Lunedì 23 Aprile 2012 14:15

Francia 2012: uno sguardo da Gauche!

Autore:  Marino De Luca

Parigi. L’emozione a piazza Stalingrado è quella che non riesci a raccontare. L’orologio fermo alle 19 e 59. Ci si stringe forte gli uni con gli altri, per esserci. Essere lì, dove la storia sta per scriversi. Gli smartphone della piazza collegati con la Svizzera. Spulciano da ore le proiezioni che sembrano confermare le attese della vigilia. Primo Hollande, secondo Sarkozy, terzi Le Pen e Mélenchon, vicini, molto vicini.

Già, la vigilia. Quell’attesa che ti sbatte nello stomaco la consapevolezza di poter cambiare qualcosa, ora e qui. Ad un minuto dalle venti gli occhi sono quelli raccontati un po’ ovunque in queste settimane. Occhi che urlano resistenza a qualcosa che non vogliono più essere. La lotta finale la chiamano, ma un minuto è un’eternità che occlude la gola. Si distribuiscono le bandiere, si canta, si stringono i pugni. Le dinamiche di socializzazione ci sono tutte. E poi arrivano le otto e cala il respiro.

La “delegata alla comunicazione” prende tempo ad una piazza che urla résultats, résultats. Che urla democrazia. I risultati esitano. Si impugnano i telefoni. Saltano le comunicazioni. Poi il limbo di guardarsi l’un l’altro senza vedersi, smarriti. Ci chiedono di cantare. Cantare? Come sul Titanic prima di. E qualcuno canta, ma la voce è mozzata da un basso profondo, come quella di Sarastro in Mozart. Intorno qualcuno piange. Anche lei, occhi verdi. Lanciati nel vuoto. Le bandiere ammainate. Ci si abbraccia per non restare soli. Qualcuno urla, non siate tristi compagni. Non siate tristi.

Arriva Mélenchon. Occhi lucidi, i suoi. Résultats, résultats. Il discorso è quello che non vuoi. “Siamo la chiave di queste elezioni, siamo la novità, batteremo le destre”. Che succede? Arrivano le prime conferme. Marine Le Pen ha raddoppiato l’ultimo risultato del padre. Il calcolo è presto fatto. Venti percento (18% dopo, nei risultati ufficiali). In piazza un silenzio assordante.

La sofferenza di una sinistra che fa bene, l’11%, cinque volte, non una, in più rispetto alle precedenti elezioni. È una progressione incredibile, ma non basta.  Il vento da destra fa paura. Il vento delle destre. Hollande esulta a Solferino. Primo nei consensi, oltre il 28%. Ma c’è paura anche lì. Ci dicono che il 20% dei francesi ha deciso al momento del voto. “In che paese vivi? In che paese vivi?” Urla qualcuno al telefono.

Intanto i primi sondaggi danno le sinistre in testa al secondo turno. Ma è già il tempo per un’altra campagna elettorale. Sarkozy chiede tre dibattiti televisivi per ribaltare il timido Hollande e gli altri candidati ricollocano, a proprio modo, i loro seguaci. Le Pen e Bayrou optano per una libertà di scelta e la sinistra si esprime contro Sarkozy.

E allora un po’ scaramantici e un po’ impauriti ci si convince di poterle vincere queste elezioni. Di riuscire a batterle queste destre. Anche quella nazista. Ci si convince che la lotta finale è leggermente posticipata al terzo turno. Ai cinque anni che verranno. Quelli che dovranno cambiare il volto di una Francia, schiacciata dal peso delle contraddizioni sociali e finanziarie. I prossimi cinque anni che dovranno cambiare il volto anche all’Europa. L’Europa stanca che sembra dimenticare che l’umanità sussiste a tutto e prima di tutto.

Marino De Luca

 

1 commento

  • flavia Martedì 01 Maggio 2012 15:43 inserito da flavia

    andiamo insieme a bruciare la bastiglia !!!!

Lascia un commento


©2010 Spinning Politics. P.Iva 02182250692.Tutti i diritti riservati.
Spinning Politics è una testata giornalistica registrata. Registrazione Tribunale di Vasto n°127 del 3 Giugno 2010.
Editore e Direttore Responsabile Vincenzo Christian Lalla.