Giovedì 02 Febbraio 2012 10:02

Vendola, Emiliano e il problema dell’osmosi tra politica e movimenti In evidenza

Autore:  Massimiliano Martucci

Vendola scende in campo per Emiliano governatore della Regione Puglia, investendo il magistrato democratico come suo successore. Contemporaneamente Emiliano lo ringrazia a modo suo proponendo di creare una lista civica nazionale che coinvolga i personaggi più importanti del centro sinistra alternativo al PD. Il ticket tra il sindaco di Bari e il Governatore “gentile” nonostante gli screzi e nonostante il primo sia sostenuto da ambienti ultraconservatori, sembra ancora essere abbastanza saldo, soprattutto in vista di possibili appoggi incrociati: il Sindaco che sostiene il prossimo candidato premier e il Governatore che indica il suo successore. Giochi politici, evidentemente, di alleanze, fratellanze suggellate nel territorio grigio tra le stanze dei partiti e le presunte piazze.

La motivazione ufficiale del placet di Vendola a Emiliano è: “Il problema, oggi, è l’osmosi tra politica e movimenti. Emiliano riesce a farlo con le forme che gli sono proprie: con grande protagonismo e con un atteggiamento, diciamo così, massicciamente post-ideologico” (qui l’articolo originale). Ovvero: Emiliano ha risolto alla base il problema della sintesi politica tra partiti e movimenti: decide lui.

Sia Nichi che Michele sanno benissimo che ormai i partiti contano poco, o meglio, contano solo per quanto pesano i propri leader, ovvero le catene di alleanze e di correnti che partono dalla circoscrizione e arrivano fino a Roma. Sanno perfettamente che nell’epoca della pervasità dell’informazione il ruolo esercitato dall’opinione pubblica, meglio ancora, della Big Conversation, è determinante e che quindi le vecchie tattiche sono riproponibili ma ancora per poco, pochissimo. L’abbiamo visto con la vittoria delle primarie di Pisapia e De Magistris in cui il web ha davvero assunto un ruolo non da poco. E i movimenti, la piazza, da sempre, storicamente hanno più dimestichezza col web delle segreterie partitiche.

Quindi l’arretramento della politica fatta dai partiti, determinato sì dal “riflusso”, dal berlusconismo, ma anche e soprattutto dall’incapacità di proporre un modello alternativo, un orizzonte di senso in cui la militanza poteva trovare la sua realizzazione. Quindi intere praterie si sono schiuse ai leader capaci di fare man bassa del vuoto lasciato dalle pesanti strutture della Prima Repubblica. Berlusconi, Fini, Casini, Bossi, ma anche Vendola, Veltroni, Emiliano, De Magistris, Di Pietro, Grillo. I movimenti si confondono con i vecchi partiti perché sono guidati da leader carismatici capaci di dare senso all’azione. E questi movimenti sono tutto fuorchè democratici: i militanti subiscono una specie di “infatuazione” nei confronti del leader e per il periodo in cui dura la passione dimenticano l’agire democratico. Solo che, come ogni cotta che si rispetti, passata la passione, subentrano i problemi. La democrazia innanzitutto.

Emiliano che si candida a guidare la Puglia dopo Vendola, così, d'emblée (anche se non ha sorpreso nessuno) è la rappresentazione efficace di una transizione, parole di Emiliano, verso l’era moderna della politica, in cui pensare ad un’alleanza che parta da Sel e arrivi a Fli, non è impensabile. In cui non serve sentire la base, in cui si interrompe lo schema dell’ipocrisia. E la base, carburante dei movimenti, fuori dall’ipocrisia politica rimane nuda, mera platea, da ecclesia a chiesa, tanto, chissenefrega.

Una “transizione” verso la modernità, in cui è il carisma del leader a permettere la sintesi tra partiti e movimenti, una fase in cui pezzi importanti lasciano il gioco, poco a poco, rintanandosi ancora una volta nel privato, smaltita la cotta per questo o per quello, fa assomigliare il futuro sempre più al medioevo (quindi al passato), in cui baroni si contenderanno i feudi elettorali. Ma, fortunatamente, senza ipocrisia.

Massimiliano Martucci

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