C’era un sole tiepido quel giorno, ma quello che non riuscirò mai a cancellare dalla mia memoria è e sarà in futuro quel silenzio lacerante impastato di terra e vento. Nessun rumore, nessuna voce, nessun sussulto ad onorare quelle vite umane barbaramente spezzate da chi, a guerra conclusa, non conobbe pietà né compassione, ma solamente vendetta e sete di conquista. Una donna percorre quei sentieri battuti con il suo cane, un uomo corre fingendosi spensierato: frammenti di esistenze normali, in un giorno di fine anno.
O tu che ignaro passi per questo Carso forte ma buono, fermati! Sosta su questa grande tomba. E’ un calvario con il vertice sprofondato nella terra.
Più del 51% degli italiani ignora il dramma delle foibe: nessun ricordo, nessun pensiero da parte di chi non conosce. Di chi la colpa? Della scuola e delle istituzioni educative con libri partigiani e menzogneri? O dei governi, dei politici e di quei Presidenti della Repubblica che, recandosi in ogni dove, disdegnano una visita in Istria, in Dalmazia, a Trieste, a Fiume?
Il dovere della memoria si confonde così con la necessità dell’oblio, del non ricordo, della dimenticanza voluta, cercata, rincorsa e non già occasionale. Perché di occasionale, quando in ballo ci sono e ci sono state vite umane innocenti, non c’è proprio nulla. Semmai si tratta di rimozione coatta di qualcosa di scomodo, che dà fastidio, che rovina un quadretto dipinto con tanto amore e dedizione.
Un cammino lungo ed impervio attenderà le nostre generazioni e quelle future; nessun esempio potrà venire infatti da chi ha misconosciuto la tragedia delle foibe, derubricandola spesso ad esodo giuliano – dalmata, come se ad essere coinvolti non fossero stati cittadini italiani. Della nostra terra, della nostra Patria: umiliati da torme di invasori, costretti ad ingoiare sassi e pezzi di carta. Un filo di ferro spinato li univa uno ad uno, stretti per gli avambracci e gettati nelle profonde insenature carsiche. Chi ci restituirà i loro corpi? Chi renderà loro i giusti tributi?
Spetta a noi, italiani del Terzo Millennio, costruire un terreno fertile per accogliere tutte le vittime che, per mantenere alto l’onore dell’Italia, sacrificarono umilmente le proprie vite.
An. Stra.









