Lunedì 06 Febbraio 2012 10:53

The Match in Nevada: Republican Caucuses, questo sconosciuto

Autore:  Spinning Focus

Fosse che fosse la volta buona per trovare l’anti-Obama targato Gop, con molto mormonismo nel sangue quanto soldi in tasca? In Nevada, coi suoi caucuses e i suoi tavoli da gioco, Mitt Romney scommette sulla sua vittoria e sbanca il tavolo. Si allunga lo stacco con Newt Gingrich, mentre Santorum e Paul sembrano puntini all’orizzonte da tanta polvere che stanno mangiando. E’ ancora lui, Marino De Luca, il nostro giocatore del match. Ecco il suo puntuale rapporto.

Lo show più pazzo del mondo continua in uno degli stati più grandi degli USA, il Nevada. Il deserto, la grande Montagna Innevata, l’Area 51, la “Sin City” di Las Vegas. I caucuses per alzata di mano e i bigliettini stropicciati indicano chiaramente un nome: Mitt.

Il Nevada, First In The West, proporzionalmente distribuisce 28 delegati, non troppi, ma una conquista in più per Romney che vince dove aveva già vinto nel 2008 contro McCain. Il 47,6% dei circa 400 mila repubblicani registrati ha votato per lui. Il 25% in più rispetto al giovane Gingrich. Con Paul e Santorum - ormai demandati a ruolo di legittimanti democratici – rispettivamente al 18,6% e 11,1%. Una perfetta fotografia dei sondaggi alla vigilia.

E intanto si contano i delegati – in attesa dei 9 non ancora collocati in Nevada e dei 3 unallocated in Iowa-, Romney 81, Gingrich 27, Santorum 15 e Paul 6. Con la testa ai 100 dei prossimi giorni in Minnesota, Colorado e Maine. Ancora un abisso dalla soglia 1444, il quorum ufficiale per la nomination.

Dunque il frontrunner convince. Convince la base repubblicana (59%), convince i Tea Party (50%), le donne (56%), gli ultraconservatori (49%), convince gli ultrareligiosi e soprattutto i mormoni (90%), ma soprattutto convince perché sembra essere l’unico in grado di battere Obama (73%). In più convince i finanziatori, tra cui il più influente e discusso endorsement del Nevada, lo scintillante Donald Trump che scarica Gingrich e lancia pubblicamente il proprio candidato alla presidenza.

Il grande elefante avanza goffamente, ma avanza. Con i candidati che scaldano le mogli a ruolo di first lady in diretta televisiva. Lacrime e battute, ma il dispiacere – in queste occasioni di “buona” televisione -  per il ritiro della repubblicana Michelle Bachmann e del suo first gentleman. Ma è soprattutto Michelle Obama a catalizzare l’attenzione dei media. Venticinque push-ups, flessioni, in diretta da “Ellen”, dopo i balli elettorali del 2008 e i baci a intermittenza temporale. Insomma Obama c’è, almeno nelle parole.

Rubrica a cura di Gabriele Cazzulini e Marino De Luca

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