Correva l’anno 1993 quando, in piena “Tangentopoli”, venne votato il referendum che imprimeva una svolta in senso maggioritario al sistema politico italiano. Con l’addio al sistema elettorale di tipo proporzionale, giudicato da molti l’origine dei mali del sistema politico nazionale, nasceva, nei fatti, il bipolarismo.
La svolta maggioritaria poneva al centro del dibattito politico il raggiungimento di tre obiettivi fondamentali: la semplificazione del sistema dei partiti, l’introduzione del principio dell’alternanza al governo del Paese, e una maggiore durata e stabilità dei governi. Inoltre, la prevalenza del maggioritario costrinse i partiti a scendere a patti con la logica del bipolarismo e delle alleanze elettorali: nacquero il centro destra e il centro sinistra. Poco dopo, in occasione della campagna elettorale del 1996, le coalizioni indicarono agli elettori, per la prima volta nella storia della Repubblica, il nome del candidato Premier in caso di vittoria, consentendo ai cittadini, anche se indirettamente, di scegliere chi sarebbe diventato Presidente del Consiglio.
In quella fase, l’obiettivo delle nuove forze politiche nazionali e della sua nuova classe dirigente, vedi i post comunisti e i post fascisti, fu quello di evitare il ricomporsi di una forza politica di tipo centrista e di estrazione cattolica sul modello della sgretolata e ormai defunta Democrazia Cristiana, così facendo si garantivano e precostituivano la possibilità di diventare forza di governo, seppur in una logica di alternanza. La possibile (ri)costituzione della Balena Bianca all’interno dell’arco costituzionale avrebbe, fatalmente, escluso le nuove classi dirigenti dal governo della nazione. Furono Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema i due grandi manovratori che, seppur da posizioni diverse, avevano necessità di occupare spazi di potere e di rappresentanza ed evitare, contestualmente, una possibile esclusione dai ruoli di governo alle rispettive aree politiche. Accettarono, pertanto, il principio dell’alternanza e polarizzarono fortemente la lotta e lo scontro politico per soffocare ogni tendenza nostalgica e ogni tentativo di ritorno alla prima Repubblica.
La delicata crisi politica di questi giorni ha un convitato di pietra rappresentato proprio dall’architettura costituzionale del Paese. Da una parte la tendenza revanscista rappresentata da UDC, API, MPA ed ex DC a ricostituire un grande centro democratico cristiano – la Balena Bianca appunto – e dall’altra la volontà di tutelare e salvaguardare ad ogni costo il bipolarismo.
Lo hanno capito bene l’Italia dei Valori, Sinistra e Libertà, la Lega Nord, l’area ex DS del Partito Democratico e quella ex AN e Socialista del Popolo della Libertà. Le loro posizioni convergono proprio sulla salvaguardia del bipolarismo per evitare la loro esclusione sistematica (e sistemica) dai ruoli di governo, e la loro successiva e fatale fine politica. Hanno chiesto, quindi, a vario titolo, elezioni subito, un governo a tempo determinato, che lo stesso non si occupi di riforma elettorale, che guardi soltanto l’aspetto economico, che sia tecnico e non politico. Insomma, hanno piantato una bella dose di paletti perché gli è ben chiaro il pericolo di un ritorno della Balena Bianca. Fuoco alle polveri!
Christian Lalla









