C’era una volta la piazza con megafoni e oratori. Poi è arrivata la televisione con politici nel tubo catodico. Alla fine tocca ad internet e ai tanti, piccoli Obama che guardano al web come al trampolino di lancio per una poltrona. Adesso il nuovo media per le campagna elettorali è il social network. Lo dicono i dati americani di HeadCount e E-Voter Institute: alla vigilia delle elezioni di metà mandato: due elettori su tre sono attivisti politici su Facebook e/o Twitter e almeno il settanta per cento di loro è pronto a partecipare al voto.
Erano cifre da fantascienza per la tradizionale non-partecipazione al voto degli americani. Ora sono la realtà. Il fortissimo attivismo di base, “grass-roots”, che il movimento del Tea Party ha scatenato, si sposa perfettamente con la logica “open” e “share” dei social network. Perciò l’ondata di partecipazione online ha coinvolto anche i candidati – ma con una netta differenza. Questa volta sono i candidati repubblicani, incumbents o first-runners, i più attivi con una media di quasi tre milioni e mezzo di amici su Facebook e oltre mezzo milione di followers su Twitter. I democratici si fermano ad una media di un milione e mezzo di amici su Facebook e quasi centomila followers su Twitter. I tre candidati in assoluto più ricchi di fans su Facebook sono John McCain (715,470), Jan Brewer (343,936) e Meg Whitman (203,026). Tutti e tre sono repubblicani e tutti e tre hanno superato i cinquant’anni, perciò non corrispondono certo all’identikit del giovane politico nato e cresciuto nel web. Eppure sono loro i “triumviri” del social network a stelle e strisce.
Sui dieci candidati che vedono crescere maggiormente i loro sostenitori su Facebook, sono democratici soltanto due (il terzo e il decimo). Tutti gli altri sono repubblicani. E poi due nomi eccellenti in perfetto contrasto: Sarah Palin, incendiaria (ri)fondatrice dell’ala estrema dei repubblicani, che ha oltre due milioni di fan su Facebook e quasi trecentomila sostenitori su Twitter, e Hillay Clinton, segretario di stato, che non ha un profilo su Facebook o Twitter. Morale della favola: a prescindere dalla vittoria, nel 2010 la politica nasce e cresce sui social network, che sono il nuovo media di una campagna elettorale, ad ogni livello territoriale. Quella del 2 novembre in America ha tutti i motivi per essere la prima “social election” nella storia della politica.
Guarda il video: http://www.youtube.com/watch?v=9DtTTB-Njgk
GABRIELE CAZZULINI









