Giovedì 01 Dicembre 2011 22:51

Futuro rubato e sete di speranza

Autore:  Daniela Sgambellone

Magistrati, politici, uomini delle  forze dell’ordine e affiliati: tutti accomunati sotto lo stesso simbolo, quello della ‘ndrangheta. Un'operazione che non conosce confini geografici e che non può dunque essere attribuita, come spesso accade, alla sola Calabria. Ma del resto che la ‘ndrangheta non fosse fenomeno da ascrivere al solo sud non è scoperta nuova: Enzo Ciconte, nel suo “Ndrangheta padana” ben esplica la questione e anche regioni come la Toscana non ne sono affatto immuni: le recenti cronache, da Finmeccanica agli appalti truccati o pilotati, ne sono la testimonianza.

Ora che l’ennesima storia di cattiva gestione della cosa pubblica è venuta a galla chi ne pagherà il giusto prezzo? L’intreccio oramai evidente del mondo del malaffare con la politica ci ha stufati. I partiti, in virtù di quel porcellum da tutti criticato ma, ad oggi, da nessuno eliminato, devono assumersi le responsabilità di chi candidano e rispondere personalmente di eventuali errori. Abbiamo bisogno di aria fresca, abbiamo bisogno di un governo serio ed affidabile, di amministratori onesti. Questo governo “tecnico” dovrà  portarci fuori dalla crisi prima, e ad elezioni poi. Ma quello che è fondamentale è che si cominci da subito a lavorare al futuro, alle prossime elezioni, tenendo conto di quella bellissima frase di De Gasperi che afferma “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”.

Il futuro ci è stato rubato. La mia generazione non ha avuto la fortuna, a differenza delle precedenti, di essere padrona del suo tempo, di poter determinare le scelte politiche e il corso degli eventi. Ma il futuro dell'Italia non può appartenere più solo e soltanto a chi ha avuto quindici, venti, trent'anni per cambiare questo stato di cose, e, per incapacità o per motivazioni svariate, non ci è riuscito. Molti uomini della politica sono invecchiati attaccati a quella poltrona, urlando a fasi alterne che era l'ora di cambiare, non facendolo mai.

Intendiamoci: non mi chiamo Matteo Renzi, non simpatizzo per lui, non voglio rottamare un tanto al chilo, ma, bisogna riconoscerlo, è giunto il momento di darci un taglio. A partire dall'idea che se non vali, se non hai apportato un contributo significativo al miglioramento del tuo paese, se per dieci anni sei stato lì a ripetere che non va e non sei riuscito pero a cambiare un beneamato, beh, probabilmente te ne devi andare. E nell'ultimo ventennio, c'è da ammetterlo, di gente all'altezza non se ne è vista molta. Grillo probabilmente ha ragione quando afferma che “uno dei danni più gravi del ventennio breve berlusconiano è stata l'espulsione dei capaci e degli onesti dalle Istituzioni, dalle grandi imprese, dall'informazione, dalle banche, da qualunque settore che potesse disturbare i manovratori”.

La gente adesso ha sete di speranza, di volti nuovi e puliti. Siamo scesi in piazza, in 3 milioni, per il no Berlusconi Day, in centinaia di piazze con cacerolazo, flash mob, contro il nucleare, il legittimo impedimento, a favore dell'acqua pubblica, contro le province, per una riforma di legge elettorale, con la rivoluzione arancione di Pisapia e De Magistris. I cittadini hanno seguito i partiti, altre volte sono stati i partiti a seguire i cittadini, ma è giunta l'ora che le strade si intersechino, che la politica si rinnovi, che molti di quei giovani che hanno animato tutto ciò portino la loro grinta e la loro voglia di fare all'interno del Governo.

Avete la responsabilità di aprire quella porta, di lasciarci entrare, di congiungere i vostri migliori membri con “la meglio gioventù” in un felice connubio di esperienza e rinovamento. Questa, e solo questa, rappresenta la via per la rinascita e la serenità del Paese

Daniela Sgambellone

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