Giovedì 10 Novembre 2011 12:05

L’unica certezza è la confusione: e Se...? [1]

Autore:  Gabriele Cazzulini

L’unica certezza è la confusione. Nei giorni che decidono il futuro dell’Italia, stiamo allegramente stappando bottiglie da grandi occasioni, alzando i calici e ubricandoci perchè finisce un ciclo. Noi italiani siamo specializzati nel festeggiare la fine di qualcosa. Mai l'inizio. Quello è troppo complicato.

E dopo? E se...Berlusconi resistesse al suo posto? E se...Alfano diventasse premier? E se... andassimo al voto anticipato? E se... Monti formasse un governo di larghe intese? E se... il governo di Monti fosse un governo tecnico con una maggioranza politica, come Dini nel 1995? E se.... l’Europa si mettesse di mezzo...? E se... il governo non riuscisse a far approvare il maxiemendamento al ddl di stabilità? E se... Amato, Pisanu, Casini, Di Pietro?

Quando Berlusconi agonizzava, tutti i politici erano comodamente assiepati intorno al suo letto di morte sgranando, come un rosario, nomi e cognomi dei futuri ministri del nuovo governo, azzardando pure i primi provvedimenti, dati già per assunti.

Bastava attendere che il Grande Vecchio tirasse le cuoia e l’Italia si sarebbe miracolosamente ripresa da sola. Meglio di Lazzaro. Invece non è andata così. Non finora. Poi, al novantesimo minuto Berlusconi s’è inventato, diavolo di un comunicatore! l’idea delle dimissioni a scadenza. strong> Secondo me è un’idea che, in ordine di follia politica, è seconda soltanto alla “non belligeranza” con cui nel 1940 Mussolini voleva fare la guerra insieme ad Hitler senza fare veramente la guerra. Così il premier si è auto-concesso il bonus dei tempi supplementari.

Questo ha mandato in panne le manovre post berlusconiane per instaurare un nuovo governo. Contavano sulle dimissioni all’istante, l’intervento di Napolitano con la nomina di un nuovo premier e il voto di investitura del parlamento. Tutto ad alta velocità. Ma la Tav in Italia non funziona, nemmeno nella tratta Montecitorio-Quirinale. Il bel sogno di trovarsi subito un governo nuovo di zecca s’è sgretolato nei mille pezzettini della solita politica. Ora sì che è difficile comporre un mosaico.

Siamo tra la fine di un governo che non vuole finire e l’inizio di un governo che nessuno sa come sarà e neppure se ci sarà. Il voto anticipato è un’opzione che tiene banco. Ma nel frattempo chi resta a Palazzo Chigi?

E’ tutto un “se”. Le trame della politica si sono talmente ingarbugliate da apparire inestricabili. Il tempo è denaro, come ripeteva Benjamin Franklin. Più i giorni passano, più si aggrava la nostra posizione rispetto all’Europa. C’è pure il rischio, finora teorico, che le incertezze della politica divengano così opprimenti da aprire il campo a ipotesi estreme.

Niente panico. Da quando siamo “commissariati” dalla tecnocrazia europea dei banchieri e dei funzionari di Bruxelles abbiamo svalutato (ormai il linguaggio economico è d’obbligo) la democrazia. Infatti, il governo di Monti, modello esemplare del tecnocrate ed economista liberista, che non ha mai raccolto un voto in vita sua, è atteso come l’avvento del messia. Meno male che Berlusconi era un tiranno...

Gabriele Cazzulini

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