Lunedì 07 Maggio 2012 11:25

Moi président de la République? In evidenza

Autore:  Antonello Fiorucci

Durante l’ultimo scontro mediatico tra il neo inquilino dell’Eliseo e l’ex presidente Sarkozy, devo ammettere di aver pensato e detto: “Sarkozy lo sta massacrando”. Potrebbe essere una valutazione sia controcorrente, sia irrilevante alla luce del voto dei francesi, ma non un istante, ascoltando il confronto, ho avuto l’idea che ci trovassimo dinanzi a due statisti. Ho pensato invece che fossimo davanti ad un Presidente che parlava de “l’honneur de la France” e ad un buon politico che cercava di tenere il passo dinanzi al meraviglioso eloquio di quello che oggi è il suo predecessore.

I francesi hanno scelto, la crisi ha potuto di più delle capacità comunicative e di idee che erano, soprattutto, molto sensate. L’ex presidente ha fatto molto in anni difficili e la Francia, che ci piaccia o no, ha svolto un ruolo guida insieme alla Germania, nello scacchiere europeo.

Cosa significa però, alla luce del voto Francese, delle amministrative in Germania, del voto Greco e delle amministrative italiane, questo ricchissimo primo fine settimana di maggio?

Innanzi tutto, le borse partono male… perché la democrazia è viva, per la gioia dei detrattori del “Dictator” Monti, ma i segnali che ci manda sono molto preoccupanti.

A fronte dell’estremizzazione delle posizioni, siamo testimoni da un lato della chiusura e dell’ostilità nei confronti della casa comune Europea, della xenofobia e della radicalizzazione culturale che si manifesta con un risuonare di trombe iper-nazionaliste, ultra conservatrici ed antisistema.

Dall’altro, ascoltiamo di politiche di bilancio pubblico preoccupanti al solo essere delineate, di politiche energetiche a dir poco fantasiose (la Francia ha 59 centrali nucleari ed Hollande parla di dismissione a fronte di una non disponibilità di nessun altra fonte naturale – petrolio/gas  - di energia. Quanti soldi ha la Francia per far partire la più grande opera di riconversione energetica della nostra contemporaneità in un momento di crisi come l’attuale?), di evocazione del “Manifesto di Parigi” dei progressisti europei volto ad un nuovo New Deal continentale con un revanscismo di stampo Keynesiano che per l’Italia, ed i suoi malmessi conti pubblici, sarebbe a dir poco nefasto.

Da un lato quindi, la Negazione dell’Europa e dei valori che essa porta avanti, dall’altro l’idealizzazione di un continente fondato su un “Soft Power” non in grado di giocare un ruolo autorevole nelle relazioni internazionali. Con un Regno Unito che si Tira Fuori e con gli Stati Uniti che credo, oggi, abbiano maggiori difficoltà a comprendere “Who is Who” nel Vecchio Continente.

All’alba di quella che alcuni commentatori hanno già, piuttosto frettolosamente invero, ribattezzato “la nuova primavera francese” il mondo s’interroga. La sinistra Europea dovrà essere non brava, ma semplicemente perfetta, perché nulla di meno potrà bastare a fronte della  maggiore attività delle forze antisistema. La presunta affermazione di un modello alternativo di paese e di Europa, di comunità e di società, si scontra contro la fase più acuta della crisi e la soluzione potrebbe non essere tanto facile come quella che prospettano le forze di centrosinistra europee. 

Dalla Francia, parte quella che vuole essere una ridefinizione dei rapporti intra-europei, per la realizzazione di un modello totalmente nuovo di Europa. Purtroppo però, non è tanto l’Europa ad aver fallito in questi anni, ma gli stati con i loro particolarismi e i loro processi pre-elettoralistici che tutto hanno fatto tranne che stringersi, con la sola eccezione del’asse franco-tedesco, per definire una governance che gestisse la tempesta a livello continentale. Gli stati, molti di essi, molti a guida socialista (Grecia e Spagna ce lo ricordano), sono andati da un’altra parte ed oggi scontano l’austerity mostrando le loro piaghe come se fossero ferite provocate dal coltello europeo.

Sì, ora sei tu Presidente della Repubblica, Monsieur Hollande, e, contrariamente a quanto hai affermato, dovrai essere un presidente non solo per tutti i francesi, ma anche per gli Europei. I processi che viviamo in Europa, ormai sono processi condivisi e ieri è stata eletta una figura chiave della nostra politica. Non mi resta che dire, Speriamo in bene! 

Antonello Fiorucci

 

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