La tradizionale separazione tra uno spazio di scena e uno spazio di retroscena è stata messa in crisi dall’avvento e dalla pervasività dei media elettronici. In particolare, la comunicazione di massa ha contribuito non tanto ad un annullamento della soglia tra scena e retroscena, quanto piuttosto alla creazione di uno spazio terzo, intermedio, in cui talune attività proprie della sfera privata sono esposte pubblicamente e altre appartenenti alla sfera pubblica sono privatizzate.
Con l’avvento dei media dunque, lo spazio rappresentativo e pubblico della politica si è trasformato in maniera irreversibile.
Più volte si è detto di come Berlusconi sia stato in Italia l'unico in grado di abitare con disinvoltura questo spazio ibrido, a metà tra il pubblico e il privato, e di sfruttarne le peculiarità a proprio vantaggio: la personalizzazione della politica in fondo è una conseguenza diretta di questa trasformazione. E così per anni si sono susseguiti i governi di ministri superstar di cui erano stranote le stravaganze e le vicissitudini individuali, ma pressoché inconoscibili le iniziative politiche.
Ma è inevitabile che sia così o è stato solo il tocco d'artista del Cavaliere a creare uno scenario del genere?
Dopo i primi mesi del governo Monti, si è pensato che una politica meno individualistica e più di rappresentanza fosse possibile. Con lui è sembrato di tornare ad una fase premediatica, in cui un leader politico senza storia e senza corpo si carica sulle spalle le sorti di un Paese intero rinunciando alla proprio individualità.
Niente amori, malori, processi, vizi, tic, sangue. Niente Mediaset, niente Fiuggi e niente yacht. Mai una parola o un gesto che non fossero immediatamente riconducibili all'operato politico e alla ricerca del bene comune. Un uomo che rappresenta null'altro se non lo Stato. Non a caso i pochi che hanno ricordato il legame tra Monti e Goldman Sachs sono stati tacciati, nel migliore dei casi, di complottismo. E anche gli altri esponenti del governo sono tutto fuorché delle star. C'è stata anzi l'ostentazione della verginità mediatica dei vari ministri, dei quali sono state glorificate le enormi competenze nelle quali siamo stati invitati a credere incondizionatamente. Abbiamo assistito a un processo di de-personalizzazione che ha stravolto la sfera politica cui, volenti o nolenti, eravamo abituati. Che però non si trattasse di uno stravolgimento permanente è sembrato subito chiaro.
L'intromissione dei media nella politica è un processo irreversibile e lo stesso vale per il fenomeno di personalizzazione che ne deriva: c'è stato poco da aspettare infatti per assistere ai primi rigurgiti di individualismo.
In principio furono le lacrime della Fornero: manifestazione spontanea della soggettività più profonda e carnale di una donna. Hanno fatto scalpore anche perché furono il primo momento di celebrità per un esponente del governo che non fosse Monti.
Poi è stato il turno di Carlo Malinconico, sottosegretario dimissionario noto per essersi fatto pagare le vacanze da Piscicelli. Più recenti invece sono le infelici dichiarazioni di Michel Martone sugli studenti-sfigati seguite a stretto giro da quelle di Anna Maria Cancellieri, che ha pensato bene di gratificare i tanti giovani disoccupati dando loro dei mammoni, e ancora della Fornero, che ha parlato di illusione del posto fisso.
È inevitabile che nell'epoca dei media elettronici si assista a questi fenomeni di emergenza delle individualità: soggetti che abbandonano l'anonimato per salire agli onori della cronaca. Ma in piena crisi, fenomeni come questi sono più che mai inopportuni e sconvenienti. Sono state immediate infatti le polemiche sulla carriera lampo e sui lauti guadagni di Martone e dei figli delle ministre.
In questo modo sta venendo meno una delle ragioni d'essere del governo Monti. Far credere che a mettere le mani nelle tasche degli italiani sarebbero stati degli esperti in grado di far fruttare il bottino è stata una scelta azzeccata. Ma è altrettanto vero che gli italiani avrebbero preferito che a farlo fosse qualcuno senza volto e senza storia.
Rubrica l'Enciclopedia a cura di Walter Di Martino










una lucida analisi che lascia un interrogativo: il prossimo governo riprenderà la linea dell'esecutivo-spettacolo? O gli italiani premieranno una proposta senza fronzoli e con tanto realismo? Credo sia questa la vera contrapposizione che vedremo in campo politico nel 2013