Educare gli italiani alla sobrietà: questo uno dei tanti compiti che il Presidente del Consiglio Mario Monti dovrebbe compiutamente affrontare. A metterlo in evidenza di recente Il Sole 24 Ore che, in un articolo di Luigi Guiso ed Helios Herrera, ricordava come, tra le tante incombenze di Monti, ci fosse anche quella di <<iniziare ad educare i nostri concittadini al realismo e a non cedere ad illusorie promesse>>. Bene; anzi, benissimo: un premier “tecnico” ma sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare potrebbe riuscire in una missione così complessa e senza dubbio ambiziosa. Se dovesse portare a compimento questo processo – conferire nuova linfa ad un popolo ripiegato su sé stesso – renderà un buon servigio al Paese tutto; in caso contrario – ossia nell’ipotesi in cui gli italiani dovessero restare imbelli e privi di forza morale -, la Nazione intera dovrebbe continuare a regredire.
L’educazione di un popolo differenziato e variegato al suo interno – il fenomeno migratorio è infatti parte integrante ed elemento costitutivo delle odierne società – non è affatto un gioco da ragazzi o un passatempo divertente per pochi illuminati: essa necessita di una visione (e di una missione); abbisogna della capacità di prospettare il futuro, ma soprattutto richiede investimenti. Nella crescita economica, nella ricerca, nell’istruzione e nella formazione. Tutti elementi che, attualmente, sono rimasti stipati nella credenza della nonna, riesumati a parole – soltanto a parole, per carità – e giammai nei fatti concreti. Le menti migliori continuano così a fuggire all’estero, prive della possibilità e dell’opportunità di mostrare alle gerontocrazie dominanti di cosa siano effettivamente capaci. Alle nostre spalle, la Cina, l’India e i componenti dei Brics ci tallonano, rubando dalle nostre esperienze spunti di miglioramento e potenziamento del proprio capitale umano e sociale.
Detto questo, verrebbe poi da chiedersi se sia davvero nelle più intime speranze degli italiani farsi educare al realismo, senza mai più lasciarsi abbandonare ad illusorie promesse. La discesa in campo di Silvio Berlusconi non solo ha rappresentato nel panorama politico italiano una novità assoluta e un fattore tanto dirompente quanto destabilizzante: tutto è stato rivoluzionato e modificato in maniera repentina e a volte traumatica. A livello umano poi, la figura del Cavaliere ha incarnato in sé il sogno dell’italiano medio che riesce ad affermarsi nella società moderna, dell’uomo che si realizza senza doversi cullare sugli allori e sull’eredità dei propri avi. Per questo motivo, Silvio Berlusconi è stato un personaggio metapolitco: ha attraversato le vicende politiche ed istituzionali senza per questo rinunciare alle sue peculiarità e bizzarrie. Questa è stata per molto tempo la sua forza, ma anche una sua debolezza, soprattutto nell’ultimo periodo in cui numerosi fattori esterni come la crisi economica e la speculazione finanziaria ne hanno decretato la fine. Nel futuro degli italiani ci sarà sempre più incertezza e sempre meno politica; chissà se in questa nuova paideia, qualcuno cerchi di imporre loro uno stile di vita che non gli è mai appartenuto.
Angelica Stramazzi









