Martedì 07 Febbraio 2012 09:57

Monti: un italiano "atipico" In evidenza

Autore:  Spinning Focus

Non ci sono dubbi: il binario europeo del governo Monti sta dando i suoi frutti tanto che il nostro Paese sembra essere diventato la soluzione e non parte integrante di un problema assai spinoso infarcito di debito pubblico elevato, crescita economica che rasenta lo zero e deficit demografico in preoccupante ascesa. Il viaggio a Parigi del premier conferma questi presupposti e conferisce all’Italia nuova luce propulsiva, rinnovato vigore e riacquistato carisma; speriamo che questi frutti rendano al meglio e non vengano invece utilizzati in maniera impropria ed inopportuna.

Abbiamo diverse volte ripetuto che l’azione di un governo tecnico, costituito da rappresentanti del mondo delle professioni, dell’università e dell’imprenditoria e non già da politici eletti direttamente – ma sarebbe più giusto dire indirettamente – dal popolo, rispecchia anche nel modo di comunicare la sua naturale vocazione: poca invettiva e propensione all’insulto gratuito e parecchie dosi di nozioni tecniche per l’appunto. Un dato questo che si rafforza se, come è accaduto per il caso italiano, un esecutivo di emergenza nasce per far fronte ad una grave situazione di crisi economica che è sì globale ma sotto certi aspetti interamente nazionale – l’innalzamento del debito pubblico, unitamente al perdurare di zone grigie e torbide dell’agire politico, pubblico e sociale, è cosa nota ormai da diversi anni e non certo da ora.

Tuttavia, dopo la prima fase di avvio di quello “strano” governo guidato da Monti, il premier sembra essersi incamminato lungo un sentiero che, per chi si occupa di comunicazione, appare senza dubbio positivo e benaugurale. Mixando giuste quantità di tecnicismo a momenti di scioltezza verbale e lessicale, il nostro primo ministro dimostra di saper uniformare il suo linguaggio alle circostanze del momento; quello che stupisce ancor di più è la capacità di Monti di differenziare il suo lessico in rapporto al mezzo di diffusione del concetto che si trova davanti, con il risultato che per l’arena parlamentare non sarà assente un pizzico di formalismo e per l’agone pubblico si utilizzerà un registro più familiare e maggiormente diretto.  Una banalità, si potrebbe giustamente obiettare; eppure, fino a non troppo tempo fa, i politici applicavano spesso – e volutamente – una confusione abbastanza nociva tra linguaggio istituzionale ed espressioni colloquiali, con il risultato di scadere in un politichese incomprensibile ai più.

A Parigi Mario Monti è stato premiato in quanto “italiano atipico”, sia sotto il profilo politico ma anche, aggiungiamo noi, da un punto di vista comunicativo. Il suo ricorrente riferimento al popolo italiano - <<Non è me che dovete premiare, ma gli italiani>>; <<Credo che tutto il popolo italiano debba essere il destinatario di questo premio>> - dimostra la volontà di smarcarsi con netta evidenza da ciò che esisteva in precedenza. Forse sarà solo retorica e desiderio di ingraziarsi chi oggi è chiamato a sostenere pesanti sacrifici. Ma la strategia comunicativa di Monti pare quella giusta: dopo la fase di start up, il percorso intrapreso riserverà di sicuro ulteriori novità.

Angelica Stramazzi

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