Dal nostro inviato speciale in Florida, Gabriele Cazzulini. Sbarchiamo al Sud con un’altra primaria repubblicana: “TheMatch – Before”. Strana campagna elettorale quella della Florida, lo Stato con il più alto tasso di fulmini pro capite, nonché roccaforte repubblicana. Entrambi fenomeni non spiegabili statisticamente. Ma la Florida apre soprattutto alle missioni impossibili. Gingrich tenta l’attacco a Romney, così in maniera non troppo grossolana. “Prossimamente la Luna. Stazione permanente americana e nuovo Stato”. The Moonstate, il 51° Satellite a stelle strisce. Primarie lunari e delegati intergalattici. Ma torniamo sulla terra. Ovviamente gli americani sono grandi pesci da far abboccare. Moonstone, la pietra di luna, è dal 1970 la gemma indiana simbolo dello Stato della Florida. Così, nel 1970, tanto per onorare la gita sulla luna del 1969. Gita partita dal Kennedy Space Center in Florida. Voilà. $$$. Il meglio deve ancora venire, il peggio no.
Allora, a che punto siamo? Sotto la cintola. Per seguire la partita per il potere, The Match esplora le parti più intime delle primarie repubblicane. Colpi bassi, con obiettivi bassissimi, che nemmeno Chuck Norris si sognerebbe mai di fare. Eppure capita questo quando in ballo c’è la Casa Bianca e quando ballano due tra i più impresentabili candidati alla nomination mai visti dai tempi del Generale Custer.
Provaci ancora, Mitt! Sì, Mitt Romney ha compiuto un passo e mezzo in avanti. Ha migliorato la sua retorica ai dibattiti. Non è poco, per l’uomo ghiacchio al cui confronto Al Gore era il John Travolta del sabato sera. Ma soprattutto ha capito che squadra che vince non si tocca. Cioè: se gli spot anti-Gingrich hanno funzionato in Iowa, funzionano anche in Florida. Appunto. Infatti nei sondaggi Mitt è già davanti a Newt di oltre dieci punti percentuali. Il copione degli spot non è certo stato scritto da Woody Allen: la solita raffica dei record negativi di Gingrich, narrati da una paternalistica voce fuori campo. Questa volta però Mitt l’ha fatta fuori dal vasino, perchè ha fatto un copia-e-incolla, sorry, copy-and-paste, siamo negli Usa, di materiale del canale NBC, a scopo elettorale non consentito. Ma queste sono annotazioni superflue quando volano certi colpi.
Ora, tra un paragrafo e l’altro, mi domando: ma in Italia, la pubblicità comparativa negativa, che effetti sortirebbe? C’è da pensarci seriamente. Vuoi mettere uno spot che recita i peggiori insuccessi di Berlusconi, mandato in onda dal Pd? O viceversa uno spot sui flop dei governi di centrosinistra? Botte da orbi e la prima vittima eccellente sarebbero i talk show. Per far litigare i politici basta organizzare un dibattito dopo aver mandato in onda gli spot negativi. E se questa moda prendesse corpo a livello locale? Parricidi, fratricidi, uxoricidi e ogni altra amenità delle vere compagna elettorali.
Spot a parte, la strategia finale di Romney non cambia: infangare l’avvensario con le sue stesse mani. Mitt non dice che il migliore è proprio lui. Dice che il peggiore è Gingrich. L’importante, e la distinzinoe non è affatto ovvia, non è raccogliere voti per sè. E’ alimentare il non-voto per l’avversario. Se non lo votano, voteranno me. Se non lo votano, va bene lo stesso. Gingrich punta più sulla grinta della sua parlantina e sul suo look ideologico da conservatore con la schiuma alla bocca. Nei dibattiti riesce ancora a crocefiggere Romney che non dichiara quando guadagna, che paga meno tasse, che non è un vero repubblicano, cioè non è un puro “social conservative”. Ma chi è questo tipo sociale così amato dalla destra populista e anti-tassista (non c’entrano i taxi) americana? Com’è fatto un social conservative? Odia le tasse, vuole pagare ogni tipo di servizio pubblico perchè vuole pagare solo servizi privati, ama mandare soldati americani in giro per il mondo, gode quando fallisce una società perchè il capitalismo non perdona mai e ha una foto osè di Reagan in bagno? Ecco, più o meno, questo sarebbe il tipo ideale di elettore repubblicano di cui Mitt e Romney si contendono il voto. Obama ringrazia.
Gingrich ha raccolto l’appoggio ufficiale di Herman Cain. Quello della pizza, il manager self-made e anche self-destroyed, quello dello spot col fumatore dai denti guasti e con la montature degli occhiali in perfetto stile anni 80. Era l’anti-Obama del Gop. Era anche l’unico candidato afroamericano dei repubblicani. Poi, la sua grintosa rincorsa s’è stampata contro accuse o calunnie di maltrattamenti sessuali ai danni di sue collaboratrici. Gli americani, non solo i social conservative, non amano politici troppo esperti di sottane extra-coniugali. Un presidente che gode troppo non fa godere i suoi elettori.
Però Gingrich adora auto-raffigurarsi come il poliziotto cattivo. L’ultimo dei mohi(repubbli)cani più irriducibili. Sarà per questo che uno dei grandi sponsor di Romney, Bob Dole, il candidato alla presidenza eternamente trombato, dai tempi di Ford a quelli di Clinton, ha preso carta e penna per scrivere lui stesso una lettera-denuncia contro i misfatti di Gingrich quando era capogruppo della maggioranza repubblicana nel 1994. Tutto vero. Anche il fatto che fu Gingrich a stroncare, dall’interno del partito repubblicano, la campagna di Dole contro Clinton nel 1996. E siamo solo alla fine di gennaio, prima della Florida.
In America dicono che continuando così, nè Mitt nè Newt saranno candidati forti. Ognuno sta mostrando il peggio dell’altro. Alla fine si annienteranno a vicenda. Tra i due litiganti, il terzo gode. Ammesso che ci sia, questo terzo sfidante. Ecco perchè l’elettorato americano inizia a coltivare un altro american dream: un terzo candidato, che in sella al suo fido destriero, come un vero John Wayne, entri nella sfida e sconfigga questi due brutti e bruti sfidanti. Però tertium non datur, dicevano i romani, che di impero se ne intendevano un pò di più degli americani. Finora l’unico a godere è Obama, che nella sua rilassante campagna elettorale si permette persino di parlare male dei ricchi. Eresia. Nemmeno i democratici degli anni ottanta. Ma... it’s the Match. E i democratici godono pure loro. Invece i repubblicani, sia che vinca Mitt, sia che vinca Newt, rischiano di non godere neppure in Florida.
Gabriele Cazzulini - Marino De Luca









