Mercoledì 23 Maggio 2012 11:58

Parma: La vittoria annunciata del Movimento 5 Stelle In evidenza

Autore:  Diego Ceccobelli

Ebbene sì, alla fine l’impensabile è divenuto pensabile e l’irrealizzabile realizzabile. I cittadini di Parma hanno scelto come loro sindaco un esponente del Movimento 5 Stelle. Ad essere sinceri però, appena esaminati attentamente i risultati del primo turno delle elezioni di Parma, molti di noi avevano dato come molto probabile (per alcuni era praticamente scontata) la vittoria di Federico Pizzarotti. Vari fattori infatti, agendo in contemporanea, non si sono annullati a vicenda, tutt’altro.

Le “vecchie” ideologie che tengono. L’analisi dei flussi elettorali ha già evidenziato come molti elettori “del” (anche se di proprietà del voto da parte dei partiti dovremmo parlarne sempre di meno) Pdl e di tutti gli altri partiti che appartengono a quella tradizione moderata che si è da sempre opposta all’armata rossa, abbiano scelto di votare il candidato del Movimento 5 Stelle al secondo turno. In mancanza di un loro candidato non hanno optato per l’astensionismo, tutt’altro. Un elettore che ha sempre votato contro quei “comunistacci mangia bambini” non credo abbia avuto problemi nel riconoscere nel nemico del suo nemico un suo amico.

Destra = sinistra. Se da un lato il classico voto d’appartenenza contro il proprio nemico “classico” ha avuto il suo peso, dall’altro nella partita di Parma non può non aver avuto un ruolo decisivo il superamento di questa logica novecentesca. Se destra e sinistra sono la stessa cosa, se entrambe hanno portato allo stesso modo l’Italia e nel caso specifico Parma al collasso, ergo meglio affidarsi al nuovo, all’altro, chiunque esso sia. Superata la contrapposizione ideologica destra-sinistra, il grillino che vince non è il nemico, non è né un picchiatore fascista o un affarista legato ai poteri forti, né l’amico delle Coop rosse o il cattocomunista moralista e radical chic. La presenza di un elettorato post-ideologico in cerca di rappresentanza non è stata sicuramente secondaria nell’elezione a sindaco di Federico Pizzarotti.

Il laureato di Parma. Un recente studio condotto dall’Istituto Demopolis ha sottolineato che il 37% dell’elettorato del Movimento 5 Stelle è molto informato sulle tematiche politiche locali e nazionali (per tutti gli altri partiti non si raggiunge il 15). Insomma, è un elettore che legge i giornali, segue costantemente il dibattito pubblico, la domenica sera non si perde una puntata di Report ed ha un livello di istruzione medio-alto. Il partito di Beppe Grillo sarà forse un partito personale, molto probabilmente carismatico. L’accostamento alle creature politiche partorite da Silvio Berlusconi o Umberto Bossi verrebbe quasi automatico. La differenza la fa il filtro mediatico e l’elettore simbolico di riferimento. Se nel caso di Forza Italia e del Pdl c’erano la televisione come media, e la casalinga di Voghera prima e la shampista di Ostia poi come elettore tipo, nel caso del Movimento 5 Stelle l’innovazione si chiama internet e il laureato di Parma. Fa una bella differenza.

E se nel 2013… Le regole del gioco, si sa, fanno la differenza. Senza la specifica legge elettorale presente a livello comunale l’elezione di un esponente del Movimento 5 Stelle in una grande città sarebbe stata praticamente impossibile. Per le logiche sopramenzionate elezioni che contemplano il ballottaggio premiano, al secondo turno, i candidati grillini. Facciamo un po’ di fantapolitica. Ma se alle elezioni politiche del 2013 si votasse con un doppio turno alla francese. E se al ballottaggio andassero il candidato del centrosinistra ed uno del Movimento 5 Stelle. Sarebbe così remota la proiezione delle logiche emerse a livello locale a quello nazionale?

Europa. I vuoti in politica non esistono. Vengono sempre riempiti. In un modo o nell’altro. Ogni nazione in Europa lo sta facendo in modo diverso. Se guardiamo alle recenti tornate elettorali in Francia, Grecia, Italia e Germania esce fuori la sorpresa delle sorprese. Noi “andiamo” con la Germania e la Francia con la Grecia. Ebbene sì. Francesi e greci, infatti, hanno riempito il vuoto politico creatosi negli ultimi anni con l’exploit di partiti estremisti, anti-sistema, ma ancora molto ideologici, novecenteschi (il Front National della Le Pen in Francia al 18% ed il movimento neo-nazista di Alba Dorata in Grecia al 7 ne sono gli esempi più lampanti ed emblematici). Tedeschi e italiani, invece, con partiti post-ideologici, della rete: i Piraten ed il Movimento 5 Stelle. Come scrissi nel precedente articolo sui grillini, “ne dobbiamo avere paura?” E soprattutto, meglio i riempimenti alla greca o alla francese o quelli alla tedesca e all’italiana. Saranno gli ultimi vent’anni di berlusconismo, ma mi sta risuonando in mente una certa melodia con un testo lievemente modificato. Più o meno fa così: meno male che Grillo c’è!

Diego Ceccobelli

 

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