“Le parole sono importantiiii!!”, gridava un invasato Nanni Moretti prendendo a schiaffi una giornalista in “Palombella Rossa”. Correva l’anno 1989. Ventitré anni dopo, ci si potrebbe chiedere quanto lo sono, o quanto e come sono da prendere sul serio, le parole dei cinguettii che Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, lascia su Twitter.
Il 3 luglio scorso, scriveva ai suoi followers: “E' ora di scassare l'ordine costituito neo-liberista che abusa del potere e realizzare una società fondata sulla giustizia: W la rivoluzione”. Una pietra miliare, capace di conquistarsi 135 retweet e 41 posizionamenti tra i tweet ‘preferiti’. In più: il Corriere del Mezzogiorno, l’indomani, gli ha dedicato una intera pagina ricordando che non era il suo primo tweet che faceva discutere, tant’è che c’è chi ha messo su un blog ad hoc (la Giggineide) che raccoglie il meglio (o il peggio) di ciò che il primo cittadino napoletano va lasciando sui social network. Tanto per citare un altro paio di tweet: il 17 giugno, De Magistris impiegava i mitici 140 caratteri così: “Si deve scassare l’ordine liberista in modo che l’umanità giunga al libero svolgimento delle sue forze, all’eguaglianza e all’umanità”. E il 19 aprile: “Sento puzza di pezzi deviati delle istituzioni che si muovono per incidere sul corso democratico della storia. Ma la rivoluzione non si ferma”.
Ecco: è lecito pensare che De Magistris tanto sullo scherzo non la metta affatto. Del resto, il 5 luglio, contro i provvedimenti della spending review ha twittato di aver istituito un “gabinetto di guerra”, pur mettendo queste parole tra virgolette.
E sui social network, come ha informato fanpage.it, investe un bel po’ di tempo: ogni giorno almeno 2 ore per rispondere ai circa 1000 commenti quotidiani che il suo staff divide prima in categorie e poi gli segnala monitorando Facebook, Twitter, Youtube e Instagram oltre ad altri 22 siti di informazione italiani che consentono ai lettori di commentare gli articoli.
Ora: è vero che Benedetto Croce, nel saggio sul 1799, riconobbe a Napoli “il merito di aver creato una tradizione rivoluzionaria”. Ma, al netto del fatto che, a febbraio scorso, in uno dei rari confronti col Pd napoletano, il sindaco dovette abbandonare l’idea di denominare ‘assemblea del popolo’ le riunioni che andava annunciando coi cittadini (dovendo ripiegare quantomeno su ‘consulta’), un anno fa, i napoletani al social-sindaco (De Magistris, con oltre 126mila followers è il terzo dei più seguiti in Italia) chiedevano conto dell’emergenza rifiuti. E adesso, più che della rivoluzione e dei gabinetti di guerra, gli chiedono di fare qualcosa per l’invasione di blatte.
Proprio così: tra un tweet e l’altro da neo Masaniello, i cittadini, anziché rivolte e tumulti, reclamano continuamente molto più prosaiche e concrete disinfestazioni.
Un richiamo all’ordine. Un caso emblematico, si dirà, di quando è il mondo virtuale a riportare in quello reale (e coi piedi ben piantati per terra) un politico con responsabilità di amministratore. Forza di una comunicazione non più verticistica ma orizzontale. E dell’importanza, oltre che delle parole, dei fatti.
Per intenderci: nel “Dizionario di Politica” di Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e Gianfranco Pasquino, alla voce ‘rivoluzione’ si legge: “Tentativo accompagnato dall’uso della violenza di rovesciare le autorità politiche esistenti e di sostituirle al fine di effettuare profondi mutamenti nei rapporti politici, nell’ordinamento giuridico-costituzionale e nella sfera socio-economica’.
E nel dizionario della lingua italiana, alla voce ‘blatte’: “Nome di numerosi insetti dell'ordine dei blattoidei, con corpo piatto e scuro, lunghe zampe e antenne sottili, che infestano gli ambienti umidi. Sinonimo: scarafaggio”.
Giovanni Santaniello









