Un premier che vira almeno in parte sulla strategia comunicativa inaugurata al momento della sua designazione: Mario Monti, intervenendo alla festa del Tricolore di Reggio Emilia, ha posto l’accento sulla necessità di contribuire tutti insieme al rilancio del nostro sistema economico, senza quindi sottrarsi, attraverso stratagemmi ed espedienti a volte fantasiosi, al pagamento delle imposte.
<<Sono gli evasori fiscali – ha dichiarato il premier – a mettere le mani nelle tasche dei loro concittadini>>, spiegando così che è proprio sui contribuenti onesti che ricadono le colpe – e gli ulteriori costi – delle impunità di quelli che fino a questo momento l’hanno sempre fatta franca, corroborando così la tesi molto cara a Giuseppe Prezzolini: gli italiani si dividono in due categorie, i furbi e i fessi.
Al di là del messaggio pienamente condivisibile che Monti ha voluto inviare alla popolazione da Reggio Emilia, nella sue parole si rinviene chiaramente uno dei cavalli di battaglia sovente utilizzato da Silvio Berlusconi, sia nei periodo di campagna elettorale, sia nel corso della sua attività di governo per ribadire la bontà della sua azione e delle sue proposte - <<Non abbiamo mai messo le mani nelle tasche degli italiani>>, è stato per diverso tempo il leitmotiv del Cavaliere.
Il “salto nel passato” di Monti, la sua volontà di andare ad attingere un po’ di brio nel repertorio linguistico e comunicativo del suo predecessore, tingendo di rosa la sua prosa e il suo verbo, dimostra con tutta evidenza la necessità, di sicuro avvertita dal premier, di smarcarsi, seppur lievemente, dal registro accademico e strettamente tecnico da lui impiegato fino a questo momento. Se per un verso si è trattato di una stringente necessità – impossibile infatti discorrere di misure fiscali, balzelli e oscillazioni della borsa senza utilizzare gli opportuni vocaboli -, per l’altro Monti deve essersi accorto – o forse così gli è stato suggerito – di dover “dinamicizzare” la sua parola, altrimenti gli italiani, già fortemente provati dai sacrifici che saranno chiamati ad ottemperare in questo 2012 un po’ bizzarro, avrebbero finito per non capire le sue mosse. Tuttavia, ed è questa una verità con cui il premier dovrà nuovamente confrontarsi, il suo aplomb poco si confà alla scioltezza verbale di Silvio Berlusoni – i due infatti poco si assomigliano; anzi, del tutto evidente è la discrasia tra l’uomo di Arcore e l’ex Commissario europeo. Ma la diversità – e la differenziazione di vedute – costituisce un fattore senza dubbio positivo tanto in politica quanto nella società; resta da chiarire se la “digressione berlusconiana” fatta propria da Monti sia da considerare alla stregua di una nota stonata in un concerto che suona sempre la stessa musica o sia invece da intendersi come un cambio di rotta significativo nella sua strategia comunicativa.
Il tempo saprà dirci se avevamo ragione o se, per contro, il nostro era solo un abbaglio: non ci resta che attendere.
Angelica Stramazzi









