Lunedì 19 Marzo 2012 08:42

Chi “cinguetta” di più tra Pd e Pdl?

Autore:  Angelica Stramazzi

Nonostante ci sia Angelino Alfano alla guida del Popolo della Libertà – uno che si mangia tutti i segretari di partito a colazione, pranzo e cena (copyright di Silvio Berlusconi) – e nonostante l’era 2.0 della creatura berlusconiana sia stata inaugurata già da diverso tempo, una ricerca sul rapporto tra politici e social network spariglia – e non di poco – qualche collaudata convinzione.

“Parlamento 2.0 – Strategie di comunicazione politica in Internet” – questo il titolo del lavoro curato da Sara Bentivegna – focalizza l’attenzione del lettore sul legame tra politica tradizionale, fatta di procedimenti infiniti, formule astratte e linguaggio tecnico – burocratico, e mondo dei social network. In buona sostanza, si è cercato di indagare quale fosse il livello di presenza in Rete dei politici italiani, soprattutto in un periodo in cui la competizione politica sembra di fatto orientarsi più sul singolo candidato, e quindi sulle qualità della persona in sé, piuttosto che sull’intera compagine partitica (le recenti primarie del Pd a Palermo confermano con tutta evidenza questo assunto). Se tuttavia personalizzazione e spettacolarizzazione della politica sembrano prevalere ed affermarsi con forza in un contesto – quello parlamentare giustappunto – ancora obsoleto e pluridatato nel tempo, i politici nostrani restano ancora scettici e restii nel voler sfruttare le mille opportunità e potenzialità offerte dal web. Si può infatti anche operare bene – e per fortuna di parlamentari competenti e preparati ce ne sono – ma se poi non si divulga quanto fatto all’esterno e in maniera estemporanea poco conta. O meglio: non tutti ne vengono messi a conoscenza. E una buona azione tenuta per sé poco giova al bene e all’interesse complessivo della collettività.

Ma veniamo ai dati forniti dalla ricerca. Solamente il 55% dei parlamentari è presente su Internet, con una differenza di circa dieci punti percentuali tra Camera e Senato. Appena uno su cinque è presente sui social network come Facebook e Twitter, contro il 70% dei colleghi statunitensi. Facebook resta ancora la piattaforma più utilizzata, sebbene molti deputati e senatori stiano emigrando dal web 1.0 (gestione di un proprio sito web) al web 2.0 (utilizzo dei social network).

Tuttavia, tra Pd e Pdl la sfida digitale è vinta dagli uomini e dalle donne di Bersani: quasi il 70% degli esponenti democratici è on line, contro il 46% del Pdl. E il segretario del Pd batte quello del Pdl anche su Twitter per numero di “follower”: Bersani vanta infatti ben 92.149 sostenitori contro i 14.816 di Alfano. A “cinguettare” assiduamente sono Antonio Palmieri (responsabile Internet del Pdl) ed Antonio Di Pietro, seguiti a ruota da Andrea Sarubbi (Pd), Roberto Rao (Udc), Giacomo Stucchi (Lega Nord), Franco Barbato e Silvana Mura (Idv). E pensare che lo stesso Alfano ha da poco inaugurato la sua PDA (Political Digital Accademy): una sorta di scuola interattiva in cui dirigenti, sostenitori e militanti possono acquisire le nozioni e gli strumenti del web. Un esperimento innovativo e all’avanguardia, ammesso però che lo stesso Alfano si dia presto da fare per incrementare i suoi “followers”, raggiungendo così quelli di Pier Luigi Bersani.

An. Stra.

Lascia un commento


©2010 Spinning Politics. P.Iva 02182250692.Tutti i diritti riservati.
Spinning Politics è una testata giornalistica registrata. Registrazione Tribunale di Vasto n°127 del 3 Giugno 2010.
Editore e Direttore Responsabile Vincenzo Christian Lalla.