratura e saggistica sul mondo, attualmente, credo siano le migliori mai esistite, poiché racchiudono tutto il mondo (letteralmente parlando) e lo raccontano ad una varietà di menti che lo assimileranno, per poi applicare i principi che più si evidenzieranno interessanti, o popolari, o innovativi.

È con questi presupposti che ritorno alla domanda iniziale: qual è il problema di questa manifestazione?

La risposta la si trova nel passaparola malato che si potrebbe innescare, se si lascia passare il messaggio secondo il quale ciò che abbiamo visto oggi rientra in una eventualità preventivabile, quindi probabile. No! Non deve e non può passare questo messaggio, perché altrimenti tutta la nostra innovazione potenziale la scaglieremmo contro un muro di gomma che ci punirà con la stessa moneta. Voglio dire che qualora dovessimo intendere il corteo degli indignati come un corteo fatto da delinquenti e vandali, dovremo essere pronti a ricevere la risposta dolorosa alla pura realtà, che è quella dell’eccezione del nostro paese. Vedremo che in tutte le altri parti del mondo indignarsi vuol dire esserci ed aggregarsi in un’idea di cambiamento, in un linguaggio innovativo, in una musica con nuove note, che non si distingue per ciò che distrugge, ma per ciò che produce.

Oggi a Roma s’è instaurato un processo secondo il quale, da adesso in poi, un italiano medio farà coincidere la parola “indignato” ad un atto di violenza, di superbia e di sconfitta di un paese malato come il nostro.

Spero e non voglio che sia così, ed è per questo che scrivo queste righe: per rivendicare l’importanza di esultare nel nostro tempo, ed esaltare il nostro tempo, la new generation. Non sarà il sessantotto e nessuno vuole che lo sia, ma non possiamo permetterci di rimanere provinciali per un gruppo di teste coperte dalla vergogna e dal parassitismo, come quegli imbecilli che hanno deviato una manifestazione, per il solo scopo di spurgare le loro insoddisfazioni su macchine e blindati della polizia.

Gli indignati sono altro. Gli indignati sono altri!

Maurizio Malomo

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