Da sempre favorevole ad un sistema che anche nel nostro Paese riproduca quello di stampo francese basato sul doppio turno ed una legge elettorale che semplifichi il quadro politico e partitico, la politologa Sofia Ventura, editorialista de L’Espresso e collaboratrice di diverse testate, tra cui IL, il mensile de Il Sole24Ore, ha gentilmente risposto a qualche nostra domanda.
Come giudica nei modi in cui è stata presentata e nei contenuti la proposta di riforma dell’assetto istituzionale e della legge elettorale proposta di recente da Berlusconi ed Alfano?
Per quanto riguarda i modi di presentazione della proposta – mi riferisco alla conferenza stampa tenuta da Berlusconi ed Alfano – si possono rintracciare degli elementi di ambiguità, perché si è posta l’attenzione sul modello semipresidenziale anche se poi non lo si è spiegato bene e non si è sottolineata abbastanza l’importanza della legge elettorale. E’ noto invece che quel tipo di modello produce i suoi effetti se legato ad un certo tipo di legge elettorale: nel modello semipresidenziale il primo ministro deve incassare la fiducia del Parlamento, e quindi le due cose devono necessariamente essere correlate.
Passando al piano dei contenuti, la proposta è certamente da prendere in considerazione, però per motivi legati anche al dibattito interno al partito, per cui non tutti sono favorevoli al doppio turno, c’è stata anche qui ambiguità che ha finito per sommarsi con le incertezze degli altri partiti, in primis del Partito Democratico che ha approfittato del modo maldestro con cui Berlusconi ed Alfano hanno presentato la proposta per esprimere la propria contrarietà. Si poteva fare di più e meglio, perché confermo che nei contenuti la proposta resta importante. Non dimentichiamo che ci troviamo in una fase di stallo pericolosissima che in qualche modo preclude al crollo del sistema politico; ci sono nuovi movimenti che emergono ma che non danno indicazioni sui futuri progetti, come quello di Grillo ad esempio. Non ci resta che cambiare per intero il sistema, anzitutto per dare un forte segnale all’opinione pubblica, dimostrando che questa classe politica attuale è in grado di attuare quelle riforme che insegue ormai da decenni; a ciò va aggiunto il fatto che il sistema deve essere cambiato con l’introduzione di regole profondamente diverse che costringono tutti gli attori a mettersi in gioco, ad elaborare nuovi progetti, a rivedere l’assetto dei partiti pur sapendo che una parte dell’attuale classe politica ha finito il tempo che aveva a disposizione. Mi pare però che la preoccupazione principale resti oggi quella di rimettere in moto il Paese.
In questo scenario che ruolo potrebbe giocare Montezemolo? Ilvo Diamanti in un articolo apparso su Repubblica lo scorso 28 maggio affermava che sarebbe finita la stagione degli “imprenditori politici” e che si sarebbe aperta l’era degli esperti e dei tecnici. Lei condivide questa impostazione?
La stagione dei tecnici deve essere una breve parentesi anche perché poi deve tornare la democrazia e i tecnici non è che stiano facendo chissà quale tipo di rivoluzione sul piano delle riforme. Probabilmente la figura dell’imprenditore non è quella ottimale – io sono una che crede nella politica di professione, se fatta seriamente – e sarebbe meglio che emergessero delle personalità politiche in grado di colmare i vuoti che si stanno creando. Ma attualmente non ci sono, sia nel centrodestra, per cui Montezemolo potrebbe avere un ruolo, anche se non mi sembra ancora pronto e non lo vedo molto deciso nello scendere in campo. Nel centrosinistra qualche figura in più c’è: Renzi mi incuriosisce parecchio. Lo osservo molto pur non essendo di sinistra, anche se ormai vado al di là della categorie della destra e della sinistra: vorrei un sistema che funzionasse per il Paese. Renzi però potrebbe essere un politico in senso stretto che sfida l’establishment e che conferisce nuova linfa al centrosinistra.
Mi pare di capire che lei non abbia tenuto in considerazione Alfano e lo abbia già archiviato quale futuro leader del centrodestra.
Si è trattato in effetti di un lapsus significativo. Al momento, Alfano lo vedo un po’ titubante; avrebbe delle buone opportunità se solo riuscisse a far capire a Berlusconi che il suo tempo è finito. Anche il fatto che la conferenza stampa di cui si parlava prima l’abbiano tenuta in due, per cui prima parlava uno e poi l’atro, conferma quanto sto dicendo ora. Alfano resta carente sotto il profilo dell’assunzione di responsabilità e per quanto riguarda la capacità di fare delle cose importanti per il suo partito.
Nel 2013 si andrà a votare con il Porcellum o ci sarà qualche mutamento?
Temo che si andrà a votare con questa legge elettorale, anche se spero di no. Da parte mia, per mezzo di articoli su giornali e siti web, continuo a suggerire qualche mutamento perché andare a votare con il Porcellum sarebbe veramente una iattura. Ma ancora non vedo nessuna proposta che potrebbe convincere tutti a siglare un accordo serio su un sistema vero, non sui papocchi che si sono inventati fino ad ora.
Intervista a cura di Angelica Stramazzi









