Giovedì 19 Luglio 2012 08:21

Quando gli afroamericani “fischiano”

Autore:  Marino De Luca

“Se volete un presidente che lotti per i diritti degli afroamericani lo avete davanti”. Provaci ancora Mitt.
“Credo che se capite chi sono veramente e se è possibile spiegarvi quello che ritengo essere nel miglior interesse delle famiglie afroamericane, votereste per me come presidente”. Bravo Mitt.
“Voglio che sappiate che se non avessi creduto di poter aiutare le famiglie di colore, e le famiglie di ogni colore, più di quanto faccia il presidente Obama, non mi sarei candidato alla presidenza”. Strategicamente Mitt.
“Abolirò la riforma sanitaria, l’Obamacare”. Sventurato di un Romney.

La conseguenza? Un coro di “Buuh” dalla platea della NAACP – Associazione Nazionale per la Promozione delle Persone di Colore -, notoriamente covo democratico.

Negli USA, oltre il 12% della popolazione si considera afroamericana. Evoluzione storica da uno stato di schiavitù ad uno stato etnico. Africani che vivono in America. Simbolicamente e culturalmente rappresentati a partire dagli anni 70. Per capirci la voluminosa capigliatura di Jimi Hendrix.

Da allora, gli elettori afroamericani registrati sono cresciuti sensibilmente. In alcuni Stati del sud, addirittura del 70%. Tuttavia, nonostante questo aumento, alcuni studiosi considerano ancora poco influente il voto afroamericano nelle elezioni presidenziali. Solo 25-30 milioni, ricordano. Vero, ma il voto assume una visione globale nella necessita di ottenere almeno 270 grandi elettori, ovvero vincere in almeno 12 stati chiave.

D’altra parte, i leader afroamericani criticano aspramente gli opinionisti che considerano il voto afroamericano un blocco omogeneo. “Il voto degli afroamericani”. “Determinante il voto afroamericano”. Un’omogeneità che indica, in una relazione inversamente proporzionale, una bassa integrazione del gruppo stesso all’interno del contesto sociale.

La figura seguente, rappresenta l’andamento del comportamento elettorale (% voto Partito democratico) in riferimento all’appartenenza ad un determinato gruppo etnico. I tre gruppi etnici presenti, Blacks, Hispanic e White, forniscono delle informazioni immediate. In media l’87% dei neri e il 40% dei bianchi votano per i democratici. Si tratta di dati aggregati che nei 32 anni di riferimento (1976-2008) registrano un rapporto costante tra gruppo etnico e voto democratico. Una leggera eccezione è rappresentata dal voto Ispanico che presenta dei picchi favorevoli ai democratici in determinati periodi storici: Carter, Bush padre, Clinton, Obama. È un voto che si presenta come meno omogeneo, meno identitario, o forse più integrato o semplicemente più indicativo del clima di opinione.  I picchi, ad eccezione della prima presidenza Bush, rappresentano la cavalcata con vittoria dei presidenti Democratici.

 

Tornando al voto afroamericano, i dati confermano che il voto dei neri rappresenta in blocco un orientamento ben definito: il voto Democratico. Un blocco che nasce soprattutto dalla condivisione comune di una storia sociale, economica e politica che ha influenzato negli anni l’aspetto istituzionale della condizione afroamericana: il bisogno di rappresentanza. 

Con Obama si è raggiunto il massimo, 95%. Un valore aggiunto, rispetto alla media comunque alta, legato soprattutto ad elementi quali l’identificazione e a valori più “pop” come l’american dream e il primo uomo di colore alla casa bianca. Qualcuno un po’ scioccamente disse, i neri votano per i neri, i bianchi per i bianchi. La verità, solo quantitativa, è che i neri votano massicciamente democratico e i bianchi tendenzialmente repubblicano. Aspettando novembre, naturalmente.  

Marino De Luca

 

Lascia un commento


©2010 Spinning Politics. P.Iva 02182250692.Tutti i diritti riservati.
Spinning Politics è una testata giornalistica registrata. Registrazione Tribunale di Vasto n°127 del 3 Giugno 2010.
Editore e Direttore Responsabile Vincenzo Christian Lalla.