Ieri come oggi… come domani?
“Un braccio per dare, e cinquanta per prendere” recita questa vignetta, una delle innumerevoli realizzate da Giuseppe Scalarini. Una tra le più rappresentative dell’attualità del lavoro di quello che viene considerato il padre della vignetta satirica in Italia. Non sembra la metafora della nostra classe politica e dirigente? Sono passati oltre cinquant’anni dalla sua scomparsa, eppure i disegni di Scalarini continuano a vivere non solo nella memoria storica ma si riattivano ogni volta che li si guarda, perché ci si rende conto che in fondo la storia si ripete e che nonostante il tempo molte cose non sono ancora cambiate. A pensarci bene ritrovarsi tanto coinvolti nella satira della prima metà del XX secolo rende anche un po’ tristi. È possibile che problematiche legate alla censura e alla libertà di stampa, alla povertà, al divario sociale, al gravoso sistema di tassazione, al connubio guerra-petrolio, alla paura di perdere persino la casa,
siano ancora reali? Si. Forse nel 2012 davanti alle vignette di Scalarini potrebbe venir da sorridere nel constatare le stesse denunce attuate oggi per lo più dai programmi di satira, dove si lascia la parola a quelli che si giustificano perché “comici”.
Nato a Mantova nel 1873 e morto a Milano nel 1948, Scalarini vive uno dei periodi più tragici della storia italiana, subendo in prima persona attacchi e persecuzioni “a causa” della sua “matita alla dinamite” . Le sue vignette antimilitariste vengono prese subito di mira dalla censura: Mussolini non gli perdonerà quella in cui viene ritratto come indegno traditore del socialismo, impersonificato dalla figura di Cristo, intitolata appunto Giuda, e pubblicato sull’ “Avanti!” il 23 Novembre del 1914. Di qui le violenze, gli arresti, fu confinato prima a Lampedusa nel 1926, poi trasferito ad Ustica nel ’27. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia viene nuovamente arrestato nel ’40 e internato prima a Istonio, nome latino di Vasto,
e poi a Bucchianico. Tornerà a casa alla fine dello stesso anno, riuscendo pochi anni più tardi a sfuggire ad un nuovo arresto durante la Repubblica di Salò. Il duce gli vieterà per tutto il ventennio di disegnare, pubblicare e firmare i suoi lavori. Nel frattempo però Scalarini collabora con alcune riviste, e grazie al famoso cartellonista e amico, Marcello Dudovich realizzerà dei bozzetti per manifesti pubblicitari, ma in forma del tutto anonima. Anche Cirio per il quale coniò il famoso slogan “Come natura crea Cirio conserva” gli offrì una collaborazione.
Il disegno era la sua vita. Studia all’Istituto di Belle Arti di Firenze (1891) e all’Accademia di Belle Arti di Venezia durante il servizio militare; ma la sua vera scuola fu l’osservazione di tutto ciò che gli stava intorno, nonché la frequentazione di importanti caricaturisti incontrati in tutta Europa (durante l’esilio a cui fu costretto per non essere arrestato dopo la condanna del 1898 per reato contro lo Stato) e nella stessa Firenze, dove la satira era viva già dal Risorgimento. L’esperienza nell’ “Avanti!”, con cui collaborerà dall’ottobre del 1911 al gennaio 1926, gli darà l’opportunità e lo stimolo quotidiano per realizzare i suoi articoli figurati. Per lui fu come nascere due volte. Possedeva la dote dell’interpretazione e della soluzione grafica sintetica, si esprimeva in maniera chiara e immediata riuscendo a far presa sulle persone a cui si rivolgeva. Scalarini era un appassionato di vocabolari, che spesso usava come fonte di ispirazione per i suoi disegni: una parola si legava al suo significato, il significato faceva scattare il meccanismo dell’immagine, sollecitando così l’idea di un disegno.
L’enorme quantità di disegni prodotta da Scalarini rappresenta un vero e proprio manuale di storia, e dunque un monito. Non si tratta semplicemente di satira, ma di documenti storici. La sua è stata una trasposizione della storia in immagine, quindi il vero scopo dell’autore non è quello di far ridere ma di smuovere le coscienze, passate e presenti (certamente anche future).
Nulla è sfuggito alla sua matita. Protagonista indiscussa delle sue denunce grafiche è la guerra, ogni tipo di guerra. Scalarini mai dimentica di denunciarne cause, complici e responsabilità; dalla guerra di Libia, col seguito di razzismo e colonialismo, alla Grande Guerra, di cui paghiamo ancora le conseguenze. Durante la prima guerra mondiale disegnerà il capolavoro La tragica rincorsa della fame e della guerra (“Avanti!” 1916).
Il simbolo Tao diventa concreto nelle forme dei due scheletri che insieme formano un cerchio diviso a metà dalle due mani che si stringono: la fame e la guerra si rincorrono all’infinito prendendo energia l’una dall’altra. Ogni guerra ha il suo rincaro del pane, ogni crisi ha una guerra.
I suoi personaggi sono spesso gli stessi, c’è il socialista, bello ed elegante, addirittura sotto le forme di Cristo a volte, il capitalista panciuto e disgustoso, il povero lavoratore macilento, e vari animali simbolici. Scalarini è
stato un creatore di tipi, sempre molto semplici, elementari, perché dovevano essere letti facilmente e restare impressi. Ma dietro questa semplicità c’era una grande cultura, tanti riferimenti che servivano a rendere la vignetta più efficace.
Scalarini era un uomo mite, gentile, gracile fisicamente eppure con una grande forza morale e coraggio, così come dimostrano le sue vignette. Era un uomo di buon carattere, e dalla sua bontà nacque la sua collera:“bisogna esser buoni come Scalarini per indignarsi davanti ad una società egoista e spietata“.
Rubrica a cura di Sara Pizzi









