Tangentopoli cominciò il 17 febbraio 1992. Il pubblico ministero Antonio Di Pietro chiese ed ottenne dal GIP Italo Ghitti un ordine di cattura per l'ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese. Le inchieste furono inizialmente condotte da un pool della Procura della Repubblica di Milano formato dai magistrati Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti, Ilda Boccassini e guidato dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D'Ambrosio.
Il nostro Direttore Christian Lalla - in occasione dei 20anni da quegli avvenimenti - ha intervistato il Dr. Piercamillo Davigo autorevole esponente di quella stagione giudiziaria. Buona lettura!
Tangentopoli ha prodotto 3200 indagati, 2575 rinvii a giudizio, 1281 condanne, numeri che parlano chiaro e che ci dicono quanto il malcostume della corruzione fosse presente e diffuso nella società italiana, sono passati 20anni è cambiato qualcosa nel nostro Paese?
La situazione è verosimilmente peggiorata. Secondo uno studio di Libera le condanne per corruzione e concussione sono crollate, mentre, secondo gli indici di percezione della corruzione elaborati da Transparency International, la corruzione è aumentata. Questo significa che gli apparati repressivi non riescono più a colpire questi fenomeni. Poiché già in precedenza la quasi totalità delle condanne rientrava nei limiti della sospensione condizionale della pena o dell’affidamento al servizio sociale, ciò significa che non vi è alcuna deterrenza rispetto a tali reati.
Per quale motivo il modello educativo ispirato da Tangentopoli legato ai concetti di legalità, correttezza e giustizia, sembra essere stato disatteso e in certi casi addirittura dimenticato dai cittadini italiani e dalla classe dirigente di questo Paese?
La classe dirigente, che appare spesso insofferente ai controlli di legalità, ha tentato una restaurazione della precedente situazione di impunità, apparentemente riuscito sotto tale profilo, ma il cui effetto è stato quello di far crescere la percezione dell’Italia come Paese gravemente corrotto. L’opinione pubblica, a fronte di ciò, sembra da un lato rassegnata e dall’altro mostra sempre meno fiducia nei politici.
L’immagine televisiva dei potenti interrogati nelle aule di Tribunale è ben impressa nella memoria collettiva. Tangentopoli sarebbe stata possibile o comunque avrebbe avuto lo stesso effetto senza l’utilizzo della Tv?
Ritengo di si. Inizialmente erano le cronache giornalistiche su carta stampata a svelare un intreccio di corruzione che nessuno immaginava ed a suscitare sdegno. Le immagini dei potenti interrogati in aula hanno aggiunto poco a ciò.
In quel periodo la magistratura poteva contare su un indice di gradimento pari al 90% della popolazione, nei fatti riuscì a colmare il vuoto di fiducia nei confronti della politica. Oggi l’antipolitica è un sentimento diffuso che soffia con forza nel nostro Paese, nessuno sembra capace di fare sintesi e stringere intorno a se il popolo italiano, perché la magistratura, a differenza di allora, non è più il punto di riferimento degli italiani?
La magistratura gode tuttora di un indice di fiducia incomparabilmente più alto di quello della politica, il che sorprende. Innanzi al giudice uno vince ed uno perde. Chi vince ritiene che ciò sia dovuto al fatto che aveva ragione, chi perde incolpa il giudice. Inoltre i magistrati pagano l’inefficienza del sistema giudiziario, di cui non sono responsabili ma vittime. Ciò nonostante quasi la metà dei cittadini ha fiducia in loro.
Come detto, in quella stagione, furono molti gli indagati e le custodie cautelari in carcere, tuttavia, molti processi si conclusero con assoluzioni o prescrizioni, da allora iniziò una discussione sulla possibile responsabilità civile e individuale del magistrato, dibattito tornato estremamente attuale nelle ultime settimane. Qual è il suo pensiero rispetto alla possibile introduzione di una simile responsabilità?
La questione della responsabilità civile dei magistrati fu posta fin dal referendum del 1987 ed è puramente demagogica. In nessuno Stato vi è azione diretta contro il giudice da parte di chi si ritiene danneggiato da un provvedimento (a meno che non si tratti di un illecito penale, ma allora anche in Italia vi è già responsabilità piena), perché altrimenti diviene impossibile concludere i processi. Chi vuole sbarazzarsi del giudice lo citerebbe in giudizio e questi si dovrebbe astenere e così via all’infinito. Quanto alla responsabilità dal punto di vista sostanziale un suo allargamento, comporterebbe soltanto una estensione della copertura assicurativa a cui già oggi tutti i magistrati ricorrono, con aumento del premio da pagare. Sul punto però svolgo un’osservazione: l’autista dipendente statale che guida un’autovettura non paga lui l’assicurazione sulla responsabilità civile per la circolazione del veicolo, la paga lo Stato. Perché l’assicurazione sulla responsabilità civile per i processi la devono pagare i magistrati?
Il Pool “Mani Pulite” (mai nome più azzeccato) nell’adempimento dei propri doveri inquirenti ha fatto crollare un sistema di potere legato a partiti storici della Repubblica italiana, PSI e DC in primis, avrebbe mai immaginato che quell’inchiesta avrebbe portato Silvio Berlusconi a sostituirsi a quei partiti creando Forza Italia, movimento con un DNA fortemente contrario alla magistratura, in particolar modo a quella di Milano?
Il Pool “Mani Pulite” non ha fatto crollare un bel niente. Gli elettori, alla luce di quello che hanno visto, hanno votato diversamente. Quanto al resto è un grave errore pensare che sia stata solo Forza Italia a contrastare i magistrati: le bozze Boato della Bicamerale furono votate pressoché all’unanimità e Boato era il relatore del centro sinistra. Quelle bozze erano idonee a piegare la magistratura al volere del potere politico più di qualunque legge ad personam successivamente approvata.
Cosa si sente di consigliare ai giovani 20enni di oggi impegnati in politica, nelle associazioni e nel volontariato, che non hanno vissuto in maniera diretta ed esplicita quella stagione ma che tutti conosciamo come “Tangentopoli”?
Di battersi perché l’Italia diventi un Paese dove vi sia il rispetto delle regole e sia apprezzata l’onestà. Per arrivare a tale risultato è indispensabile trasformare radicalmente i partiti politici, che oggi sono associazioni non riconosciute, in strutture trasparenti e fondate sul metodo democratico.
Intervista a cura di Christian Lalla









