Domenica 23 Ottobre 2011 23:41

Pannella feroce contro il PD del loft

Autore:  Marina Ripoli

«La sinistra ha chiuso con noi, non noi con loro, hanno chiuso con l'alternativa democratica, perché vorrebbero avere Casini, il Vaticano e la Confindustria e forse perfino noi, solo che noi non siamo delle merde...». Questa è solo una delle dichiarazioni di un incanutito Marco Pannella, ospite a “In mezz’ora” di Lucia Annunziata. Dichiarazioni che, anche se comunicate in modo confuso e poco efficace, politicamente rappresentano una esplicitazione incisiva della degenerazione dei rapporti tra Radicali e Democratici.

È evidente che parliamo di una frattura profonda, già segnata dal comportamento politico non allineato dei radicali al voto di fiducia del 14 ottobre. Le reazioni del centrosinistra, le ricordiamo, sono state forti a partire dalla Bindi fino alla contestazione di piazza degli indignados del 15 ottobre, dove l’ultraottantenne Pannella, ha ricevuto una serie di insulti (con sputo), testimoniati dal video fatto girare proprio dai radicali.

Pannella allora si difende dicendo la sua davanti alle telecamere di Rai3 e, nonostante le domande incalzanti dell’Annunziata, parte da lontano, dal 2008, per spiegare cosa ha portato i radicali a contrastare il PD. «Abbiamo accettato un ricatto immondo, nel nuovo Pd del loft, quello di Veltrusconi». Se infatti a Di Pietro fu permesso di presentarsi alle elezioni come partito collegato, ai radicali - ma non solo - fu imposto in nome del bipartitismo (e della nuova legge elettorale che non premiava i partiti minori) di presentarsi esclusivamente nelle liste del PD. A compromesso raggiunto accadde però che Pannella, Sergio D'Elia e Silvio Viale, a causa di incompatibilità con le regole interne dei democratici, non vennero candidati. Nonostante ciò, i radicali accettarono le condizioni (per non perdere l’opportunità di restare in parlamento) e costituirono la delegazione radicale all'interno dei gruppi del PD di Camera e Senato. Secondo Pannella, i patti di quel “ricatto”, fin da subito non furono rispettati, e quando anche i temi etici a suo dire scomparirono dal programma del partito, sei mesi dopo fu inevitabile denunciare il tradimento del Partito democratico nei confronti dei propri elettori.

In conclusione, per il leader dei Radicali «Il Pd non ha nemici a destra, ma tutti gli altri, quelli di sinistra, li ha fatti fuori, a noi anche». Nel corso dell’intervista non mancano quindi i classici toni antipartitocratici, accuse alla stessa Annunziata perché in passato è stata presidente della Rai, strumento di regime contro la democrazia. Eppure l’antipartitocratico Pannella non ha disdegnato una cena a casa del Cavaliere, affermando però che in quell’occasione si è parlato solo dell'urgenza di risolvere il problema della giustizia e del carcere. Peccato si dica, che tra le pietanze offerte a cena sia stata servita anche la possibilità di un rinnovo della convenzione dello Stato con Radio Radicale!

Arriva dunque al capolinea l’alleanza tra il Movimento radicale italiano e il Partito Democratico. Quest’aspra intervista-denuncia contro il Pd ne suggella l’evidente frattura, ma negli occhi e nelle orecchie di chi l’ha vista ed ascoltata, cosa resta? Due cose: 1) l’ennesima accusa al partito democratico, di cui certo non se ne sentiva il bisogno visto che sarebbe più utile, e importante per l’interesse generale, dare una spallata all’attuale governo, invece di continuare ad indebolire il Pd che tra l'altro ha abbandonato il periodo del loft, cambiando leadership e strategie. 2) L’immagine di un Pannella, politico di lungo corso che lotta contro la partitocrazia, ma che di fatto la contesta tenendo i piedi ben piantati dentro il Palazzo.

Marina Ripoli

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