Lunedì 19 Marzo 2012 10:51

The Match: maledetto di un Santorum

Autore:  Marino De Luca

“Lascia che Dio sia il primo” dicono alle Samoa, ma, per il momento, a primeggiare in questa avvincente corsa verso la nomination è ancora e sempre Mitt Romney, che, è un dato di fatto, si conferma fortissimo nei caucus esotici, ma proprio non riesce a sintonizzarsi sulle frequenze dell’elettorato sanguigno degli stati del sud. E mentre Obama, tra SuperPac e ripresa economica, si attrezza per fare in modo che le presidenziali siano una partita chiusa in partenza, Romney si trova a fare i conti con un challenger che proprio non vuole saperne di lasciargli la strada libera verso Tampa. Nuovi stati al voto, una nuova analisi di the Match. Il tutto reso più avvincente dall’inimitabile penna di Marino De Luca. Let the Match start over!

Ufficialmente è il numero due di questa corsa. Ma le sue vittorie fanno male. Spingono sempre più in basso il povero Gingrich, il terzo incomodo, e intaccano la legittimità di Romney, il frontrunner. Santorum c’è, dicono dallo staff. Romney pure, rispondo i matematici del GOP. La solfa è la stessa, “dopo stasera, siamo ancora più vicini alla nomina”. Così i ragionieri in casa Romney rigiocano la carta delegati davanti all’icona “Santorum il festante”. Che noia. Ma andiamo con ordine.

Alabama. Da qualche decennio roccaforte Repubblicana nel sud degli States. Centro nevralgico per la produzione di ghisa, ferro e acciaio. Qui, in Alabama, rigorosamente primarie aperte. Oltre seicentomila votanti e la vittoria di Santorum con il 34,5% dei voti. Gingrich secondo a 29,3%, Romney terzo a 29% e Paul in ultima posizione al 5%. Ma dall’Alabama arriva un piacevole vento rosa, il voto femminile, che raggiunge percentuali superiori a quello maschile in tutti gli elettorati, escluso quello di Gingrich. Poi, il solito profilo dei votanti. Conservatori per Santorum e moderati per Romney.

Samoa Americane. “Lascia che Dio sia il primo” è il motto dell’arcipelago del Pacifico meridionale. Per la serie, anche i territori non indipendenti, democraticamente partecipano alle primarie. E cosa succede quando cinquanta repubblicani si riuniscono al Toa Bar & Grill? A Pago Pago - la capitale delle SA -, un caucus presidenziale. Alla fine, tra gli amici del baretto, vince Romney. Ben 9 delegati e arrivederci al 2016.

Hawaii. La patria della Ananas e in parte di Obama, nonché il cinquantesimo stato a stelle e strisce. Questo paradiso tropicale regala la seconda vittoria di giornata a Romney. Diecimila elettori al caucus e il 45,4% per il frontrunner, con Santrorum, Paul e Gingrich rispettivamente al 25,3%, 18,3% e 11%. Pochi delegati anche qui, circa 9 per Romney e 4 per Santorum. Aloha!

Mississippi. Ancora Sud, ancora Santorum. Quasi trecentomila votanti e primarie aperte a tutti gli elettori. Il 32,9% dei consensi per l’italoamericano, secondo Gingrich al 31,3% terzo Romney al 30,3 e quarto lo stoico Paul al 4,4%. I sondaggi alla vigilia sembravano assegnare al testa a testa Gingrich-Romney la medaglia del winner. E invece spunta lui, il fenomeno Santorum, ancora una volta appoggiato da un elettorato femminile e soprattutto dalla pancia repubblicana.

Dunque, sì, Romney è ancora più vicino alla nomina, ma come può uno staff presidenziale puntare solo ai numeri e restare ottimista di fronte a due terzi posti, a 50 samoani e agli ananassi delle Hawaii? La verità è che Romney non entusiasma. Punto.

E intanto, come al solito, il caro Obama è in fuga tra le notizie positive dell’economia, che graziano in genere gli incumbents, e lo sketch sportivo con Cameron in Ohio. Aloha!

Marino De Luca

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