Martedì 31 Luglio 2012 08:25

Napoleone: strategia, comunicazione e personal branding In evidenza

Autore:  Spinning Interview

Mescolare il passato con il presente e viceversa, traendone un unico ed universale insegnamento sulla comunicazione politica è il cuore del libro di Roberto Race, giornalista e consulente in comunicazione e public affairs. “Napoleone il comunicatore. Passare alla storia non solo con le armi” è il titolo e l’oggetto di questa analisi sull’intramontabile mito del generale Bonaparte, realizzata in una chiave nuova ed originale. Spinning Politics intervista Race per scoprire con lui i segreti dell’imperatore parvenu che con la comunicazione ha vinto battaglie, acquisito e consolidato consenso, rappresentato se stesso quale campione di una nuova società dei diritti e delle opportunità.

Roberto, chi è Napoleone?

E’ un visionario, nel senso letterale del termine. Ha la capacità di comprendere nodi critici e potenzialità della sua epoca con una lungimiranza sconosciuta ai suoi contemporanei. Nel Memoriale di Sant’Elena arriva perfino a intravedere un futuro dominato da Stati Uniti e Russia. Naturalmente, queste doti si declinano anche in ambiti più operativi. La sua mostruosa abilità analitica è alla base dei successi militari. Ma quello che lo eterna, che ne fa un mito evergreen, è la molteplicità dei campi in cui si manifesta il suo genio. La comunicazione ne costituisce uno dei principali, a mio avviso, anche se finora un po’ trascurato dagli studiosi.

Quale è stato il suo rapporto con la stampa?

Come tutti i personaggi compresi della propria grandezza, Napoleone ha inteso il rapporto con i media a senso unico. Utilizzandoli strumentalmente, diffondendone la pratica, creandone di nuovi, inventando la comunicazione istituzionale attraverso i famosi Bollettini. Sull’altro piatto della bilancia, c’è la censura, che taglia e oscura ogni volta che il messaggio proposto non è conforme alle aspettative.

Nel tuo libro ci racconti di un Napoleone brand manager, merchandiser, trend setter ante litteram… Perché ricorrere a queste forme di attivazione del consenso?

Proprio perché ha ‘visione’, Napoleone precorre i tempi. E’ consapevole che dalle conquiste della Rivoluzione Francese non si torna indietro tout court. Che bisogna soltanto codificarle, con una logica magari paternalistica ma perseguita con grande efficacia. Le riforme istituzionali, dal Consolato all’Impero, affievoliscono fin quasi ad azzerarle le possibilità di espressione democratica della popolazione. Ma Napoleone sa che deve comunque rendere conto a un’opinione pubblica. E’ questa una delle grandi scoperte del Bonaparte che cambiano il rapporto tra governante e governati. Malgrado l’Impero, insomma, i cittadini restano tali e non tornano a essere sudditi.

Come si legge nella postfazione di Mario Rodriguez, esperto di comunicazione pubblica e politica, il tuo libro sottolinea la capacità di Napoleone di governare consapevolmente non solo la dimensione comunicativa dei propri comportamenti verso l’esterno ma anche verso l’interno della propria organizzazione. Si tratta di un elemento fondamentale per la costruzione di una leadership forte? 

Certo. In questo senso Napoleone funge da modello anche a dittatori del secolo successivo, penso soprattutto a Mussolini. La ricerca della condivisione avviene lungo due direttrici principali: l’affermazione della propria straripante personalità, che sia nei soldati che nella cittadinanza si declina in carisma, e l’uso intelligente della motivazione. Chi si relaziona con Napoleone sa che la sua strada è solcata dal sangue ma anche dalla possibile ascesa economica e sociale. La meritocrazia prende il posto del diritto ereditario.

Cosa ha rappresentato il “Memoriale di Sant’Elena”?

Uno strumento eccezionale per trasformare, nella percezione dei posteri, un vinto in un vincitore. Un best seller ante litteram, in cui Napoleone parla al cuore delle generazioni che verranno, a cominciare da chi è insofferente al clima asfittico e reazionario della restaurazione. Napoleone è l’eroe che, sacrificandosi per l’idea di progresso civile, ha segnato la strada per i rivoluzionari del futuro. I suoi tatticismi, i voltafaccia politici, le marce indietro che, pur numerose, ne avevano caratterizzato l’azione in vita, nel testamento di Las Cases sono rimosse, per lasciar posto a un personaggio simbolo del riscatto di popoli e nazioni.

Possiamo dunque concludere affermando che esiste una relazione diretta tra l’essere un leader politico innovativo e la capacità di sfruttare le potenzialità della comunicazione?

Naturalmente. Uno degli insegnamenti dei maestri della comunicazione politica moderna consiste nel fatto che un leader si afferma raccontandosi. La storia ‘di sé’ diventa il cavallo di Troia attraverso il quale l’aspirante leader penetra nei cuori, nella dimensione emozionale, degli elettori. Un presupposto per poter ottenere fiducia e voto, sicuramente meno prosaico di altri mezzi clientelari, che peraltro non bastano da soli a vincere le grandi sfide elettorali, ma al massimo a conquistare posizioni di governo locale. Ebbene Napoleone tutto questo lo ha capito nel diciannovesimo secolo! Mettendolo in pratica con gli strumenti di cui poteva disporre all’epoca. Modernissimo ed efficacissimo, senza televisione e social network…

Intervista a cura di Marina Ripoli 


Roberto Race, Napoleone il comunicatore. Passare alla storia e non solo con le armi,
Egea 2012, 144 pagg., 16 euro.
Disponibile anche in formato e-book.

 

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