Lunedì 21 Maggio 2012 09:20

Il Mostro di Brindisi In evidenza

Autore:  Gabriele Cazzulini

A due giorni di distanza, quando i timpani ancora riusonano delle esplosioni e la coscienza è troppo indolenzita per la sofferenza inizia a cadere in uno stato catatonico, sembra tutto un racconto di mostri. Brindisi la terra dei mostri, dove ci sono mostri (al singolare o al plurale) che rubano la vita a giovanissime ragazze mangiandone il corpo col fuoco. Un racconto da paura, da raccontare ai fanciulli per ammonirli dal commettere cattive azioni. Invece è tutto vero. I mostri esistono, e le fanciulle sono uccise.

Chi è questo mostro? La comunicazione è stata una funzione enorme, ed è per questo che mi sono rimesso a scrivere. La comunicazione si è prontamente (con i soliti ritardi dei media mainstream) attivata per diventare la voce dello stupore, del dolore, della rabbia. “#Brindisi” è stato l’hashtag del giorno. Il web è diventato il corno che suona grida di vita e di morte. La televisione ha quasi gettato la spugna: la finale di Champions’ League era a Monaco, giocavano Bayern e Chelsea. Che c’entrano loro con Brindisi? Lo sport, e lo spettacolo, vanno avanti, sul loro binario morto. Peggio ancora, alla mattina, con i cuochi su Rai1. Proprio come quel sabato di maggio del 1992 quando un altro mostro trasformò l’auto del giudice Falcone in un corpo di fuoco. Generazioni di mostri a confronto con generazioni di iprocrisie. Nessuno cambia. Sono mostri.

Emme come mostro. Emme come mafia. Sono stati loro, i mafiosi, a mettere le bombe? Di fronte ad una scuola di ragazzine? Forse sì. Subito era un sì gridato a squarciagola. Poi le corde vocali si sono allentate. Qualcuno avanza ipotesi più inconsuete, meno giornalistiche e più investigative. Gesto isolato? Il mostro è in realtà un singolo folle? Dicevano così anche quando arrestarono Pietro Valpreda accusandolo della strage di Piazza Fontana. Poi, dopo quarant’anni, quella strage è rimasta senza autore, cioè senza mostro ufficiale.

Colpire i giovani significa annichilire il futuro sradicandolo dal presente. Significa odiare così tanto un popolo da volerlo cancellare dal pianeta. Anche qui, solo nella storia antica ritrovo le tracce di tanta crudeltà: quando i popoli antichi razziavano i giovani dei popolo soggiogati per renderli schiavi e lentamente spingerli all’estinzione. Pratiche da distruzione di massa. Ma oggi, fosse anche un solo folle, chi vuole una distruzione del genere?

Dolorosa come una seconda bomba che salta nella testa, è poi l’altra ipotesi, quella dei complottisti. Tutto ciò, inclusa la presunta resurrezione dei pronipoti delle Brigate Rosse con la gambizzazione del manager Ansaldo a Genova, tutto ciò sarebbe una strategia della tensione. Per quale fine? Invece della distruzione, qui lo scopo sarebbe la distrazione, dalle rovine dell’economia e dall’orlo del precipizio su cui stiamo camminando senza neppure saperlo. Dopo il downgrading delle banche italiane, s’era già sparsa la voce di andare a ritirare il denaro dai contenti correnti. Se lo facessimo, che succederebbe? Boh. Anzi: boom, perché è scoppiata la bomba di Brindisi e ora sappiamo che il denaro non è tutto nella vita.

Ecco: più o meno è questa la comunicazione sulla tragedia di Brindisi. Drammatica, contraddittoria e disperatamente in cerca di riferimenti. Perciò tralascio le ovvie battute dei politici, coraggiosissimi nell’attaccare e insultare il mostro comodamente seduti sulle loro auto blindate e scortati dalle forze dell’ordine.

Una ragazza viva in meno, un angelo in più, un mostro senza nome e la terra che trema quando si vota per il ballottaggio alle amministrative. E’ caos. Cioè puro jazz esistenziale, amarissimo e acutamente vero. 

Oggi è lunedì e si va a scuola. Per imparare ad essere grandi. Tutti.

Gabriele Cazzulini

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