Giovedì 19 Aprile 2012 21:10

Disincanto o mera finzione: la “tendenza al cerchismo” della Lega Nord

Autore:  Angelica Stramazzi

La resa dei conti in casa Lega è iniziata ormai da qualche settimana. I principali componenti del cerchio magico – Rosy Mauro, Renzo Bossi, Monica Rizzi, Francesco Belsito – hanno rimesso i propri incarichi nella mani del Capo, padre fondatore di un movimento politico – folkloristico nato con l’obiettivo (e con l’esigenza) di rappresentare quel “popolo del Nord” precedentemente privo di rappresentanza.

Nei giorni scorsi molto si è discusso circa la possibilità che il prossimo congresso federale, anticipato da settembre a giugno, elegga Roberto Maroni quale nuovo segretario, sancendo di fatto un cambio di passo ma soprattutto decretando un ricambio generazionale dopo oltre un ventennio di guida monocratica indiscussa e consacrata. Tuttavia, l’ex Ministro dell’Interno pare non essere il solo ad aspirare (giustamente) all’ottenimento della leadership leghista: a fargli da compagnia ci sono anche il sindaco di Verona Tosi e l’europarlamentare Salvini. Secondo quanto ha scritto di recente Gianluigi Paragone su Libero, se «Maroni è la rottura rispetto al mondo del cerchi magico, Tosi è l’uomo delle rotture: ebbe infatti il coraggio di criticare Umberto Bossi quando nessuno lo faceva»; Salvini invece «incarna il leghismo della militanza: è la base che poi è diventata dirigenza».

La corsa per il potere è quindi iniziata. Ma in questo scenario, a prescindere da quale sarà il vincitore finale, bisognerà che il ricambio generazionale di cui sopra sia reso effettivo, concreto e realmente tangibile. Visibile ai più e parimenti riconoscibile da chi per anni ha sofferto per la mancanza di fondi destinati alle sezioni di partito, mentre altri sperperavano a iosa il denaro dei contribuenti onesti. A tal proposito, Stefano Folli ha voluto precisare che «occorrerà verificare quanto sarà realmente nuova questa leadership: se fosse solo cosmesi, sarebbe difficile arrestare il disincanto dei militanti». Non a caso l’editorialista del Sole24Ore utilizza il termine “disincanto”, ossia l’opportunità offerta ora alla base leghista di liberarsi da un incanto, da una magia che ha finito per imbambolarla per anni.

E se invece la “narrazione leghista” fosse nata in principio in questo modo, strutturandosi intorno ad una cerchia ristretta di pochi fedelissimi? La conferma viene dall’antropologa francese Lynda Dematteo, autrice di un interessantissimo saggio sul tema titolato “L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord”. Il 12 aprile scorso la Dematteo ha scritto su Repubblica che «la Lega è sempre stata un partito – famiglia: nasce attorno ad una coppia di coniugi varesotti, Umberto e Manuela, che mobilita familiari ed amici. Tramite un primo foglietto di propaganda autonomista indirizzato a persone del Nord, individuate grazie a cognomi tipici, riescono a raggiungere famiglie nordiste anche in altre province e così, a poco a poco, il cerchio si è allargato».

La “tendenza al cerchismo” sarebbe quindi, secondo l’antropologa, una naturale caratteristica del movimento leghista, volta  a raggruppare sotto un unico tetto comune famiglie dalle stesse origini e con le medesime radici. «I gruppi xenofobi – prosegue poi l’analisi della Dematteo – desiderano ritrovarsi fra simili: origini comuni e somiglianze fisiche diventano per loro altrettante garanzie di buona fede. Dall’inizio, è apparso chiaro a tutti militanti che Bossi concepiva la Lega un po’ come un’officina metalmeccanica da lasciare in eredità ai figli. E nessuno lo metteva in discussione».

Quale disincanto allora, quale illusione da scardinare? Tutto già previsto per un partito – clan che ha fatto della somiglianza genetica un imperativo irrinunciabile. Se è vero quanto afferma Lynda Dematteo, sebbene la sua sia un’analisi interpretativa e non già una verità rivelata, verrebbero meno le pretese di ricambio avanzate da Maroni e compagni: se era tutto previsto fin dalla nascita del movimento, come spiegare le ragioni di tanto malcontento?

Per le domande ormai resta poco spazio: il redde rationem leghista è iniziato. Qualche testa è già rotolata via ed altre stanno per essere gettate a valle. La scadenza congressuale di giugno ci dirà se il disincanto padano ha avuto ragion d’essere o se, piuttosto, si è trattato solamente di una finzione.

Angelica Stramazzi


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