Martedì 10 Luglio 2012 08:55

Come vanno realmente letti i sondaggi?

Autore:  Giuseppe Stivaletta

Diffida della falsa conoscenza, è molto peggiore dell'ignoranza. (George Bernard Shaw)

Durante una campagna elettorale vi saranno sicuramente venute in mente un paio  di domande riguardo ai sondaggi (per sondaggio in questa sede intendo un’analisi di poche domande che sondano per lo più notorietà, apprezzamento, intenzione di voto o di non voto):

- Ma sono davvero attendibili?

- Rappresentano l’idea elettorale di chi li divulga per rafforzare la comunicazione politica?

- Influenzano l’opinione popolare?

- E se si in che modo?

In questo articolo non risponderò direttamente a queste domande, il mio reale obiettivo è quello di sensibilizzarvi su un semplice concetto: il sondaggio è uno strumento, e come strumento ha i suoi limiti/variabili e deve quindi essere preso con le pinze. Detto ciò la risposta alle domande precedenti è sempre la stessa: “dipende”.

Ora vediamo il perché di questa condizione così relativistica. Andiamo per gradi, dividendo i limiti/variabili dei sondaggi in: Quando – Come – Chi – Perché.

In questa prima parte analizzeremo le problematiche Quando e Come

Il primo grosso limite è dovuto al Quando, cioè al periodo elettorale in cui viene effettuato il sondaggio. E’ noto che per avere una chiara idea dell’andamento della campagna elettorale lo stesso sondaggio va ripetuto almeno 2 volte, cioè prima dell’inizio della campagna e un paio di settimane prima del voto. L’optimum sarebbe effettuarlo 3 volte ed eventualmente una quarta in caso di ballottaggi. Questo fornisce sicure informazioni per poter eventualmente strutturare modifiche sulla progettazione della campagna stessa. La valenza del sondaggio cade qualora successivamente allo stesso dovessero presentarsi degli eventi “significativi” dal punto di vista elettorale, in quel caso andrebbe quindi ripetuto.

Se i sondaggi ripetuti riportano più o meno gli stessi risultati è un segnale da un lato positivo (viene confermata la validità dell’analisi) dall’altro può essere visto in modo negativo (se non sono migliorati i dati del proprio candidato/partito significa che la campagna elettorale non è stata particolarmente efficace). Qualora invece riportino risultati diametralmente opposti bisognerà analizzare meglio le problematiche relative al “come” e al “chi”. In definitiva, i sondaggi pre - campagna riportano una fotografia che molto probabilmente sarà poco realistica, poiché verrà modificata dalle campagne elettorali. I sondaggi di fine campagna sono spesso più realistici, salvo grossi colpi di scena.

La seconda variabile è riconducibile al Come, cioè alle modalità di svolgimento del sondaggio stesso. La modalità più in voga è la “C.A.T.I.” (Computer-Assisted Telephone Interviewing), in pratica le interviste telefoniche, essendo la più economica e in grado di raggiungere grandi numeri di persone in poco tempo. In questa sede non starò ad elencare i limiti specifici dello strumento, voglio solo precisare che probabilmente è il più veloce e quindi il più superficiale strumento a disposizione dei sondaggisti. Ciò pone anche una questione metodologica sulla validità dei sondaggi, che viene spesso ovviata effettuando un numero altissimo di contatti, che garantirebbero un abbassamento significativo dell’errore statistico. E’ quindi fondamentale osservare il numero di campione considerato per capire quanto possa essere stato valido il sondaggio o meno, e per esperienza un sondaggio C.A.T.I. con il 2-3% può essere considerato valido, sopra a quelle percentuali diventa un po’ troppo altalenante. Per chiarirci su una popolazione di 100.000 aventi diritto al voto, un buon campione dovrebbe essere di almeno 1.000 contatti telefonici.

Per quanto concerne invece i sondaggi Face to face, hanno problematiche diverse rispetto al C.A.T.I. ma a parità di qualità della rilevazione, forniscono maggiori dati e, sempre per esperienza, sono molto validi già con un 5% di margine di errore. I costi sono sicuramente più alti (anche se non di troppo) rispetto al C.A.T.I., e i tempi di analisi leggermente più lunghi, ma come anticipavo la stessa validità è raggiungibile con meno contatti, anche la metà a volte. Di conseguenza per ovviare al problema del “Come” è necessario leggere attentamente la modalità di esecuzione del sondaggio e il numero di contatti effettuati, confidando sempre che il campione sia rappresentativo della popolazione.

In questa seconda parte analizzeremo le problematiche Chi e Perché

La terza variabile è il Chi . Per “chi” intendo tutti gli attori che si occupano della raccolta, della verifica e dell’analisi del sondaggio. E’ molto probabile che per la fase di analisi ci siano dei professionisti del settore, come è molto meno probabile che nella fase di raccolta ci siano delle persone specializzate. Il problema nasce spontaneo nel momento in cui se il dato raccolto è errato, per quanto sia competente colui che l’analizza non ci potrà essere che un sondaggio fallace. Le grandi società in grado di fornire un proprio centralino con persone addestrate ad effettuare sondaggi sono sicuramente più attendibili di una società che si appoggia ad un call center esterno. Per quanto concerne invece il Face to Face, è una modalità più complessa che richiede un’ attenta selezione e formazione degli intervistatori, che però porta ad un controllo sicuramente più facile da effettuare.

Da qui parte il problema relativo alla faziosità dei dati riportati. Se possiamo confidare sull’imparzialità professionale di chi analizza, non possiamo aver certezza su chi invece raccoglie i dati e magari inconsciamente fornisce un giudizio migliore ai propri candidati, soprattutto quando le persone addette alla rilevazione sono persone del “partito” o del “candidato”. Da questo punto di vista il C.A.T.I. fornisce di certo maggiore imparzialità, anche se più distacco e quindi meno personalità nella risposta. Un esempio è la “qualità” della raccolta del dato che il face to face può sicuramente garantire a vari livelli, mentre il C.A.T.I. essendo un metodo più di massa lascia un po’ da parte.

In definitiva ogni strumento e ogni team di lavoro ha dei limiti da considerare prima di poter effettivamente definire valido o meno un sondaggio, in questo il numero di dati raccolto ci aiuta molto, abbassare l’errore statistico è l’unico modo per cercare di limitare i danni collaterali, volontari e involontari, che si possono generare dalle rilevazioni. Avere persone formate o di fiducia aiuta molto la veridicità del dato, è quindi importante anche conoscere gli attori del processo quando ci è possibile.

L’ultima problematica è di carattere qualitativo, ed è riferita al Perché viene effettuato il sondaggio, da chi “paga” e quindi quali sono i dati che vorrebbe vedere. La committenza influenza non poco il taglio che viene dato al sondaggio, è un po’ come l’opinione su una notizia, giornali diversi sembrano raccontare due notizie diverse sullo stesso fatto. Questo deve farci riflettere, poiché anche se il dato è chiaro, l’analisi che viene effettuata su quel dato può essere faziosa, anzi il più delle volte lo è. Dobbiamo quindi chiederci, chi voleva questi dati? Che messaggio voleva mandare pubblicando questi risultati?

Il più delle volte chi è in vantaggio pubblica i risultati per ovvie ragioni, ciò influenza sicuramente l’opinione comune, ma ciò è quantificabile solo in un eventuale secondo sondaggio totalmente uguale al primo. Questa problematica è la più machiavellica di tutte poiché è facilmente intuibile come possa essere strumentalizzato un qualunque risultato pubblico, a meno che non siate i committenti, non fidatevi mai di quello che leggete e osservate sempre con occhio critico qualunque dato fornito.

In conclusione non voglio essere pessimista nel dire che i dati pubblici sui sondaggi elettorali siano falsi e/o tendenziosi, voglio però fornire una chiave di lettura di come può essere realmente considerato un dato qualsiasi.

Giuseppe Stivaletta

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