Giovedì 14 Giugno 2012 09:42

Di chi è la colpa se Grillo stravince?

Autore:  Angelica Stramazzi

Come è stato ripetuto più volte ed in diverse occasioni, le elezioni amministrative di maggio hanno sancito il crollo dei consensi dei partiti che sostengono il governo Monti, anche se ad accusare il colpo è stato, in misura maggiore, il Popolo della Libertà, principale sconfitto della tornata elettorale cui sembra non aver di fatto preso parte. A questa situazione di complessivo sfacelo e di completo sfarinamento, i partiti hanno cercato di contrapporre progetti di riforma in grado di  semplificare l’assetto istituzionale, optando per soluzioni in grado di conferire stabilità e governabilità al paese. Tuttavia, questa operazione è stata condotta in modo abbastanza caotico, raffazzonando qua e là idee e proposte da sottoporre poi al vaglio dei tecnici dei vari schieramenti in campo. In questo scenario, l’unico ad uscirne senza le ossa rotte è stato il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, che è riuscito per contro a far eleggere in grandi città non pochi rappresentanti.  Non dovrebbe quindi stupire più tanto se, mentre i sondaggi danno il M5S oltre il 20% dei consensi, Silvio Berlusconi si sia messo a visionare tutti i comizi di Grillo, studiandone le mosse, le invettive verbali, gli attacchi alla famigerata “casta” di cui il Cavaliere, insieme a molti altri, ha fatto e fa tuttora parte.

Come è noto, l’ex presidente del Consiglio è un comunicatore nato: nel 1994 la sua discesa in campo fu annunciata da un video di circa nove minuti inviato alle principali emittenti televisive dell’epoca. Per non parlare poi dell’importanza conferita al marketing, ai sondaggi e alle convention, uno dei principali elementi di rottura con il rigido ed austero – almeno così dicono –formalismo della Prima Repubblica. Un formalismo che alcuni rimpiangono di fronte alla leggerezza e alla superficialità delle analisi condotte da certuni politici che oggi siedono in Parlamento.

Ma cosa Berlusconi trovi in Grillo di tanto sorprendente, ancora non è chiaro. O meglio: non è chiaro il motivo di tanto stupore e di tanto clamore che è stato fatto proprio da chi, ad urne chiuse, non ha esitato ad esternare la propria sorpresa di fronte al verdetto popolare. Sta di fatto che, mentre i partiti dibattono sull’opportunità o meno di introdurre anche nel nostro paese un sistema semipresidenziale – il Partito Democratico ad esempio ha chiesto, con Anna Finocchiaro, di indire un referendum prima dell’approvazione della riforma – Beppe Grillo guarda al 2013 e alla vasta fetta di seggi che potrebbe conquistare il suo movimento nel caso in cui si andasse a votare con la legge “porcata” voluta dal centrodestra e da Calderoli. Qualcuno potrà ancora ingenuamente obiettare: si tratta di antipolitica ed in quanto tale va considerata nella giusta misura, senza enfatizzare un risultato - quello delle amministrative per l’appunto, anche se l’avanzamento del M5S risale già a qualche tempo addietro – che resta pur sempre riconducibile a scenari locali e quindi non estendibile su scala nazionale. Ognuno è libero di pensare ciò che vuole, ma l’offerta politica di Grillo ha incassato una percentuale elevata di consensi, confrontandosi con le altre proposte in campo e contribuendo di fatto a dinamizzare la contesa elettorale.

Non esiste una politica e un’antipolitica, ha ricordato qualche giorno fa il filosofo Dario Antiseri sul Corriere della Sera: esiste solamente una buona politica e una cattiva politica. Gli elettori che hanno votato il Movimento 5 Stelle decideranno in futuro se sostenerlo di nuovo, o se, per contro, mutare indirizzo politico. Nel frattempo, i partiti che sostengono la “strana” maggioranza si rimbocchino le maniche e approvino le riforme che servono al Paese. Con o senza referendum.

Angelica Stramazzi

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