L’Italia è ormai un Paese di immigrazione dove molti cittadini arrivano sperando di potersi costruire un futuro migliore. Questo fenomeno è sempre più importante in termini di presenze, infatti, i bambini nati in Italia da genitori stranieri aumentano costantemente e raggiungono circa l’11,4% del totale (anno di riferimento 2009).
Questi dati obbligano ad una riflessione sulla necessità di riformulare il sistema di concessione della cittadinanza che sappia guardare alla nuova Italia ricca di una pluralità multietnica in cui chiunque nasca, studi e lavori qui abbia diritto di essere cittadino a tutti gli effetti e ciò al fine di favorire una reale integrazione. Una completa comprensione dell’attuale situazione e di come invece andrebbe modificata attraverso apposita proposta di legge è fondamentale evitare semplificazioni sull’argomento che potrebbero generare reazioni di natura allarmata e xenofoba da parte di nostri concittadini.
La duplice posizione, infatti, di urgenza di integrazione e di timori verso la sicurezza, rappresentano troppo spesso lacune da cui è difficile uscire. Superare l’attuale criterio dello IUS SANGUINIS, che prevede il conferimento della cittadinanza soltanto a chi nasce da genitori dal sangue italiano, e che dimostra una arretratezza non più sostenibile rispetto alla realtà sociale che stiamo vivendo. Le lungaggini burocratiche, che oggi corrispondono a circa dieci anni per l’ottenimento della cittadinanza da parte dello straniero residente, da un lato limitano fortemente il sentimento di appartenenza e dall’altro possono risultare vicoli pericolosi nel favoreggiamento alla criminalità.
La proposta di legge che sarà presentata in Senato dal Sen. Vizzini (PSI) e fortemente voluta dalla Federazione dei Giovani Socialisti e dal PSI, si incardina proprio in questi principi e vuole intervenire su due questioni fondamentali:
a. da un lato la concessione di cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno residente qui da almeno cinque anni;
b. dall’altro la cittadinanza concessa a stranieri adulti ma solo a seguito della conclusione di un processo formativo e di integrazione sociale.
I Giovani Socialisti ed il Responsabile Legalità PSI Luigi Iorio sono sostenitori dello IUS SOLI fin da tempi non sospetti e la centralità dell’argomento portata alla ribalta negli ultimi mesi anche dal Presidente Napolitano dimostra che questo tema non può essere considerato strumentale ad una parte politica, ma solo come attuale rispetto alla naturale quanto veloce evoluzione della società italiana.
La proposta di legge della FGS e del PSI pone, come già accennato, dei paletti: si prevede che il minore nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno dei due legalmente soggiornante da almeno cinque anni e attualmente residente, possa divenire cittadino italiano previa dichiarazione di un genitore da inserire obbligatoriamente nell’atto di nascita. Qualora il genitore non volesse fare espressa richiesta, il soggetto divenuto maggiorenne può farne richiesta entro due anni. E’ previsto inoltre che un minore diventi cittadino italiano, su istanza del genitore, se ha completato un percorso di studi o professionale nel nostro Paese.
Per tutti i motivi elencati e per sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica, la Federazione dei Giovani Socialisti ha scelto il tema dello IUS SOLI per la sua campagna di adesione dove l’immagine di una ecografia con lo slogan “Italiani. Da Sempre.” ne è simbolo.

Chiarire i criteri sulla concessione della cittadinanza e la posizione FGS è oggi quanto mai importante dal momento che il dibattito vede in merito delle prese di posizione che, facendo leva sul sentimento di paura che hanno molti italiani, pongono demagogicamente la questione come una contrapposizione tra “tifoserie” politiche, dimostrando un profondo quanto sconcertante senso di irresponsabilità.
Segretario Nazionale FGS










non è vero che “chi nasce in Italia è italiano” in modo automatico. Lo è chi vuole esserlo e “si sente” di esserlo. Lo ius soli esiste già per gli stranieri nati in Italia e residenti in Italia e maggiorenni: è sufficiente che, entro un anno dalla maggiore età, si rechino all’ufficio anagrafe e dichiarino di voler acquisire la cittadinanza italiana. Sono nati qui, educati qui, integrati qui, vogliono restare qui ed essere italiani: è giusto concederlo. Credo nell’autodeterminazione e chi nasce in Italia da cittadini stranieri lo fa per volontà altrui (di chi è qui per necessità o opportunismo) o per coincidenza, non per propria scelta: solo alla maggiore età il cittadino è abile a scegliere della propria vita.