Cento giorni e non sentirli. Mario Monti vola da Roma a Berlino; transita per Parigi, un salto a Bruxelles e poi ancora Berlino. Angela Merkel lo attende, vuole sapere se l’Italia potrà rispettare le scadenze fissate dall’Unione Europea. Non c’è più tempo ormai: l’attesa non è più concessa, non è un’opzione contemplabile. Ora bisogna agire, darsi da fare per riformare un Paese ingessato e schiavo dei suoi limiti. Mille lacci e lacciuoli imbrigliano la sua voglia di crescere e di conquistare nuove terre, nuovi mercati, nuovi lidi.
Cento giorni sono passati, una manciata più una in meno, poco importa. Mario Monti, il tecnico bocconiano dal rigore europeo, si è insediato a Palazzo Chigi lasciato libero dal Cavaliere ritiratosi (parzialmente) dalla scena pubblica e politica. Uno stuolo di ministri, sottosegretari e viceministri lo circonda, tutti rigorosamente tecnici, accademici, troppo professorali nel modo di dialogare, pensare, ragionare. Eppure – dicono – era quello che ci voleva: la medicina giusta, il rimedio azzeccato dopo tanti anni di cure sbagliate. Adesso c’è Monti a governare l’Italia, con il suo “strano” governo tecnico in cui alcuni sottosegretari giudicano “sfigati” gli universitari che non si laureano prima dei ventotto anni e i ministri difendono i propri pargoli, colpevoli solamente di aver vinto a quel bizzarro e casuale sistema della lotteria naturale.
C’è Monti ora, e il posto fisso diventa monotono e ripetitivo. Privo di fantasia e originalità, di adattamento e cambiamento. E pensare che per molti, fra quei giovani “sfigati” che si barcamenano tra uno stage non retribuito e un contratto atipico prolungato fino allo sfinimento, il posto fisso resta ancora un miraggio. Un’utopia. Una non possibilità e quindi un non traguardo. Irraggiungibile e inarrivabile. Come quando, da bambino, la mamma ti saluta e il lasso di tempo che separa quel momento dalla sera in cui la rivedrai sembra non voler mai arrivare.
C’è Monti adesso, in quest’Italia ancora un po’ disincantata, per fortuna, in cui navi giganti affondano nel bel mezzo di un’oasi naturalistica protetta dall’Unesco. Ecco: piove sempre sul bagnato, e speriamo che il turismo estivo al Giglio non venga compromesso …
C’è Monti ora e lo spread – sì proprio lui – sembra scendere lentamente; si placano i suoi voli pindarici, e la nostra “Italietta” è più vicina al colosso tedesco. La Germania ci osserva, ci spia, si preoccupa che i tecnici eseguano a puntino la missione per la quale sono stati scelti. Angela Merkel non indietreggia di un passo: resta ben ancorata alle sue posizioni. Ma ora è sola, e Sarkozy non ha più nulla da ridere. Anche la Francia è stata declassata, non è più la prima della classe e anche lei deve rimettersi in gioco. Come un adolescente che sta crescendo o come un adulto che, dopo anni di esperienze e competenze professionali, perde tutto e deve riaffermare sé stesso e il proprio valore.
Cento giorni per il governo Monti, ma si ha un certo ritegno a chiamarla luna di miele. Così ha scritto Filippo Ceccarelli su Repubblica. Troppo sdolcinata la metafora per designare una stagione di dolorosi sacrifici e indispensabile continenza. Già: sacrifici, tasse, balzelli e gabelle da pagare. Tutti sulla groppa degli italiani. Quelli onesti, va da sé. Quelli che le tasse le hanno sempre pagate (e tutte) e con il fisco hanno avuto sempre un rapporto leale e trasparente.
C’è Monti ora, fino al 2013, dicono. La politica ha abdicato alla sua funzione di indirizzo e controllo dell’operato dei tecnici: c’è ma non si vede. Ma così è sempre stato, del resto.
Angelica Stramazzi









