Spinning Politics ha intervistato Giovanna Cosenza, docente universitaria presso il Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell'Università di Bologna e presidente del corso di Laurea Magistrale in Semiotica. Esperta di comunicazione politica e new media è la curatrice di Dis.amb.iguando, un blog di divulgazione sui temi della comunicazione e di un blog sul Fatto Quotidiano. È da poco uscito per Laterza il suo ultimo libro: SpotPolitik. Perché la casta non sa comunicare.
Professoressa Cosenza: cos'è la SpotPolitick?
La SpotPolitik è quella politica convinta che comunicare significhi scegliere l'abito giusto per andare in TV, trovare una bella posa per la foto sul giornale, mettere insieme due colori e uno slogan per i manifesti elettorali.
Ma questo non ha nulla a che vedere con la comunicazione.
In che senso?
Nel senso che soffermarsi su questi elementi di superficie significa avere della comunicazione un'idea estetizzante e banalizzante. Significa non comunicare!
Sin dai tempi dei greci la politica e la comunicazione politica coincidono. Comunicare significa proprio entrare in relazione con il prossimo e cosa deve fare un politico se non entrare in relazione con i propri elettori e mostrarsi in grado di comprenderli? Bisogna uscire da se stessi e mettersi nei panni degli altri, ma sono pochi i politici disposti a farlo.
Come spiega questa difficoltà?
Credo sia il frutto di un fraintendimento tipico dell'Italia. Si pensa, soprattutto a sinistra, che la comunicazione politica sia quella cosa cattiva nata con Berlusconi per ingannare gli italiani, quello strumento spregevole e mendace in grado di plagiare le menti degli elettori. Ma Berlusconi non ha fatto altro che introdurre in Italia quella commistione tra sistema politico, marketing e pubblicità che negli Stati Uniti c'è già dalla prima metà del Novecento. Poi che si possa usare la comunicazione politica per mentire è vero, ma in partenza è uno strumento del tutto neutro.
Il suo libro è un vero e proprio campionario di errori comunicativi colossali.
Sono partita proprio “dal peggio di”, perché per analizzare a fondo la comunicazione è essenziale partire dagli errori. Ho analizzato il quinquennio che va dal 2007, anno in cui nasce il Partito Democratico e viene annunciato il PDL, alla fine del 2011, quando nasce il governo Monti.
A chi è rivolto questo libro?
È un libro divulgativo scritto con un linguaggio non distanziante e con un approccio decisamente multidisciplinare. Per questo può essere letto sia dai comuni cittadini che dai professionisti della comunicazione. Certo, leggerlo non farebbe male nemmeno ai politici e alle persone che ne curano la comunicazione, ma accade raramente.
Non accettano le critiche?
Alcuni le accettano, ma sono una minoranza. Molti politici, almeno quelli più in vista, pensano di sapere già tutto e nello strutturare la strategia comunicativa non guardano mai al di fuori della cerchia ristretta di persone cui si affidano di solito.
Qualcosa sta cambiando: pensiamo al ruolo della donna in politica. Siamo passati da Carfagna e Minetti a Fornero e Cancellieri. Da donne belle, di cui si mettevano in dubbio le competenze, a donne estremamente competenti, per cui la questione della bellezza nemmeno si pone. Un bel miglioramento, non le sembra?
Sì, è vero e fai bene a porre la domanda. È evidente che c'è stato con il governo Monti un grande cambiamento e un passo in avanti dal punto di vista della parità di genere. Ma fino a che si continuerà a discutere di questo argomento non usciremo da queste logiche sessiste. Quindi: abbiamo individuato un cambiamento, perché un cambiamento c'è stato, ma poi ad un certo punto bisogna anche smettere di registrarlo. Quando si smetterà di parlare dell'aspetto fisico delle donne in politica, o a parlarne in maniera limitata come accade per gli uomini, assisteremo ad una vera vittoria di civiltà.
Del resto i numeri ci dicono che l'Italia è ancora decisamente indietro rispetto al resto dell'Europa su questo argomento e non solo per quanto riguarda la sfera politica.
Rimaniamo sul corpo. L'azione dei media ci ha fatto conoscere nel dettaglio la componente corporale dei politici: vizi, smorfie, tic. Persino le abitudini sessuali. Con Monti sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo, ad una condizione pre-mediatica. Per dirla alla Kantorowick: il corpo privato del leader sembra sparire dietro alla funzione di rappresentanza che ricopre.
È così. Questo fa parte di un progetto politico molto chiaro: a cosa viene associata la componente corporale delle persone se non alle emozioni e alle passioni? Ma in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, in cui il Governo si trova costretto a chiedere grossi sacrifici agli italiani, c'è spazio solo per la sobrietà e non per le emozioni. Del resto dal punto di vista politico si può discutere quanto si vuole di Monti, e le tensioni sociali che sono emerse ultimamente sul tema della riforma del lavoro testimoniano che la situazione è tutto fuorché serena, ma una cosa è certa: è stata recuperata credibilità verso quegli interlocutori che stanno più a cuore a Monti, ovvero l'Europa e il mondo della finanza.
È uno stile convincente. Ma è anche vincente? Proveranno ad imitarlo?
Va bene per lui, ma se qualcuno provasse ad imitarlo sbaglierebbe. Perché questo stile funziona ora e non è detto che andrà bene sempre. Lo sappiamo come vanno le cose in Italia: è risaputo che le elezioni si decidono sempre sul filo del rasoio, per il voto di un manipoli di indecisi. E questi non li conquisti certo con la sobrietà né con l'anaffettività. Ci vuole il colpo ad effetto e con le elezioni del 2013 torneranno i toni aspri a cui siamo abituati.
Un'ultima domanda: ce la farà la Lega a sopravvivere a questo terremoto?
Il “posizionamento” della Lega era davvero perfetto. Tutto incentrato sull'onesta e la partitocrazia da combattere. Ora con l'ultimo scandalo qualcuno ne ha persino messo in dubbio la sopravvivenza, ma sono sicura che non solo sopravviverà, ma potrà persino avvantaggiarsi da questa situazione.
Del resto se fossi una leghista convinta, una che ci credeva davvero, come prima cosa sarei del tutto sconvolta e non smetterei di piangere. Chi considera esagerate le reazioni dei leghisti dimostra di non averli affatto compresi. Poi avrei bisogno di qualcosa per riuscire a superare uno shock del genere, avrei bisogno di una storia a cui aggrapparmi. Ed eccola la narrazione che la Lega sta costruendo: Bossi eroe tragico, Bossi tradito. Da Maroni? No, peggio. Dagli affetti più cari che hanno approfittato di lui, della sua generosità e persino della sua malattia.
Intervista a cura di Walter Di Martino









