Mercoledì 19 Ottobre 2011 15:32

Primarie a Trani: il senso di farle in tre (e mezzo)

Autore:  Massimiliano Martucci

Primarie strane quelle che si sono svolte domenica 16 ottobre 2011 a Trani. Strane per due motivi. Il primo riguarda la coalizione: essendo le primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra, il fatto che non abbia partecipato più di metà della coalizione, sicuramente fa sorgere dei dubbi. Almeno sulla definizione. Il secondo motivo, politicamente meno rilevante del primo, ma sicuramente più affascinante dal punto di vista della politologia, è l’assenza di Sel.

In sintesi, a Trani succede che per la prossima competizione elettorale per il Consiglio Comunale, il centrosinistra aveva individuato come candidato papabile l’avvocato Operamolla, settantenne figura di spicco della società civile locale. Su questo nome hanno fatto convergenza sia Sel che alcune associazioni politiche molto influenti. Il Pd invece ha preteso le primarie, da subito. Al partito di Bersani si sono aggregati la Federazione della Sinistra, Alleanza per l’Italia e La Buona Politica, un’associazione di Barletta. La questione è che Operamolla non ha voluto concorrere alle primarie e i partiti che dicevano di sostenerlo, oltre a Sel, anche i Verdi e l’Italia dei Valori, hanno rispettato la posizione dell’avvocato, dando forfait all’appuntamento di domenica scorsa.

Una prima valutazione vorrebbe che, nonostante si possa candidare il migliore degli amministratori, il migliore dei politici, decidere di non farsi scegliere dagli elettori con le primarie assume un sapore amaro, soprattutto perchè la posizione rischia di essere letta come troppo snob. Questo rischia Operamolla.

Una seconda valutazione, l’altra parte della medaglia, ha come tema le primarie in sé, ovvero la necessità di utilizzare questo strumento per forza, a prescindere dai contenuti. Le primarie, importate dalla tradizione democratica americana, rappresentano un passaggio importante nella storia politica recente italiana. Su di esse si è fondato il Partito Democratico e, soprattutto, su di esse si sono fondate le più importanti vittorie della sinistra, a partire da Vendola, che nel 2005 sale alla ribalta come un outsider, ed ora incarna, per molti, una sorta di speranza messianica. Proprio il partito di Vendola ha fondato le sue vittorie su questo strumento, basta citare Pisapia a Milano. Ecco perché quanto successo a Trani ha un sapore particolare, che esonda la semplice cronaca politica locale e spinge a riflettere.

Innanzitutto le primarie non sono obbligatorie, non le ha ordinate il medico, diciamo che vengono utilizzate per tentare di interrompere lo schema che vede le scelte politiche locali dettate dai calcoli aritmetici delle segreterie nazionali. Ridando potere al popolo che sceglie, votando, il migliore candidato, si ottiene un risultato ancora più importante: si favorisce la partecipazione e si inizia a fare la campagna elettorale. Se ho scelto di votare alle primarie (se fatto genuinamente, ovvio) allora sarò motivato a sostenere il candidato anche durante la campagna elettorale.

Se finora questo strumento era utilizzato dai piccoli che non avevano il peso necessario per imporre i propri candidati, chiedendo ai cittadini una sorta di pre-consenso, quanto successo a Trani sembra invertire la tendenza: sono i piccoli che non vogliono farle.

Una spiegazione plausibile è quella del manierismo, ovvero il fatto che, svuotate del significato originario, quello di facilitare la partecipazione, rimane la propaganda, la comunicazione politica. Il Pd di Trani sembra aver lanciato il messaggio che esso è l’unico difensore della democrazia, quando in realtà le maggiori organizzazioni avevano già scelto una convergenza sul nome. Il Pd ha sfruttato uno strumento nato democratico per legittimare una posizione evidentemente estranea alla coalizione, adattando le primarie alle esigenze del momento. Il fatto che abbia vinto Ferrante, infatti, non significa che egli sarà il candidato sindaco del centrosinistra, ma solo che la strada per Operamolla non è in discesa, ma deve fare i conti con altri interessi, altre posizioni, che potranno essere difese dal consenso popolare. Ferrante, infatti, ora non è solo il segretario di un partito, ma un candidato sindaco scelto da oltre 2000 persone. La sua posizione, nello scenario immaginario della politica locale, è evidentemente rafforzata. Una buona strategia per imporsi, ma anche un cambiamento di segno rispetto allo strumento utilizzato.

Massimiliano Martucci

1 commento

  • nicola cuccovillo Lunedì 24 Ottobre 2011 16:35 inserito da nicola cuccovillo

    Mi permetto di far presente che fra i partiti che dal primo momento si sono schierati (per meglio dire hhanno lavorato per portare in base ad un progetto politico a candidare Ugo Operamolla) e non hanno accettato le primarie c'è il Partito socialista di Trani) di cui sono responsabile. A riprova può esaminare -tra l'altro-il sito Traninews con "le pagelle" di Giovanni Ronco dove si parla di Operamolla e Cuccovillo. Grazie 3488273792 Nicola cuccovillo

Lascia un commento


©2010 Spinning Politics. P.Iva 02182250692.Tutti i diritti riservati.
Spinning Politics è una testata giornalistica registrata. Registrazione Tribunale di Vasto n°127 del 3 Giugno 2010.
Editore e Direttore Responsabile Vincenzo Christian Lalla.