Più che un “finalmente”, un gran “peccato”
Dal 23 al 25 marzo, ho partecipato al Primo Congresso Nazionale dei Giovani Democratici, il gruppo giovanile del Partito Democratico, e ho portato, qui, sulle pagine di Spinning Politics la mia analisi della tre giorni tenutasi presso il palazzetto Ceccherini di Siena.
Alla fine di questo congresso in terra toscana è stato ri-eletto segretario dei Giovani Democratici Fausto Raciti, per l’occasione candidato unico, con l’83,2% di voti favorevoli. Era presente un altro candidato, Brando Benifei, ma nella notte tra il 23 ed il 24 è saltata la sua candidatura.
Al congresso erano presenti tantissimi ragazzi provenienti da tutte le regioni italiane. Il loro entusiasmo si percepiva a vista d’occhio, e questo non dovrebbe per niente sorprendere visto che partecipavano all’evento esclusivamente giovani sotto i trent’anni. Quello che ha sorpreso invece è tutt’altro.
Poca rappresentanza femminile. Ha sorpreso il fatto che su decine e decine di interventi siano salite sul palco non più di 5-6 donne, donne rappresentate da una sola ragazza nel tavolo della presidenza. Al congresso nazionale della giovanile del principale partito progressista francese, tedesco, svedese, olandese, etc. sarebbe inconcepibile!
Ambiente, questo sconosciuto. Ha sorpreso il fatto che la parola “ambiente” e le tematiche ambientali siano praticamente risultate un oggetto sconosciuto per tutti i tre giorni di congresso. Le tematiche ambientali sono in cima ai pensieri ed ai programmi di tutte le giovanili progressiste (e non solo) europee e mondiali. Vederla citata, per sbaglio, in massimo 1-2 interventi è qualcosa di veramente a-progressista.
Pochi tweet. Ha sorpreso il fatto che l’apposito hashtag creato su twitter, #congressogd, veniva utilizzato con una media di 1 tweet ogni 3-4 minuti. Alcuni dei delegati/ospiti presenti in sala comunicavano tramite facebook, ma non molti. In un momento storico dove “messaggi, organizzazioni e leader che non hanno presenza sui media non esistono nella mente dei cittadini”, vedere che al congresso dei Giovani Democratici quasi nessuno si stava interessando di far conoscere al “mondo esterno” cosa stava avvenendo in quel palazzetto è qualcosa di a-giovane ed a-politico.
Un segretario che non emoziona. Ha sorpreso il fatto che il segretario uscente e confermato Fausto Raciti, sia tutto meno che un politico/ragazzo in grado di parlare ai cuori. Ok che la sinistra italiana ha sempre avuto un rapporto molto particolare con la personalizzazione della politica, ma i giovani parlano il linguaggio delle emozioni, ed avere un segretario non in grado di toccare i cuori di un ragazzo di vent’anni è un limite veramente non irrilevante.
Democrazia a candidato unico. Ha sorpreso il fatto che al primo congresso nazionale di una organizzazione giovanile che si caratterizza per essere accompagnata dall’aggettivo “democratico” sia stato presente un candidato unico. La democrazia senza competizione soffre molto ed il candidato unico con la democrazia lega veramente male.
Insomma, difficile uscire da questo congresso con il bicchiere mezzo pieno. Tutte queste “sorprese”, infatti, non possono essere considerate dei dettagli, ma delle lacune sostanziali.
Come essere una forza dirompente e di cambiamento con questa sotto-rappresentazione dell’universo femminile caratteristica strutturale e piaga della politica e della società italiana?
Come affrontare le sfide del ventunesimo secolo e guardare al futuro senza considerare come centrali le sfide ambientali, soprattutto in una nazione come l’Italia dove quotidianamente si assiste al disfacimento e allo sgretolamento del nostro territorio?
Come pensare di fare politica nel ventunesimo secolo senza utilizzare a pieno i nuovi media, soprattutto visto che parliamo di ragazzi di vent’anni e non di settantenni che non sanno neppure cosa sia un social network?
Come suscitare entusiasmo e trasmettere la passione per la politica con un segretario non in grado di parlare ai cuori in una fase così tanto condizionata e caratterizzata dalla personalizzazione della politica?
Per carità, guardando al bicchiere mezzo pieno è innegabile che sentire giovani di vent’anni parlare con una competenza ed un pathos davvero encomiabili di lavoro (il tema maggiormente trattato durante tutto il congresso), di diritti della persona o della lotta alla criminalità organizzata rappresenti una boccata d’ossigeno in un paese dove la politica è percepita sempre più lontana dai problemi e dalla quotidianità di tutti i cittadini. Ma tutte le “sorprese” che si sono sottolineate non possono che rappresentare delle carenze strutturali per una giovanile progressista del ventunesimo secolo.
Il punto è che di potenzialità quel palazzetto ne era veramente pieno, e tutto mi sarei aspettato meno di veder riproposti tanti dei difetti che caratterizzano il partito di riferimento di questa organizzazione giovanile.
Avrei tanto voluto terminare questa analisi con un “finalmente”, purtroppo sono costretto a concludere con un: “peccato”. Peccato.
Diego Ceccobelli










Ciao Roberto. Il punto è che se vuoi (e devi) essere motore di un cambiamento, soprattutto in un momento come questo dove la fiducia (colonna portante di una società) nella politica/istituzioni/relazioni sociali latita e allo stesso tempo i giovani fanno di tutto meno che avvicinarsi alla politica non puoi sbagliare un colpo. Spero quest'articolo riuscirà a smuovere un po' le acque per risolvere queste "lacune" (che ho ravvisato durante il congresso) che a mio avviso non aiutano per niente nel processo di riavvicinamento dei giovani alla politica/fiducia in questa.